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Big Fish scena film

Big Fish, quando Ewan McGregor prese parte al film più atipico di Tim Burton

7 minuti di lettura

In occasione del 50esimo compleanno dell’attore Ewan McGregor, ci siamo soffermati sulle sue performance più belle. In questo articolo invece, analizzeremo in dettaglio uno dei tanti film che lo hanno visto come protagonista. Si tratta del lavoro più originale del regista Tim Burton e stiamo parlando di Big Fish – Le storie di una vita incredibile, del 2003, ora disponibile in streaming su Netflix.

Ewan McGregor è il giovane Edward Bloom

big fish ewan mcgregor

Originariamente il ruolo del protagonista era stato pensato per Jack Nicholson, che avrebbe dovuto interpretare il personaggio nelle due fasce d’età maggiormente rappresentate, ringiovanito all’occorrenza grazie a tecniche computerizzate. Il progetto non andò in porto e così i produttori Jinks e Cohen proposero McGregor, che in quel momento stava lavorando con loro nella commedia musicale Abbasso l’amore, per il ruolo del giovane Edward Bloom, mentre fu scritturato Albert Finney per la versione anziana. Il regista fu entusiasta di entrambi gli interpreti.

Il protagonista è un uomo indipendente e coraggioso, dal cuore puro e onesto. L’inizio del film si svolge quando è già anziano e ci catapulta in un momento di scontro con il suo unico figlio, Will, ormai adulto e sposato, che mal tollera il padre a causa del suo continuo raccontare aneddoti di vita che non sono mai accaduti, quali l’incontro con un gigante, la gavetta al circo, l’ingresso nel paesino dove le scarpe non servono e quella volta in cui per sbaglio derubò una banca con il suo vecchio amico poeta Norther Winslow (Steve Buscemi).

“Ogni giorno una nuova avventura: questo è il mio motto!”

“Bè, sono felice per te Norther, e adesso che cosa fai?”

“…Una piccola rapina!”

– Dialogo tra Norther Winslow ed Edward Bloom

Il giovane si sente tradito, poiché da piccino era abituato a vedere il genitore come un eroe sempre alla ricerca di nuove imprese da affrontare, ma crescendo si è reso conto di come tutte le favole che gli venivano narrate fossero solo fandonie.

Verità o finzione?

ewan mcgregor in big fish

Il dubbio attanaglia noi spettatori tanto quanto assale Will. Edward sta volutamente reiterando le stesse menzogne da tutta la vita oppure dice il vero? Le storie in questione sono assolutamente impossibili, ma se vengono raccontate con così tanto ardore e convinzione forse sotto sotto una verità c’è…

Big Fish, tratta dall’omonimo romanzo di Daniel Wallace, è ricca di metafore che ci aiutano a rispondere esaustivamente a questa domanda: prima fra tutte la figura del pesce, citato nel titolo stesso, che può concretizzare il significato del film.

Si tratta di un pesce “troppo grande per uno stagno così piccolo”, un po’ come il protagonista quando si trova nel suo paese natale, Ashton o ancora quando fa una sosta a Spectre. Il personaggio comprende che per vivere in grande deve uscire dal piccolo bacino d’acqua in cui vive e lasciarsi andare alla corrente, anche se ciò significa affrontare un bosco al buio da solo e senza scarpe. Solo così infatti potrà imparare a nuotare ed arrivare all’oceano.

albert finney big fish

La spiegazione di Big Fish si trova proprio in questo passaggio. Tutte le storie raccontate dal protagonista non sono altro che delle verità esagerate, viste con gli occhi di chi è assetato di vita, di esperienze e di persone. Gli occhi di chi pur di superare i propri limiti ha voluto vedere in faccia la morte (all’inizio, quando vediamo il piccolo Edward che chiede alla strega di mostrargli in che modo si attuerà la sua dipartita), per capire che non c’è nulla da temere se non la paura di scoprire il mondo.

Perché Big Fish è il film più atipico di Tim Burton

scena finale big fish

Fotografia con colori caldi, personaggi inseriti in un contesto realista, storia motivazionale e con un messaggio di positivo di fondo. Non sembra proprio la descrizione di un film diretto dal cineasta conosciuto per le sue pellicole tipicamente gotiche, eppure ci troviamo di fronte ad un’opera di Tim Burton. Il romanzo grazie a lui ha avuto una trasposizione fedele e ugualmente straordinaria, che si dimostra riuscita anche grazie al fatto che i personaggi che Edward incontra durante il suo viaggio hanno tutti almeno una caratteristica grottesca.

Il film-maker, nonostante le ambientazioni idilliache, non ha comunque risparmiato un paio di scene che portano la sua firma (ad esempio la scena conclusiva, sullo stagno immerso nella nebbia) e allo stesso tempo ha portato un film più palesemente introspettivo rispetto al suo solito. A ben vedere, le scene sono state girate poco dopo la morte dei genitori di Burton, in un momento di grande sconforto della sua vita, che lo ha portato a riflettere sul senso dell’esistenza.

big fish

Da molti acclamato come il suo miglior lungometraggio, è quello che però si discosta maggiormente dal suo modo di fare cinema. Ad ogni modo, possiamo asserire che Big Fish è una delle migliori pellicole mai realizzate, sia a livello tecnico che di trama e nonostante i suoi diciotto anni vanta ancora moltissimi fan in tutto il mondo.


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Anna Secchi

Classe ‘98. Studio giornalismo e amo tutto ciò che mi fa sentire viva: i film, la musica rock, il palcoscenico e di tanto in tanto qualche sport estremo. Ho un occhio di riguardo per la filosofia e la psicologia. Mi piace pensarmi libera.

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