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Home Sweet Home Alone Again: il disastroso reboot di Mamma ho perso l’aereo

Home Sweet Home Alone Again ci lascia con l'amaro in bocca e un po' di risentimento

9 minuti di lettura

Non so perché provino sempre a rifare i classici, non sono mai belli come gli originali. Home Sweet Home Alone Again sembra scusarsi in anticipo con il pubblico tramite le parole profetiche di uno dei personaggi. Il reboot del celeberrimo Mamma ho perso l’aereo è un insipido miscuglio che non è all’altezza del cult del 1990, e lo sa. Cosa porta allora la 20th Century Fox/Disney a volerlo riproporre nel 2021? Cerchiamo di scoprirlo insieme.

La trama (ovvia ma non troppo) di Home Sweet Home Alone Again

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Sono forse rimasti in due a non aver mai visto Mamma ho perso l’aereo, film che già ai suoi albori è entrato nella hall of fame dei classici natalizi. La trama del suo reboot potrebbe sembrare scontata, ma gli ideatori Mikey Day e Streeter Seidell hanno voluto rimescolare le carte in tavola. Innanzi tutto conosciamo quelli che sembrano essere i veri protagonisti di questo film: Pam (Ellie Kemper) e Jeff (Rob Delaney), due genitori tristemente alle prese con la loro infelice situazione economica. Sotto il peso delle spese e della disoccupazione, la coppia decide di vendere a malincuore la loro casa di famiglia.

La svolta che fa da ponte con la classica trama che tutti ben conosciamo è una antica (e bruttina) bambola di porcellana. Pam e Jeff scoprono che il valore dell’inquietante manufatto può permettergli di risollevarsi e di tenere l’abitazione di famiglia, ma il piccolo Max (Archie Yates) sembra essersene impossessato durante un visita “di servizio” all’evento Open House della casa dei due. Pam e Jeff, nei panni dei ladri imbranati, sono più determinati che mai a reimpossessarsi di quel bambolotto. Non sanno però che Max è stato dimenticato a casa dalla sua famiglia in viaggio verso Tokyo. Il ragazzino cercherà con i soliti astuti stratagemmi di tenere Pam e Jeff lontani dalla sua casa.

Cosa non convince in Home Sweet Home Alone Again

Quando si tratta di film natalizi il target sono spesso i più piccoli. Toni spiritosi, e a volte un po’ esagerati, sono l’ingrediente prediletto insieme ad inconvenienti, equivoci e ruzzoloni in stile cartoon. In Home Sweet Home Alone Again qualcosa però sembra non funzionare. I tempi comici sono completamente sbagliati e le doti attoriali del cast, per nulla alle prime armi, sono misteriosamente inesistenti. L’accenno al Natale e ai suoi valori sono solo di passaggio sullo sfondo di queste vicende confuse. Il lieto fine, scontato e affrettato, lascia lo spettatore indifferente a tutto ciò che passa sullo schermo.

Inoltre il film straborda di problematiche e discorsi “da grandi”, con tanto di citazioni e references comprensibili solamente dai genitori che accompagnano i figli nella visione di Home Sweet Home Alone Again. Insomma questo reboot si rivela troppo infantile nelle fattezze per un pubblico adulto, ma al contempo difficilmente accessibile a livello di sottotrama per i piccoli spettatori. Una nota di demerito va, infine, alle trappole: rese esageratamente realistiche, tanto da far rabbrividire per qualche secondo. Troppo crudeli e dolorose, oltre che inadatte ad un film di Natale per tutta la famiglia, soprattutto se le pensiamo rivolte a due poveri genitori che tentano di salvare la propria famiglia dalla rovina economica.

Il cambio di rotta nella prospettiva dell’intero film ne modifica intenti ed effetti. Lo spettatore non si schiera più dal lato del bambino astuto e ingegnoso che si ritrova d’un tratto da solo e costretto a responsabilizzarsi nel difendere la propria dimora da due balordi. Piuttosto tifa per Pam e Jeff, vittime del nostro tempo e della sua precarietà. La mancanza di comunicazione e di chiarimenti degli equivoci si fa sempre più antipatica e non è il pretesto di una risata ma piuttosto di una piccola sofferenza.

Mamma ho perso l’aereo funziona nel 2021?

Home Sweet Home Alone Again è un maldestro tentativo di svecchiare il grande classico adattandolo ai tempi moderni. Una brutta (e quasi inutile) copia di Alexa e un visore di realtà aumentata paradossalmente immersivo si scontrano con l’immobilità digitale pressoché utopica di Max, un bambino di 10 anni che, nonostante sia un nativo digitale sembra non essere in grado nemmeno di chiamare sua mamma. Blocchi in stile Parental Control schermano e rimbalzano ogni possibilità di comunicazione tra i personaggi, evitando tutte le soluzioni più ovvie alla spinosa situazione.

Questo espediente poco credibile è un goffo tentativo di mantenere continuità con le vicende del film originale, ma il risultato è solamente una fastidiosa perdita di credibilità e verosimiglianza, che necessita continuamente di seccanti spiegazioni. In una realtà dove quasi nulla sfugge più al nostro controllo, la comunicazione è costante e la tecnologia, con i suoi potenti mezzi, è onnipresente, una situazione alla Mamma ho perso l’aereo ci sembra ormai incomprensibile. Il risultato è che si trascorre l’intera durata del film a chiedersi come sia possibile che questo ragazzino non possegga un telefono.

Perché allora proporre Home Sweet Home Alone Again?

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Come dice la citazione all’inizio, sembra quasi incomprensibile il motivo per il quale le case di produzione si azzardino a toccare questi mostri sacri della filmografia pop. Uno dei tanti motivi potrebbe essere quello di riproporre le stesse storie che hanno fatto appassionare anni fa anche alle nuove generazioni, fornendo una chiave di lettura a loro più contemporanea e comprensibile. Un altro potrebbe essere la creazione di contenuti comodi che ripagano con poca fatica grazie alla curiosità che solitamente ispirano reboot e remake. Infatti eccoci qui a parlarvene.

Certo è che qualunque fosse la missione dietro a Home Sweet Home Alone Again non sembra essere andata a buon fine. Questa storia, che non porta da nessuna parte, non riesce nell’intento di riportarci indietro nel tempo. Un protagonista per cui non si prova empatia e un copione impacciato non ci fanno emozionare e, anzi, ci fanno rimpiangere il tanto amato cult del ’90 al quale leghiamo la nostra infanzia.

Noi però nel frattempo siamo cresciuti, i tempi sono cambiati ed è cambiata anche la prospettiva di Mamma ho perso l’aereo. Se prima eravamo quel bambino che si divertiva, sprezzante del pericolo, ora forse siamo Pam e Jeff: schiacciati dalla nostra realtà e disincantati davanti alle difficoltà spietate della vita. Non tutti però hanno la fortuna di trovare la loro bambola di porcellana salva-situazione e per questo Home Sweet Home Alone Again ci lascia con l’amaro in bocca e un po’ di risentimento.


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Floriana Bria

Classe 1996, laureata in Filosofia.
Aspirante filosofa e scrittrice, nel frattempo sognatrice e amante di serie tv, soprattutto comedy e d'animazione. Analizzo tutto ciò che guardo e cerco sempre il lato più profondo delle cose. Adoro i thriller psicologici e i film dalla trama complessa, ma non disdegno anche quelli romantici e strappalacrime.
Pessimista cronica e amante del dramma.

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