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Fantasia: la perfetta armonia tra musica e animazione

12 minuti di lettura

Era il 13 novembre 1940. Mentre i venti di guerra spazzavano l’Europa, in 13 sale cinematografiche degli Stati Uniti usciva Fantasia, terzo lungometraggio dopo Biancaneve e Pinocchio prodotto e distribuito dalla Walt Disney Production, pietra miliare del cinema di animazione. Mai nessun titolo fu più calzante.

Un film Disney ai limiti dell’astrazione

fantasia film

Fantasia, dal greco phantasía cioè «apparizione, immaginazione, potenza immaginativa e rappresentativa dell’anima», si discostava dai classici disneyani, era un’opera rivoluzionaria capace, allora come oggi, di parlare al cuore e farci sgranare gli occhi davanti a un tale trionfo di colori e suoni che sarebbe riduttivo relegarla alla categoria dei film per bambini. Frutto di una grande e ambiziosa visione del genio di Walt Disney, Fantasia è una suggestiva sinestesia di suoni e colori, una fantasmagoria che sfiora i limiti dell’astrazione. 

La sua creazione fu un percorso difficile e accidentato, un cosiddetto “travaglio del negativo”, che Walt Disney portò avanti con caparbia e spregiudicatezza, nonostante le critiche del pubblico che riteneva la pellicola troppo “cerebrale”, e i problemi economici legati agli elevati costi di produzione, agli incassi penalizzati dalla distribuzione limitata alle sale dotate dell’impianto di riproduzione audio Fantasound, ai mancati proventi del mercato europeo dove il film arriverà solo dopo la fine del secondo conflitto mondiale.

L’idea iniziale era quella di realizzare un cortometraggio sull’episodio dellApprendista stregone, poema sinfonico composto da Paul Dukas nel 1897 e tratto dall’omonima ballata di Johann Wolfgang von Goethe. Ma dopo vari ripensamenti il film si estese alla combinazione di sette episodi dove creature magiche e fantasiose prendevano vita dalle note dei più amati compositori della storia. Fu necessario mobilitare più di mille animatori e tecnici per il complesso lavoro di unificare il disegno e la musica sinfonica.

 Presto i costi iniziarono a lievitare esponenzialmente in nome di un progetto tanto ambizioso quanto pericoloso. La determinazione di Walt Disney, affiancato dal fratello Roy e dalla preziosissima collaborazione del direttore d’orchestra Leopold Stokowski, si rivelò fondamentale ai fini di una realizzazione dalle dimensioni monumentali. L’intera operazione arrivò a costare a Disney l’ingente somma di 18 mila dollari. Solo oggi, dopo numerose riedizioni, Fantasia ha finalmente raccolto i meritati onori, attestandosi al ventiduesimo posto nella classifica dei maggiori incassi cinematografici di tutti i tempi negli USA, tra i 100 film più significativi della storia del cinema.

Il primo film stereofonico della storia

fantasia concerto

La registrazione della musica e la corretta resa del suono rappresentarono una delle sfide più ardite per Disney. La musica venne eseguita dall’Orchestra di Philadelphia diretta dal maestro Stokowski in sette settimane di registrazione presso la Symphony Hall dell’Academy of Music, auditorium rinomato per l’ottima acustica. Per garantire la resa sonora vennero utilizzate intere squadre di tecnici del suono e ingegneri che svilupparono un innovativo sistema audio surround: così Fantasia fu il primo film stereofonico della storia.

Mai nessun film aveva lavorato così a lungo su un impianto acustico talmente raffinato da annullare qualsiasi tipo di limite tecnico tra la musica e lo spettatore. D’altronde, la musica in questo caso non è relegata al mortificante ruolo di colonna sonora, ma è la cangiante e dionisiaca protagonista di una narrazione strabiliante che va a toccare la parte più sensibile della nostro “io”, in un climax ascendente di emozioni che dà forma ai sogni più profondi e nascosti, inconsapevole proiezione delle nostre paure e del nostro lato oscuro. Tale spettacolo irrazionale, che afferisce alla dimensione dell’incubo e dell’orrido della vita, sembra voler rispondere a quell’intrinseco bisogno del bello del quale il nostro spirito è alla più disperata ricerca.

Con poche, semplici parole il compositore Deems Taylor, gran maestro cerimoniere, introduce lo spettatore in questa esperienza multisensoriale: “è con enorme piacere che sono qui a darvi il benvenuto a nome di Walt Disney, Leopold Stokowski, e tutti i musicisti e gli artisti il cui talento ha portato alla creazione di questa nuova forma d’intrattenimento. Quello che vedrete sono i disegni, le immagini e le storie che le musiche hanno ispirato nelle menti e nell’immaginazione di un gruppo di artisti”.

Gli episodi

fantasia Disney

Il concerto animato si apre sulle note della Toccata e fuga in Re minore di Johann Sebastian Bach, tradotte in forme astratte e misteriose, seguito dallo Schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij, dove l’alternarsi delle stagioni è scandito dalle danze di fate, pesci, piante che richiamano ai motivi della Danza araba e del Valzer dei fiori.

Topolino, vero protagonista e direttore d’orchestra di questo avvolgente spettacolo, si cimenta nel ruolo di un maldestro apprendista al servizio di un arcigno stregone cui i disegnatori avevano dato le sembianze dello stesso Disney. Un episodio indimenticabile che ha inquietato generazioni di bambini con il suo ritmo incalzante suggerito dalla musica di Paul Dukas e assecondato dal realismo delle immagini.

La tensione dell’episodio Goffo apprendista si stempera nella lenta e enigmatica epopea preistorica che racconta la struggente estinzione dei dinosauri sulle note de La sagra della primavera di Igor Stravinskij, unico compositore ancora in vita quando il film venne realizzato, che aderì con entusiasmo al progetto offrendosi persino di riscrivere appositamente il brano. I dinosauri rimandano a una condizione primitiva di un pianeta ancora vergine e palpitante, non ancora corrotto ma mosso unicamente dai due principi universali di eros e thanatos, di aggregazione e disgregazione. Che in fondo questa tragica interpretazione della scomparsa dei dinosauri abbia un significato profetico e apocalittico nei confronti della nostra realtà e della vita come la conosciamo oggi? Nel mondo di Fantasia tutto è possibile.

In netto contrasto con i toni cupi degli ultimi minuti ecco irrompere le note di Ludwig Van Beethoven che attraverso la Sesta Sinfonia, detta appunto “Pastorale”, “dipinge un quadro musicale”, come ci dice lo stesso cerimoniere, della realtà bucolica pregna di miti classici. I satiri, i centauri, i puttini e i cavalli alati che la abitano sembrano vivere in una lontana età dell’oro, dove un universale principio di armonia ordina il mondo e le sue creature secondo una perfetta sintonia che connette ogni essere vivente alla natura benigna e idilliaca.

La spontaneità e la libertà dei propri sentimenti sono gli unici principi regolatori di una comunità totalmente aliena a qualsiasi forma di corruzione e ipocrisia. Gli abitanti di questa colorata “Arcadia” vivono di un dolce amor cortese e cavalleresco, dove il romantico corteggiamento è fatto di sguardi rubati e saluti negati.

Sembra di essere proiettati in un trasognante locus amoenus, un nuovo “giardino di Armida” dove i protagonisti consumano tra danze e scherzi gli inebrianti baccanali, governati da un paffuto Dio del vino intento a suggere il nettare della vita.

Nell’episodio successivo, uno dei più amati dal pubblico di ogni età, ippopotami e struzzi diventano leggiadre ballerine in tutù sulle note della celeberrima Danza delle ore tratta dall’opera La Gioconda del nostro Amilcare Ponchielli.

L’ultimo episodio, Una notte sul Monte Calvo, racconta dell’oscuro demone Chernabog, divinità oscura delle leggende slave, dagli occhi incandescenti che richiama alla vita gli spiriti e i fantasmi in una narrazione tenebrosa accompagnata dalle note vorticose dell’omonimo poema sinfonico di Modest Petrovič Musorgskij. Il più spaventoso dei sette segmenti del film è un susseguirsi di mostri e scheletri che si agitano frenetici finché l’irrompere della luce non costringe Chernabog a ritirarsi sul monte. L’Ave Maria di Franz Schubert fa da sottofondo a una processione di monaci che inonda lo schermo con un’atmosfera mistica e romantica che sembra uscita da un quadro di Caspar David Friedrich.

fantasia

Sotto tutti gli aspetti, Fantasia fu uno spartiacque della storia del cinema, segnò un punto di non ritorno che travolse il comune concetto di film di animazione. Per gli spettatori del tempo rappresentò un’esperienza unica e totalizzante, un’opera visionaria che si dischiudeva attraverso un linguaggio universale e perfetto, privo di qualsiasi limite materiale o formale: la musica.

Già nel 1895 Vasilij Kandinskij uno dei maggiori pittori astrattisti russi e esponente della corrente Der Blaue Reiter probabilmente aveva anticipato la stessa grande visione di Walt Disney quando, dopo aver assistito a una recita del Lohegrin di Richard Wagner, dichiarò “I violini, i bassi gravi e particolarmente gli strumenti a fiato incarnarono allora per me tutta la forza di quell’ora di prima sera. Vidi nella mente tutti i miei colori, erano davanti ai miei occhi; linee tumultuose quasi folli si disegnavano davanti a me”.


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Nata a Verona 23 anni fa, vive a Parigi per specializzarsi in Museologia all’Ecole du Louvre. Legge in metro i Cahiers du cinéma, va al cinema durante la settimana, anche da sola. Questa estate ha coronato uno dei sogni più grandi partecipando alla Mostra del Cinema di Venezia. Scrive delle ultime uscite in sala, di premiazioni, festival e di tutto il folle mondo che ci ruota attorno.

1 Comment

  1. A beautiful representation of my child inner world of FANTASIA that is for me this Disney’s
    masterpiece. And that is becouse our Father was an Italian Disney’s designer of “TOPOLINO”for almost forty years.

    I love classic music and painting ..so thank you very much for this amazing article!

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