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Adorazione, una fuga adolescenziale oltre l’amore e la follia

Un film misterioso che oscilla tra il silenzio e la follia

5 minuti di lettura

– Non mi lascerai mai? 
– No, mai!
– Allora ti amerò per sempre.

Un dialogo che si ripete spesso tra Paul e Gloria, protagonisti di Adorazione. Due adolescenti fatti incontrare dal caso nella clinica psichiatrica dove lavora la madre del ragazzo e dove la ragazza è rinchiusa contro la sua volontà.

Un dialogo che inizia a ripetersi costantemente quando i due giovani protagonisti decidono di staccarsi da una realtà che non permette loro di stare insieme, quando abbandonano ciò che conoscono e scappano lasciandosi alle spalle medicine stordenti, madri insensibili e medici violenti. 

Adorazione è una corsa, una fuga, un’evasione, che dopo i lungometraggi Calvario Alleluia chiude il cerchio cinematografico disegnato dal regista belga Fabrice Du Welz dove i concetti di ossessione, amore, follia e malattia mentale sono emersi e si sono inseriti in sotto testi diversi per estrapolare esperienze visive e narrative uniche e peculiari.

Quest’ultimo progetto, presentato in vari festival nel 2019 e grazie a Wanted Cinema nelle sale italiane dal 19 maggio 2022, esplora il mondo dell’adolescenza, più oscuro e misterioso di quello adulto, dove le domande faticano a conciliarsi con le risposte, dove tutto è ancora impacchettato e pronto per essere scartato ed essere vissuto per la prima volta.

Ossessione, amore e paura

Adorazione film npc magazine

A Paul piace vivere nella natura, correre e camminare nel bosco che divide la sua casa dalla clinica in cui lavora la madre, gli piace curare gli animali feriti e quando si trova davanti la possibilità di aiutare un essere umano rinchiuso in un luogo in cui non vuole stare, non esita un istante e tenta di portare Gloria verso la libertà.

Due ragazzi contro il mondo degli adulti, con un forte rancore verso una generazione che percepiscono lontana, che nega invece di assecondare, che obbliga invece di regalare e tra di loro si innesca un sentimento mai provato, un amore limpido e cieco.

Inizia così una fuga senza un piano, un allontanamento senza prospettive, solo con il desiderio ingenuo di essere felici insieme. L’ingenuità di Paul però non gli permette di rendersi conto della malattia che affligge Gloria, del suo disturbo mentale che non le consente di essere stabile e un viaggio fiabesco rischia a ogni angolo di trasformarsi in tragedia, di rompere un equilibrio già precario e costruito su una volontà istintiva. Un percorso che porterà il mondo dell’adolescenza a risalire il fiume e scontrarsi con il mondo adulto, a intersecarsi e unirsi inesorabilmente con ciò da cui stanno scappando. 

Un viaggio fuori dal tempo e dallo spazio

Adorazione film npc magazine

La frase che ripete maggiormente Paul è “non lo so”, tipico dell’innocenza e dell’insicurezza giovanile. L’emozione che traspare maggiormente in Gloria è la paura, paura di tornare all’inferno, paura di perdere l’unica persona che l’ha salvata, paura di percepirsi come una persona problematica.

Emozioni e parole che Fabrice Du Welz fa emergere lentamente, tramite un’avventura silenziosa, composta di teneri sguardi e lunghi silenzi, di primi baci dati con imbarazzo e una sessualità ancora da scoprire, un viaggio immerso in un non luogo dove la natura, l’incertezza e l’adorazione sono i protagonisti.

Un’adorazione che si può incontrare solo da piccoli, quando il mondo è ancora un grande punto interrogativo e si incontra la prima persona che sconvolge il poco che si è conosciuto.

Un’adorazione pericolosa, che porta Paul all’interno di un terreno dove l’amore e la dedizione si intersecano con l’idolatria e la cecità emotiva e Gloria verso un’instabilità sempre più difficile da controllare e che la spingerà verso ciò che ha sempre cercato di abbandonare.

Fabrice Du Welz con Adorazione costruisce un film fuori dal tempo e fuori dallo spazio cinematografico odierno, girato in pellicola e con delle libertà totalmente anticommerciali, spostando le sue tipiche riflessioni in un contesto ancora più interessante, capace di esprimere con una potenza inaudita le sfaccettature dell’amore, della follia e della paura.


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Il cinema e la letteratura sono gli unici fili su cui riesco a stare in equilibrio. I film di Malick, Wong Kar Wai, Jia Zhangke e Tarkovskij mi hanno lasciato dentro qualcosa che difficilmente riesco ad esprimere, Lost è la serie che mi ha cambiato la vita, il cinema orientale mi ha aperto gli occhi e mostrato l’esistenza di altre prospettive con cui interpretare la realtà. David Foster Wallace, Eco, Zafón, Cortázar e Dostoevskij mi hanno fatto capire come la scrittura sia il perfetto strumento per raccontare e trasmettere ciò che si ha dentro.

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