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Lee Jung-jae, l’attore di Squid Game si racconta al Florence Korea Film Festival

Nella giornata di venerdì 8 aprile, l'attore sudcoreano ha risposto alle domande della stampa riguardanti Squid Game...e non solo. Ecco che cosa ha detto.

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7 minuti di lettura

È bastato un post su Instagram a mandare i fan in delirio. Elegante, compito e dallo stile impeccabile, fresco come se fosse appena uscito da casa sua, Lee Jung-jae annuncia il suo imminente arrivo al Florence Korea Film Festival il 6 aprile, giorno precedente all’apertura, affidandosi al social network più popolare, consapevole di essere atteso con trepidazione.

Classe 1972, Lee Jung-jae ha raggiunto la fama mondiale nel 2021 grazie a Squid Game, la serie fenomeno targata Netflix, scritta e diretta da Hwang Dong-hyuk; in realtà, il suo volto è da tanti anni uno dei più popolari del cinema coreano, e Squid Game solo la ciliegina su una torta enorme di cui ancora, purtroppo, non sappiamo abbastanza.

E proprio con i suoi bei trent’anni di carriera, Lee Jung-Je si presenta all’Enoteca Frescobaldi per l’intervista esclusiva con la stampa. Arriva praticamente da solo, con le mani in tasca, si guarda intorno e dice “buongiorno”, come se fosse un semplice turista in visita; poi, poco prima che inizi l’intervista, si presenta ai giornalisti ironizzando sulla sua età: “Lo so, non sembro così vecchio”, dice, e la stampa non può far altro che concordare.

Una vita intera consacrata all’arte

Alla domanda riguardante il suo rapporto con Firenze, Lee Jung-jae risponde senza alcuna esitazione: “Esistono molti festival interamente dedicati al cinema coreano, ma sapevo che quello di Firenze ha qualcosa di particolare”. Poi continua incalzando sulla bellezza della città: “La prima volta che ho visitato Firenze, l’ho amata […]; la seconda volta sono rimasto per una settimana, ho camminato molto, e ho potuto apprezzarne meglio l’arte e l’architettura.”

“Ero stato già due volte a Firenze per motivi di viaggio. La prima volta ho pensato: devo vivere qui?”

Un amore per l’arte, il suo, che trascende la semplice visita al museo e ai monumenti; Global Brand Ambassador di Gucci dal 2021, Lee Jung- jae afferma infatti di amarla in ogni sua forma: “Mi piace la moda”, afferma con decisione, “ma chi mi conosce davvero sa che non acquisto abiti solo per il gusto di fare shopping. Mi piace osservare la bellezza in sé”. Per essere chiaro porta ad esempio l’architettura del ristorante, e continua: “Firenze è una città bellissima e piena di bellissime persone, quando tornerò in Corea del Sud diffonderò questa voce”, e mentre l’interprete si appresta a tradurre il nostro orgoglio patriottico fa i salti di gioia.

Il rapporto con i suoi personaggi

Squid Game

“Spesso mi chiedono quale sia il mio hobby […], io rispondo che il mio hobby è collezionare personaggi”

Della lunga filmografia di Lee Jung-jae il popolo occidentale sa ancora troppo poco; ben prima di interpretare Seong Gi-hun in Squid Game, l’attore ha infatti prestato il suo volto a più di quaranta personaggi diversi, preparandosi studiando le performance di attori famosi ma anche, come da lui stesso affermato, assistendo a concerti e spettacoli teatrali da cui trarre la giusta ispirazione.

Era naturale domandarsi con quale criterio scegliesse i progetti a cui dedicarsi. “Molto spesso mi chiedono quale sia il mio hobby […] e io rispondo che il mio hobby è collezionare personaggi. Impiego molto a sceglierli, e sono tutti ugualmente importanti”. Quando però si sente chiedere se sia affezionato a un personaggio in particolare, afferma: “se dovessi sceglierne uno sceglierei il personaggio interpretato in The Young Man; di certo ero ancora un attore inesperto, ma è stato il mio primo film e quindi mi sta particolarmente a cuore”.

Sul fenomeno Squid Game e le controversie

Di tutti i giochi presentati in Squid Game, il preferito di Lee Jung-jae è quello più facilmente emulabile. “Se dovessi scegliere un gioco, sarebbe Dalgona: se vinci te ne viene dato uno nuovo, quindi è possibile giocare all’infinito, e inoltre si usa qualcosa che si può mangiare”.

Sulle polemiche legate all’istigazione alla violenza e all’emulazione inconsapevole dei giovanissimi, l’attore si esprime in modo deciso, non nascondendo una nota di dispiacere nella sua voce. “Squid Game è una serie pensata per un pubblico maggiorenne, non so come i bambini abbiano potuto guardarlo […] È necessaria secondo me una maggiore diversificazione dei programmi destinati agli adulti e ai giovani”.

Sentendosi domandare a cosa, secondo lui, sia dovuto il successo incredibile di Squid Game, Lee Jung-jae elogia la complessità dei suoi personaggi, la cura per i dettagli in ogni loro forma, ma soprattutto la chiarezza del messaggio alla base:

“Molti youtuber, quando guardano questa serie, reagiscono a certe scene dicendo che è sbagliato comportarsi così. Le persone pensano che a questo mondo esista ancora una morale, il che vuol dire che il messaggio che Squid Game voleva rappresentare è stato trasmesso in maniera corretta. Non incitare alla violenza, ma essere contro la violenza”

Riguardo i suoi progetti per il prossimo futuro, Lee Jung-jae non esclude una maggiore presenza in territorio europeo, dichiarando di aver associato molti dei suoi paesaggi a possibili set: “Non nego che Hollywood sia La Mecca del cinema, ma vorrei fare qualcosa di più particolare […] e continuare a creare ponti tra Asia ed Europa”.

Su un’ipotetica seconda stagione di Squid Game, l’attore ammette di non essere molto informato: “Non so molto a proposito della seconda stagione, anche io sono interessato a ciò che succederà”; certo è che, qualunque cosa accada, tutto il mondo sarà sul divano a guardare.


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Classe 1996, dottoranda in Ingegneria Industriale all’Università di Napoli Federico II, il cinema è la mia grande passione da quando ho memoria. Nerd dichiarata, accanita lettrice di classici, sogno di mettere anche la mia formazione scientifica al servizio della Settima Arte. Film preferito? Il Signore degli Anelli.

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