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La maestria di Baz Luhrmann (non solo in Elvis)

Con l'uscita di Elvis, in sala dal 22 giugno, torniamo a scoprire lo stile frenetico di Baz Luhrmann, amante del musical e del movimento. Ecco i film da non perdere.

6 minuti di lettura

Sicuramente uno dei film più attesi del momento, Elvis è disponibile nelle nostre sale cinematografiche a partire dal 22 giugno. Il biopic di uno dei più famosi ed amati cantanti al mondo porta la firma di Baz Luhrmann. Ma chi è Baz Luhrumann e a cosa deve la sua fama?

Baz Luhrmann: una solida identità

Baz Luhrmann film NPC Magazine

Mark Anthony Luhrmann inizia la sua carriera con Ballroom (Gara di ballo), un film del 1992. La storia di Scott Hasting e il suo desiderio di innovare la danza mostra fin da subito un lietmotiv ricorrente che continuerà a svilupparsi durante tutta la carriera di Lurhmann. 

Proprio da questo primo film si evince la volontà di andare oltre gli schemi prestabiliti, di cercare la propria strada e il proprio stile per dare valore al proprio punto di vista. Il protagonista è, infatti, abbandonato da tutti riguardo la sua volontà di modernizzare il suo stile di ballo; perfino sua madre cerca di ripotarlo sulla “retta via”. Solo Fran, una ballerina ancora alle prime armi, decide di accompagnarlo nel corso della sua impresa come compagna di ballo.

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Baz Luhrmann oltre che essere regista è anche co-autore – quasi sempre accompagnato da Craig Pearce – e questo mostra quanto, fin dagli inizi, Luhrmann abbia sempre avuto un tratto distintivo costante, sia nelle storie da raccontare che nel modo in cui raccontarle.

L’attenzione al musical 

Baz Luhrmann film NPC Magazine

Un genere poco amato, almeno qui in Italia, è il musical. Negli Stati Uniti, dove la cultura di Broadway è quasi fondamentale, invece Baz Luhrmann trova un riscontro più che favorevole. Il regista australiano vinse infatti diversi premi già dal suo esordio con Ballroom e questo lo porterà a realizzare, nel 2001, un altro suo capolavoro ormai divenuto un cult della cinematografia americana, Moulin Rouge!

Anche in questo caso, Luhrmann è sia regista che coautore e compone la sceneggiatura ispirandosi a La traviata di Giuseppe Verdi. Non manca, ancora una volta, il desiderio di scardinare gli schemi prestabiliti: al contrario dei musical “tradizionali”, dove le canzoni vengono composte ex novo appositamente per la nuova opera, Luhrmann scelga una strada diversa. In Moulin Rouge! vengono riutilizzati brani, o mash-up di brani, estremamente famosi, derivanti dalla cultura pop dell’epoca.

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La trama riprende l’identità di Baz Luhrmann, già intravista nel suo esordio: un aspirante autore incontra un gruppo di bohémien, tra cui il pittore Henri de Toulouse-Lautrec, famoso per i suoi quadri riguardanti il Moulin Rouge. L’amore che il protagonista prova per Satine e l’amicizia che lo lega al gruppo di bohémien spingono Christian a scrivere e battersi per i suoi ideali, per ciò che ritiene giusto, e non per quello che gli viene imposto dal Duca, il ricco committente. 

Lo stile frenetico di Baz Luhrmann

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Sembra quasi impossibile non riconoscere un film diretto da Baz Luhrmann nel momento esatto in cui lo si guarda. Non perché sia monotono o ripetitivo, ma perché la sua firma registica è sempre presente e difficilmente confondibile.

Già nel suo primo film si può osservare un particolare uso della macchina da presa e questo si ripresenta in modo ancora più evidente in Moulin Rouge!. Quest’ultimo è caratterizzato da un montaggio estremamente frenetico, soprattutto nelle sequenze di ballo o nelle scene svolte all’interno del Moulin Rouge stesso. 

Uno stile che non rimane, però, imprigionato nelle gabbie del genere prettamente musical, ma che riesce ad espandersi anche nelle altre pellicole del regista, come ad esempio Il grande Gatsby, uscito nel 2013. 

Il grande Gatsby segna un ritorno di Leonardo di Caprio davanti la cinepresa di Luhrmann dopo Romeo + Giulietta di William Shakespeare e anche stavolta l’adattamento proposto dal regista e Pearce sembra essere vincente. Lo stile frenetico accompagna perfettamente la vita di Jay Gatsby, i colori ricalcano lo splendore descritto da Fitzgerald e la capacità registica di Luhrmann ci dona un’opera a suo modo particolare ma, nel vero senso della parola, magnifica come quella letteraria. 

Come si è visto, lo stile di Baz Luhrmann non si ferma alla cinepresa, ma anche nella scelta dei soggetti da trattare e Il grande Gatsby non è da meno. La volontà di prendere grandi capolavori letterari e riportarli sulla scena a suo modo è una costante dell’attività registica di Luhrmann: se prima aveva scelto di modernizzare l’opera di Shakespeare ambientandola nei nostri tempi, qui sceglie di affiancare un adattamento piuttosto fedele ad una colonna sonora estremamente attuale, composta da grandi figure musicali moderne.

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Siamo quindi pronti per vedere cosa porterà in scena questa volta con Elvis e come si strutturerà il suo punto di vista a contatto con un personaggio del calibro di Elvis Presley.


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