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L'amica geniale

L’amica geniale 3: un’importante conferma

16 minuti di lettura

“Tu sei stata fortunata Lenù”, “tu hai studiato, hai faticato”, “te lo sei meritato”: sono queste le parole che risuonano più volte negli episodi della nuova stagione della serie TV Storia di chi fugge e di chi resta, terzo capitolo della saga L’amica geniale, tratta dai libri di Elena Ferrante e firmata Rai e HBO, diretta per la prima volta da Daniele Luchetti (Lacci).

leggi anche: l’amica geniale, dove eravamo rimasti? il riassunto della serie

Storia di chi resta e di chi fugge, dove eravamo rimasti

L'amica geniale

Napoli, anni 70. Lila e Lenù hanno ormai preso strade diverse. Dopo la fine del matrimonio con Stefano Carracci, Lila (Gaia Girace) lavora come dipendente al Salumificio dell’amico d’infanzia Bruno Soccavo. Le terribili condizioni di lavoro a cui è sottoposta la spingono a una maggior consapevolezza del suo stato di operaia.

La sua entrata in politica coincide con la chiusura dello stabilimento e con i suoi primi studi nel campo dell’informatica. Sostenuta dall’amore di Enzo, si ritaglia un importante ruolo all’IBM, un anticipazione della società del futuro.

Lenù (Margherita Mazzucco), ormai scrittrice di successo, completa il suo lungo percorso di scalata sociale, una rivincita in tutti i sensi che le attribuisce il titolo di “intellettuale”. Il suo nuovo status la spinge a sposare il giovane Professore Pietro Airota, rampollo di una delle famiglie più in vista della politica italiana.

La vita coniugale però si trasforma ben presto in una gabbia per Elena che, seppur con caratteristiche diverse da Lila, si rende conto che il ruolo di moglie di per sé non porta a quel senso di soddisfazione e completamento che tanto immaginava. Il ritorno di Nino Sarratore (Francesco Serpico) nella sua vita sarà l’occasione per escogitare una via di uscita.

Focus sulla condizione femminile

L'amica geniale 3 scena

In questo terzo capitolo, ambientato negli anni 70, il focus non è più esclusivamente su Napoli e il rione. Lo spettro dell’indagine tra società e vita privata si estende a tutta l’Italia, mentre le violenze di stampo politico e le proteste per la rivendicazione del corpo delle donne sono il riflesso di un’epoca qui fedelmente rappresentata dal regista.

Affascinata dai nuovi dibattiti sull’importanza dell’emancipazione della donna, Lenù realizza di subire le conseguenze di una famiglia di stampo patriarcale. La cura dei figli, la gestione del lavoro rappresentano per lei quotidiani campi di scontro con il neo marito “buon partito” Pietro Airota che sfoceranno in un senso di inadeguatezza e che stravolgeranno la sua vita e la posizione che si era costruita con tanta fatica.

La scoperta del piacere secondo le donne

L'amica geniale 3 rai

Fondamentale in questa stagione è, inoltre, il tema della libertà sessuale vissuta dalle donne negli anni ’70. Il sesso come forma di piacere e come dovere famigliare spesso e volentieri non coincidono creando un senso di scollamento e di rifiuto nelle due protagoniste che, rispetto alla maggior parte delle loro coetanee, rincorrono il sogno dell’emancipazione e dell’indipendenza.

Il sesso mi dava piacere e il piacere lo desideravo, ma ero piena di ansie. Ero sempre spaventata dalla possibilità di restare incinta o dal giudizio dei maschi. Erano loro che ti dicevano come dovevi essere e a criticarti sia se ti tiravi indietro sia se ti abbandonavi. Anche Nino con quella sua frase, cosa aveva fatto? Si comportavano tutti come se i loro desideri dovessero essere per forza i nostri… il risultato era che il piacere sembrava un’infelicità viziosa.

Lila, Storia di chi resta e di chi fugge

La riflessione sulla pillola anticoncezionale, anche se affrontata con marginalità, resta uno spunto importante che meglio chiarisce la condizione della donna al tempo di Lila e Lenù. La scarsa informazione e l’atto sessuale esclusivamente finalizzato alla procreazione hanno per anni oscurato l’opinione femminile su questo tema, usando l’ignoranza, la paura e l’intimidazione come armi per garantirsi il possesso fisico e intellettuale della donna.

L’invenzione della donna da parte degli uomini

L'amica geniale 3 Sputiamo su Hegel

L’insofferenza di Lenù per l’odioso marito Pietro si sovrappone a quella di tante altre mogli del tempo che si riconoscono nella figura delladonna inventata dagli uomini, tema di cui Lenù si fa paladina e che approfondisce attraverso i suoi studi, tra cui compare anche Sputiamo su Hegel, un saggio di Carla Lonzi del 1970, risultato del lavoro all’interno del collettivo femminista “Rivolta Femminile”.

Di conseguenza, la letteratura e la vita privata diventano un unico corpo, un mondo invisibile di riflessioni sul proprio posto nel mondo di cui fanno parte tante donne, da Maria Rosa a Eleonora, da Gigliola a Elisa, fino ad arrivare inevitabilmente a Lila, che nonostante l’affetto che prova per Enzo è ben lungi dall’impegnarsi in un altro matrimonio.

Quasi seguendo le orme del suo profetico successo La divagazione, Lenù apre una feritoia nella società degli anni ’70, non più attraverso la parola scritta, ma mettendo in gioco la propria vita e la sua persona. La fuga da un matrimonio opprimente verso una ricerca istintiva e irrazionale di un piacere puramente sessuale e sentimentale rappresentano per l’universo del romanzo un chiaro punto di non ritorno di cui Lenù subirà a lungo le conseguenze, a partire dal difficile divorzio, imperdonabile tradimento mal visto da entrambe le famiglie.

Lenù è la prima dell’universo de L’amica geniale a interrogarsi sulla condizione della donna nella società e a condurre da sola un complesso viaggio alla scoperta della propria sessualità e della consapevolezza dell’indipendenza femminile. Le numerose inquadrature che la riprendono da vicino ci permettono di scrutarla più profondamente, di scoprirne maggiormente i tratti e di osservare la sua graduale ma radicale trasformazione da ragazza a adulta. 

Le musiche de L’amica geniale 3

L'amica geniale 3 colonna sonora

Il tema della ribellione e della ricerca del piacere per se stesse viene sottolineato anche dalle rare ma puntuali incursioni musicali. Sulla spiaggia di Viareggio risuona Rumore (1974) di Raffaella Carrà mentre la piccola Dede urla a Elena “Mamma, sei cattiva!”. Immagine emblematica che dà voce alla sensazione di insofferenza della nostra protagonista.

E ritornare al tempo che c’eri tu
Per abbracciarti e non pensarci più su
Ma ritornare ritornare perché
Quando ho deciso che facevo da me

Rumore, Raffaella Carrà, 1974

Le scelte musicali danno molti indizi sui pensieri di Elena e sulle lotte legate alla società degli anni ’70. Nella sala da pranzo dei Solara si balla il nuovo gioco-ballo Tuca Tuca (1971), sempre di Raffaella Carrà, mentre tra le strade di Firenze e nella testa di Elena scorrono dolci le parole di Per un’ora d’amore (1975) dei Matia Bazar. L’incontro con Nino Sarratore accende in lei un desiderio di evasione che si scontra con l’immagine di una mamma accondiscendente e premurosa.

Per un’ora d’amore non so cosa farei, na na nai nai na na na
Per poterti sfiorare non so cosa darei, na na na
Chiudo gli occhi, ti vorrei
Non nei sogni ma così come sei

Per un’ora d’amore, Matia Bazar, 1975

Lila e Lenù, nemiche e amiche

Se la seconda stagione è dedicata a Lila e ai suoi primi passi nell’età adulta, vera protagonista de L’amica geniale 3 è Elena che intraprende un percorso fatto di momenti di slancio e di profonda delusione che arricchiscono la figura della nostra beniamina che è anche la narratrice dell’intera vicenda. Di conseguenza, Lila diventa più che un personaggio reale una presenza quasi inquietante nella coscienza di Lenù, una voce tagliente e autorevole che compare in sogno e a cui la giovane scrittrice si affida totalmente, anche senza volerlo.

Gli anni ’70: quello che i vestiti raccontano

L'amica geniale 3 Elena Ferrante

La forte differenza e la complementarietà tra le due risulta evidente anche nei costumi, dettagliatamente studiati e pensati da Antonella Cannarozzi.

Lila indossa spesso tessuti caldi, pesanti, di fattura grezza ma vivacemente colorati, mentre Lenù esprime il suo carattere serio e docile attraverso colori tenui, neutri o pastello, caratterizzati da stampe di tendenza e materiali più pregiati e leggeri. I capelli biondi di Elena sono, come il suo carattere, addomesticati in pieghe realizzate con il ferro o caschetti tagliati con precisione, mentre Lila lascia i capelli lunghi e selvaggi, al massimo trattenuti da qualche forcina.

I primi capelli bianchi sono segno di una vita più semplice e di un aspetto più trascurato rispetto a Elena che mostra sempre mani curate e uno stile attentamente accessoriato, a partire dagli occhiali che paiono usciti da una collezione di Alessandro Michele per Gucci. La differenza di classe e di temperamento risulta quindi evidente nel confronto tra i due personaggi, ormai simboli di contesti sempre più distanti ma vicini per senso di ingiustizia e frustrazione.

Un indizio interessante sulla differenza di condizione delle due emerge anche nella diversa rappresentazione degli interni. Mentre Lila passa dalla casa di San Giovanni al Teduccio a quella del rione – entrambe molto spoglie e vecchie – Elena abita in solitudine lo spazio della sua nuova casa fiorentina di carattere decisamente borghese.

Un bel giardino, ampie finestre e un arredamento raffinato sono i confini in cui la giovane si trova inconsapevolmente prigioniera, mentre l’autorevole marito vive rinchiuso nel suo studio, unico ambiente inaccessibile a Elena e alla macchina da presa. I due condividono la scena solo nei momenti di quotidianità domestica, non escono insieme quasi mai, entrambi prigionieri della stessa fortezza borghese in cui si sono rinchiusi.

Cosa succede nel finale de L’amica geniale 3? Anticipazioni sulla quarta stagione

L'amica geniale 3 Alba Rorhwacher

Il finale di stagione de L’amiga geniale 3, scontato ma comunque avvincente, ci introduce a un nuovo capitolo che arriverà fino ai giorni nostri per riprendere le fila del misterioso incipit del primo libro in cui Gennarino chiama al cellulare Lenù per denunciare la scomparsa della madre.

Nonostante la coraggiosa fuga di Elena dalla famiglia Airota, in questo finale di stagione è difficile poterla definire una donna finalmente libera e liberata. Lei stessa riconosce l’ulteriore ipocrisia del suo rapporto clandestino con Nino nel momento in cui la sua voglia di emergere è strettamente legata al desiderio di farsi notare da lui.

A pensarci oggi scrissi di come gli uomini ci avevano inventate in modo che fossimo sempre a loro servizio, soprattutto perché lui mi leggesse e mi dicesse: “Brava!”

Lenù, Storia di chi resta e di chi fugge

Inoltre, la reticenza di Nino a chiudere il rapporto con la moglie Eleonora allarma giustamente Lenù che purtroppo non saprà resistere a quell’idillio che il rapporto con il giovane professore napoletano le regala. La subdolità di Nino che non vuole rinunciare ai vantaggi di un matrimonio professionalmente vantaggioso confermano ancora una volta la negatività della figura maschile all’interno del romanzo, tanto che già il folto pubblico degli appassionati ha ironicamente soprannominato Nino “Omm‘ e Merd‘”.

Il volto di Alba Rorhwacher – già da principio voce narrante della serie – nei panni di Lenù nelle ultime sequenze del finale di stagione preannuncia la realizzazione della quarta stagione e un importante cambio di interpreti.

Una prova convincente

L'amica geniale 3 Daniele luchetti

La regia di Luchetti si è ben integrata con il lungo percorso narrativo della quadrilogia riuscendo a rendere l’intensità dei sentimenti dei suoi protagonisti e la loro crescita personale ed emotiva. Inevitabili alcune sbavature e momenti poco incisivi dettate da attrici comunque non sufficientemente esperte per supportare la complessità di ruoli forse più adatti a interpreti adulte.

Se l’inesperienza delle giovani attrici e la grande differenza di età ha purtroppo reso in alcuni punti la loro prova meno realistica, l’affezione che il pubblico ha comunque sviluppato per la coppia Girace-Mazzucco ha permesso di superare con un po’ di ingenuità le mancanze delle due regalando comunque un progetto ben riuscito, lineare, capace di coinvolgere ed emozionare, che è raro trovare in altre serie italiane.


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Nata a Verona 23 anni fa, vive a Parigi per specializzarsi in Museologia all’Ecole du Louvre. Legge in metro i Cahiers du cinéma, va al cinema durante la settimana, anche da sola. Questa estate ha coronato uno dei sogni più grandi partecipando alla Mostra del Cinema di Venezia. Scrive delle ultime uscite in sala, di premiazioni, festival e di tutto il folle mondo che ci ruota attorno.

1 Comment

  1. Bellissima mi è piaciuta molto !Brava la Girace nelle scene drammatiche e di azione ma forse meno a suo agio in scene romantiche come già avevo notato nella seconda serie. La Mazzucco forse meno convincente nelle scene drammatiche ma perfettamente a suo agio nelle scene d amore ribadisco dalla prima serie chimica fortissima con Francesco Serpico che nell ultima puntata è letteralmente esplosa nelle scene calde tra Elena e Nino ! Brava anche a rendere il tiepido affetto che lega Elena a Pietro e la poca intesa tra i due.
    Eccezionale Matteo Cecchi un Pietro più sensibile di quello del libro! E sicuramente efficace Serpico nel rendere Nino così magnetico e passionale e poco dopo calcolatore cinico e cattivo fuori dal letto. Bravissima la giovanissima attrice che fa Dede.

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