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Borat seguito di film

Borat – Seguito di film cinema sbarca agli Oscar 2021

10 minuti di lettura

Sacha Baron Cohen è tornato all’attacco nei panni del suo più celebre personaggio, Borat, giornalista kazako dalle idee retrograde già noto al grande pubblico dopo l’omonima pellicola del 2006. Questa volta però, non lo ritroviamo sul grande schermo, bensì sulla piattaforma streaming Amazon Prime Video, che lo stesso Cohen ha scelto per riuscire a trasmettere il film prima delle elezioni politiche americane, in quanto i cinema sono chiusi a causa Covid-19.

Borat- Seguito di film cinema (in inglese Borat Subsequent Moviefilm: Delivery of Prodigious Bribe to American Regime for Make Benefit Once Glorious Nation of Kazakhstan) ha ottenuto ben due candidature ai prestigiosi premi Oscar 2021, una per miglior attrice non protagonista per Maria Bakalova e una per la miglior sceneggiatura non originale, entrando nel Guinness dei primati come film con il titolo più lungo ad essere mai stato nominato nella storia.

Borat- Seguito di film cinema trama tra politica e pandemia

sacha baron cohen e maria bakalova in borat 2 (2020)

Dopo quattordici anni di gulag (il tempo trascorso tra le due pellicole), Borat viene mandato dal suo presidente negli Stati Uniti per ingraziarsi il politico repubblicano Mike Pence portandogli in pegno il Ministro della Cultura kazako nonché pornoattore, Johnny la scimmia. In questo modo potrà avvicinare il Kazakistan al presidente Trump.

Una volta arrivato a destinazione il giornalista si rende conto con grande delusione che nella gabbia destinata all’animale c’è la sua unica figlia femmina Tutar (Maria Bakalova), la quale, cresciuta in una società patriarcale oltre la caricatura, sogna di incontrare un milionario un po’ in là con l’età che la ricopra di soldi.

Nello stato democratico per eccellenza, Borat e la sua prole incontreranno non poche difficoltà: la figlia scoprirà presto il mondo delle influencer e dei social network e arriverà a ripugnare il padre e tutto ciò che le ha insegnato, come da prassi per ogni adolescente.

Il nostro eroe riuscirà a compiere la sua missione e a risolvere i rapporti con Tutar? …Ops, c’è un altro problema! Come se non fosse già abbastanza, durante il viaggio scoppia una pandemia globale che vedrà i due protagonisti costretti a ribaltare i loro piani.

Borat e la gente

sacha baron cohen borat 2

La pellicola, diretta dal regista Jason Woliner nello stile del finto documentario, si serve di gag in vivo, all’apparenza troppo assurde per essere autentiche. In realtà tutte le riprese si sono svolte come fossero delle vere e proprie candid camera, utilizzando situazioni e persone reali, tenute fino a quel momento all’oscuro di tutta l’impalcatura retrostante.

Come per il primo film, Baron Cohen si è realmente travestito da Borat e in questo caso anche da Trump, da cantante country ecc. per fare irruzione nei vari ricevimenti, quindi tutte le facce scioccate dei partecipanti sono assolutamente genuine. A ben vedere, al tempo delle riprese molte delle trovate dei due sceneggiatori fecero scandalo, venendo riportate su vari periodici nazionali.

Non è la prima volta che il comico mette a rischio sé stesso per portare a termine le sue performance, che risultano così uniche ed efficaci proprio perché colgono gli individui nella loro quotidianità, ma in un clima così delicato, dovuto alla situazione sanitaria e ai moti politici interni, Baron Cohen si è esposto ulteriormente, arrivando vicino al linciaggio in diverse occasioni (ad esempio al raduno di estrema destra in cui sul palco intona una canzone razzista che poi si rivela essere una parodia).

Il messaggio di Borat- Seguito di film cinema

borat travestito da cantante country

La comicità dissacrante tipica di Borat non lascia delusi i fan più sfegatati, che hanno ritrovato in questo seguito di film cinema una trama molto attuale, che ha saputo preservare le caratteristiche dello storico personaggio, ma adeguandolo alle esigenze del nostro tempo. Un esempio su tutti è il fatto che il protagonista questa volta è affiancato da un’importante figura femminile, volta a trattare, sempre attraverso sketch comici, il tema del femminismo e dell’oggettivizzazione della donna.

L’impressione che arriva allo spettatore è che questo lungometraggio sia stato girato in maniera sbrigativa; le scene si susseguono rapidamente, a differenza del primo Borat in cui la regia era più curata, ma ciò trova la sua giustificazione nel fatto che lo scopo perseguito non risiede nell’alto livello tecnico, bensì nel forte messaggio di fondo, che qui viene rappresentato in modo ancora più chiaro e spietato.

Borat odia gli ebrei, ama Trump, crede che le donne siano paragonabili agli animali. Molti per questo motivo è stato accusato di misoginia, ma in realtà il suo intento è proprio quello di mettere in ridicolo chi si fa portavoce di idee arcaiche. Alla giuria dell’academy, molto vicina ai temi del politically correct, questa mossa non è passata inosservata e ha deciso così di premiare l’umorismo sopra le righe di Baron Cohen (che insieme a Woliner è sceneggiatore).

La parodia è sempre riuscita? Forse.

maria bakalova borat 2

Il problema principale è che è un’impresa ardua trovare un equilibrio tra la comicità brutale e la difesa di ideali di parità e uguaglianza. Non sempre questo bilanciamento nel film viene preservato (un esempio: la polemica di Borat è esplicitamente contro il razzismo, eppure il Kazakistan, stato realmente esistente, viene dipinto come terra abitata da ignoranti trogloditi che vivono di incesti e non si lavano).

Sicuramente il comico è molto bravo a strumentalizzare le situazioni in cui si trova, come ha ammesso l’influencer Macy Chanel, dichiarandosi divertita dalla messinscena, ma suggerendo che forse sarebbe utile prestare più attenzione ai contesti che ci vengono mostrati.

D’altro canto, alcuni aspetti della realtà meritano un occhio di riguardo, anche quando vengono esasperati, come ad esempio per la scena di Tutar e il politico Rudy Giuliani nella camera d’hotel, o ancora il dialogo con l’ex detenuta di un campo di concentramento Judith Dim Evans, purtroppo deceduta poco tempo dopo la fine delle riprese.

Un punto di forza di Borat è che come nessun altro ha catturato il Covid-19 in medias res, e difficilmente in futuro vedremo altre pellicole (fatta eccezione per i documentari) che lo mostrino nel momento in cui per la prima volta le strade si sono svuotate. Stando alle parole del trasformista, i suoi quattro giorni di quarantena ospite presso i due attivisti di QAnon erano autentici, e lui ha interpretato Borat non-stop per tutto quel lasso di tempo. Inoltre, il finale strappa una risata (con tanto di cameo di Tom Hanks).

Si poteva fare di più

Borat

In conclusione, Borat è più politicamente sbilanciato rispetto al primo, e si fonda su parodie nel complesso accettate e in linea con la società odierna. Sarebbe stato ripetitivo, del resto, riproporre le stesse gag iper scorrette (e illegali) del prequel, anche perché dal 2006 i tempi si sono evoluti velocemente e il pubblico ha cambiato gusti anche in termini di humor.

Borat è un buon espediente per il tipo di satira per cui viene utilizzato, ma forse si poteva osare un po’ di più invece di creare un prodotto ad hoc per strizzare l’occhio all’academy con la pretesa di mantenere intatta la propria aurea di scorrettezza. Vedremo se lo staff è riuscito nel suo intento e nel frattempo attendiamo con trepidazione la fatidica notte degli Oscar!


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Anna Secchi

Classe ‘98. Studio giornalismo e amo tutto ciò che mi fa sentire viva: i film, la musica rock, il palcoscenico e di tanto in tanto qualche sport estremo. Ho un occhio di riguardo per la filosofia e la psicologia. Mi piace pensarmi libera.

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