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Deliver Us from Evil, la violenza e la compassione

In programmazione al Korea Film Festival il film di Hong Won-chan con Lee Jung-jae nei panni del cattivo. Scopriamo di più.

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5 minuti di lettura

Presentato al pubblico in sala dallo stesso Lee Jung-jae, è stato proiettato al Florence Korea Film Festival la sera dell’8 aprile, ed ha lasciato tutti a dir poco esterrefatti; non tanto per le tematiche trattate, ma a causa del ruolo ricoperto dall’attore che, dopo Squid Game, molti immaginavano soltanto a ricoprire il ruolo dell’eroe. Scopriamo di più su Deliver Us from Evil e sui suoi retroscena, grazie alle parole dello stesso Lee Jung-jae.

Di cosa parla Deliver Us from Evil

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Lee Jung-jae in una scena di Deliver Us from Evil

In-nam (Hwang Jung-min) è un abile sicario che ha appena rintracciato e ucciso Koreda, uno dei maggiori esponenti della mafia giapponese. Di ritorno da quello che sembra il suo ultimo incarico, riceve la notizia che Young-joo, un tempo sua amante, è stata brutalmente uccisa dopo aver denunciato la scomparsa della sua bambina di nove anni.

Deciso a ritrovare la figlia che non sapeva di avere e metterla in salvo, In-nam si reca a Bangkok per seguire una pista. Peccato che Ray (Lee Jung-jae), fratello minore di Koreda, sappia del suo coinvolgimento nella morte del mafioso, e voglia vendicarsi uccidendo chiunque gli sia mai stato vicino.

Caccia all’uomo

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Lee Jung-jae in una scena di Deliver Us from Evil

La pellicola diretta da Hong Won-chan è una sfrenata caccia all’uomo che non lascia spazio a fasi di riposo, ma prosegue alzando l’asticella della tensione man mano che il protagonista procede con le sue indagini. Una corsa contro il tempo, in poche parole, dal duplice obbiettivo: salvare una bambina innocente da un crudele destino, ma nel contempo evitare che vada incontro a qualcosa (in questo caso, qualcuno) di ancora peggiore.

Il personaggio di In-nam è complesso e ricco di sfaccettature: a un lato è un criminale di indole violenta e dall’oscuro passato, dall’altro solo un uomo spezzato dalla vita e ansioso di lasciarsi tutto alle spalle, a cui si presenta all’improvviso una seconda chance. Due facce di una medaglia che faticano a convivere e che più volte, dall’inizio del film, combattono strenuamente per prevalere l’una sull’altra.

Ulteriore punto di forza di Deliver Us from Evil è l’invidiabile carisma del personaggio di Yui, donna transgender che accetta di aiutare In-nam con la speranza di ottenere il denaro per l’operazione. Un personaggio, quello interpretato da Park Jeong-min, secondario sulla carta ma centrale di fatto, capace di apparire allo stesso tempo macchiettistico e commovente.

Lee Jung-jae e il personaggio di Ray

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Lee Jung-jae in una scena di Deliver Us from Evil

Le reazioni esterrefatte del pubblico in sala, la sera dell’8 aprile, erano tutte per Lee Jung-jae: meschino, violento, crudele senza apparente motivo, il suo Ray è nettamente opposto al Seong Gi-hun di Squid Game (non del tutto innocente ma dall’animo buono). È un criminale che trae piacere dall’uccidere a sangue freddo, le cui azioni non vengono mai contestualizzate tramite il ricorso alla solita backstory triste; e forse è proprio questo, come afferma Lee Jung-jae, a rendere Ray tanto disumano agli occhi del pubblico.

Sul rapporto con il personaggio, l’attore dichiara:

Ho cercato di renderlo particolare focalizzandomi sui dettagli, guardando foto e cercando di tenere la mente aperta; ho anche lavorato insieme al regista per apportare dei cambiamenti, e questo è stato il risultato.

Per quanto riguarda le scene di azione, movimentate a dir poco, il pubblico in sala non ha potuto fare a meno di manifestare la sua curiosità: “All’inizio non erano previste molte sequenze d’azione, pensavo che l’atmosfera sarebbe bastata […]”, ha dichiarato Lee Jung-jae, “poi mi è stato detto che sarebbe stato meglio inserire delle scene di lotta”.

E sulla preparazione fisica necessaria per girare le suddette scene, aggiunge:

Mi sono allenato con il regista per una settimana, troppo poco per fare abituare il corpo; per quelle scene ci sono voluti quattro giorni di riprese.

Eppure, che siano stati quattro giorni o un mese, il risultato non è affatto da buttare via.


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Classe 1996, dottoranda in Ingegneria Industriale all’Università di Napoli Federico II, il cinema è la mia grande passione da quando ho memoria. Nerd dichiarata, accanita lettrice di classici, sogno di mettere anche la mia formazione scientifica al servizio della Settima Arte. Film preferito? Il Signore degli Anelli.

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