Due spicci è la nuova serie Netflix di Michele Rech, in arte Zerocalcare, ambientata a Rebibbia, casa del fumettista romano da sempre. Qui, il protagonista continua a condividere la quotidianità con lo storico gruppo di amici, anche se qualcosa sembra cambiato. Zero ha da poco aperto un locale nel quartiere con Cinghiale: tutto sembra procedere per il meglio, finché un personaggio losco si presenta a riscuotere un debito e una vecchia amica riemerge dal passato.

Il biografismo di Zerocalcare
La serie parte da un assunto biografico, in quanto l’autore ha dichiarato di prendere sempre spunto da vicende personali in un’intervista con Giacomo Poretti (Giacomino del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) a PoretCast – anche se, quanto ci sia di vero non è dato saperlo. Le storie di Zerocalcare raccontano il suo mondo interiore e le sue esperienze di vita, come ad esempio il fumetto Kobane Calling, pubblicato sul settimanale Internazionale nel 2015, ispirato al viaggio dell’autore al confine tra la Siria e la Turchia; oppure fumetti come Ogni maledetto lunedì, edito da Bao Publishing, volti a rappresentare la quotidianità dell’autore a Rebibbia.
Anche le serie animate partono dallo stesso presupposto autobiografico: non è un caso che l’autore doppi tutte le voci dei suoi personaggi, come se fosse un incessante flusso di coscienza. L’unico personaggio a non essere doppiato da Michele Rech è l’Armadillo, rappresentazione della coscienza di Zero, a cui presta la voce Valerio Mastrandrea. La scelta dell’armadillo non è casuale: in una conferenza stampa, il fumettista ha dichiarato di averlo scelto prima di tutto perché è “l’animale sociopatico per eccellenza” e poi perché è il primo animale che si vede allo Zoo di Roma, ancora prima di pagare il biglietto.

La “geografia emotiva” di Zerocalcare
Due spicci si inserisce qui, nella routine di Zerocalcare a Rebibbia, dove tutto sembra scorrere regolarmente, finché il protagonista scopre che Cinghiale si è indebitato con dei personaggi loschi, per causa di alcune spese in famiglia. Anche l’arrivo di Smeralda, una vecchia amica di cui Zero è sempre stato invaghito, scombussola la vita del protagonista. Sarah, infatti, chiede a Zero di ospitare Smeralda, in fuga da una relazione violenta.
Ma se Zero aiuta gli altri, di solito è anche a costo della sua serenità emotiva. Nel quarto episodio, quando Smeralda gli chiede se ha mai convissuto, l’Armadillo illustra al protagonista una sorta di “geografia emotiva”, organizzata a cerchi sempre più ristretti: dal muretto base, dove rientrano i conoscenti, alla seconda cerchia, dedicata agli amici più stretti, fino alla “fortificazione suprema in cui nessuno deve entrare mai”. Qui, c’è una botola, dove cresce una pianta infestante di rami aggrovigliati su sé stessi, ovvero l’intimità più profonda dell’autore.

Le relazioni in Due spicci
Zero fa fatica a entrare in intimità con gli altri, e non è l’unico ad accorgersene. Anche sua madre lo sprona a buttarsi di più, infatti lui entra totalmente in crisi quando lei gli dice: “io solo una cosa ti chiedo: di essere felice”. Ma se il protagonista è paralizzato dalla paura di esporsi, Sarah e Smeralda affrontano il problema opposto: relazioni in cui l’intimità diventa controllo, manipolazione e violenza.
Smeralda è in fuga da una relazione abusiva, in cui il suo fidanzato usa violenza verbale e fisica: Zerocalcare rappresenta così il momento in cui la ragazza sceglie di riappropriarsi della sua vita e di creare un futuro per sé stessa e il suo cane Schiocco. Non per questo non ci saranno delle ricadute, provocate dalle promesse dell’ex fidanzato, puntualmente tradite. La serie mostra anche il momento in cui Smeralda e Sarah si recano in un centro antiviolenza.
Di fronte alle scelte dell’amica, Sarah è inizialmente portata a giudicare. Smeralda, però, le fa notare come anche la sua relazione con Stella sia intrappolata in dinamiche tossiche: le due sembrano bloccate in un interminabile tira e molla sentimentale, incapaci di interrompere il legame.

Due spicci (di responsabilità)
E’ proprio davanti a queste vicende che il protagonista si attiva per aiutare gli amici, incoraggiato dalla domanda che darà il senso al titolo della serie. “Ma te li vuoi prendere due spicci di responsabilità?”, che poi, sempre per citare Zerocalcare è una domanda che “lo devasta” (ma non solo a lui).
Zerocalcare introduce anche un altro personaggio, che si rivelerà fondamentale: Lorenzo Montini, ex compagno di liceo del gruppo, verso cui Zero prova un profondo senso di colpa. Emarginato fin dai tempi della scuola, Lorenzo continua a essere bersaglio di prese in giro e umiliazioni anche da adulto, nel quartiere di Rebibbia, dove vive con la nonna e il suo cane Giulio (chiamato così perché, con gli occhiali, ricorda Giulio Andreotti).
Più che raccontare il bullismo in sé, Due spicci riflette sulla responsabilità di chi assiste senza intervenire. Zero non si percepisce come un bullo, ma è costretto a confrontarsi con il peso delle occasioni in cui ha scelto di voltarsi dall’altra parte. È proprio da questa consapevolezza che nasce il significato del titolo, ovvero prendersi due spicci di responsabilità collettiva.
Due spicci, una serie più amara delle altre?
La nuova serie animata è forse anche la più amara di Zerocalcare. Se Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo guardavano soprattutto alle ferite del passato, Due spicci si interroga su come andare avanti. Davanti alla perdita dei punti di riferimento e alla difficoltà di costruire relazioni sane, Zero prova a prendersi quei “due spicci” di responsabilità, raccontando una storia dolorosa che, senza rinunciare alla speranza, invita a smettere di restare spettatori.
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