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Esiste il momento per crescere? Il nuovo film Netflix non risponde ma fa riflettere

Su Netflix dal 5 novembre: ecco perché non perderlo

6 minuti di lettura

Il momento per crescere è il film di esordio del regista Yoshihiro Mori (classe 1992), uscito su Netflix il 5 Novembre 2021, prodotto da C&I Entertainment.

Il momento per crescere è un adattamento del romanzo giapponese bestseller Bokutachi wa Minna Otona ni Narenakatta (Non siamo cresciuti) esordio, anche questo, di Moegara. 

We Couldn’t Become Adults, titolo internazionale, ha come protagonista Mirai Moriyama, nel ruolo di Makoto Sato, che in due ore di film ripercorre la sua vita all’indietro di 25 anni per rivivere i sogni ormai svaniti e vedere gli errori commessi. 

Il momento per crescere, un titolo che fa sorgere molte domande.

esiste il momento per crescere

Se esiste il giusto momento, ovvero l’età che noi decretiamo come scalino tra l’abbandono della giovinezza e l’ingresso nell’età adulta, siamo capaci di capirlo?

Makoto fa un tuffo nel passato fino ad arrivare agli anni ’90, raccontando anche gli avvenimenti a Tokyo: dal boom economico fino alla pandemia nel 2020.

Il protagonista ripercorre anno dopo anno per riunire tutti i pezzi che lo hanno fatto diventare a 46 anni un “adulto noioso” come lui si definisce a inizio de Il momento per crescere.

Makoto nel 1995 è un ragazzo di poco più di 20 anni con il sogno di diventare uno scrittore, nello stesso anno incontra Kaori, con cui avrà la sua storia d’amore più importante “era l’unica persona che amavo più di me stesso”, dice Makoto. Con Kaori instaura da subito un legame significativo, i due viaggiano e scoprono insieme l’amore,  fino a quando dopo quattro anni lei si allontana senza spiegazioni.

La nostalgia degli anni perduti 

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Si raccontano gli anni ’90: costumi che stanno ritornando di moda oggi, l’avvicinarsi della rivoluzione tecnologica che sarà poi protagonista del XXI secolo e il boom economico che costringe il protagonista a dedicare le sue giornate al lavoro nel settore radiotelevisivo.

Nei 25 anni che vengono ripercorsi sembra che il lavoro abbia risucchiato la sua vita, Makoto lavora molto, tanto da perdersi la vita che c’è fuori, lo fa senza alcuna ribellione però, rimanendo fedele ad un approccio tipico asiatico che vede il lavoro non solo come mezzo per sostentarsi ma come un dovere che serve per far marciare l’ingranaggio sociale. 

Makoto ricerca gli errori commessi fatti nel passato e sembra che l’unico suo desiderio sia fuggire da una vita che lui stesso definisce “ordinaria”.  Sposarsi, avere figli, crearsi una famiglia, come farà poi Kaori, per Makoto è ordinario. 

Come si definisce una vita ordinaria?

“Ordinario” assomiglia al sostantivo “normale” parola che spaventa e rassicura alla stesso tempo, ciò che si definisce ordinario allora è privo di senso di identità? 

Il rimpianto del protagonista è nell’aver puntato il dito sulla vita degli altri, riconoscendone l’ordinario e fuggendo da ciò che semplicemente si chiama vivere. 

Solo l’amore per Kaori era riuscito a fermarlo nel presente perché infondo è solo l’amore per chi amiamo più di noi stessi che ci fa vedere ciò di cui non ci siamo mai accorti, come la bellezza di un tramonto. 

Ma l’ordinario che si presenta nelle vite di ognuno di noi in modo così diverso e unico non è forse straordinario?

Un film che fa riflettere 

Il momento per crescere è un racconto di malinconia e rimpianti, in cui si sottolinea la paura delle scelte e i tormenti dell’età adulta. 

Yoshihiro Mori dopo aver vinto premi per video musicali e spot pubblicitari, arriva sullo schermo con il suo primo lungometraggio in cui molte persone adulte potranno riconoscersi negli errori e dubbi del protagonista, a volte non tutto quello che realizziamo è positivo, l’importante è che sia autentico. 

La sceneggiatura di Ryō Takada ha una struttura narrativa che rende a tratti lento Il momento per crescere, a spezzare il ritmo è la divisione della storia in anni.

I protagonisti de Il momento per crescere si distinguono per un recitazione asciutta, poco empatica, che riesce comunque a trasmettere quella malinconia presente sia nei momenti felici che quelli in tristi che sono accompagnati dalla colonna sonora di Tomisiro, il duo formato da Yosuke Kakegawa e Naoyuki Honzawa.


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Bianca Mei

Bianca 26 anni, lucchese ma trasferita a Roma per studiare recitazione.
Sono un’attrice iscritta a Scienze della comunicazione a Roma Tre.
Amo il cinema e il teatro, il mio posto è il palco. Grande osservatrice, si può imparare molto anche con poco, mi faccio sempre tante domande, scrivo tentando di darmi delle risposte! Ascolto molta musica: ogni mattina prima di alzarmi dal letto devo ascoltarla almeno per mezz’ora. Mi piacciono le giornate nuvolose, il silenzio e i miei amici.

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