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Koza Nostra Film NPC Magazine

Koza Nostra: Mary Poppins è ucraina e fa la domestica per i mafiosi

L'opera prima di Giovanni Dota èi una moderna Mary Poppins, una donna ucraina che si ritova a fare da domestica per una famiglia mafiosa in Sicilia.

5 minuti di lettura

Koza Nostra, ovvero una commedia che analizza una piaga sociale; ma anche una commedia che ritrae un dramma familiare; e soprattutto una commedia che è una vera commedia! Ecco cos’è l’opera prima di Giovanni Dota, regista campano classe ’89; un film leggero che scherza su temi caldi e che (intelligentemente) strizza l’occhio ai più, al grande pubblico, alla massa. Distribuito da Adler Entertainment, con una produzione italo-ucraina, Koza Nostra dal 19 maggio è presente nei cinema italiani.

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Koza Nostra, Mary Poppins nella malavita

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Cosa succederebbe se Mary Poppins si ritrovasse a casa di una famiglia di mafiosi?”.

Giovanni Dota

Vlada Koza (Irma Vitovska), una donna ucraina, lascia la sua terra natia per raggiungere la propria “neo-mamma” figlia in Sicilia. Qui le cose non vanno tutte nel verso giusto, e la babusya si ritrova presto sola, sperduta nel mezzo dell’isola. Un incidente automobilistico però cambia il suo destino. La donna conosce Don Fredo (Giovanni Calcagno), boss in crisi del clan dei Laganà. Vlada inizierà a lavorare come donna di servizio nella casa di Don Fredo, portando una ventata di serenità e di equilibrio tra i componenti della famiglia. La quiete, però, non è destinata a durare.

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Dopo la gavetta passata tra il set di Gomorra e la regia di cortometraggi come Fino alla fine e Una cosa mia, Giovanni Dota esordisce sul grande schermo con una favola moderna, piena di contraddizioni, di malintesi, di preoccupazioni e di problemi legati alla realtà di tutti i giorni.

Angosce che spaziano dal “lavoro”, alla famiglia, alla incomunicabilità (tra intimi soprattutto). Arriva una domestica a cercare di mettere ordine in tutto questo caos. Una donna forte, decisa, che non scende dal cielo con il suo ombrello nero e la sua borsa magica, ma che lascia la propria casa per raggiungere la propria figlia dall’altra parte del continente, che rimane sola e che trova la forza per ripartire (più di una volta). Insomma, una Mary Poppins del XXI secolo, che viene dall’Ucraina (pre-guerra) e che, nel grottesco più totale, si rimbocca le maniche per far sì che tutto torni.

Non perfetto ma godibile, e soprattutto non banale

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Un film interessante, ma che rischia di ingannare gli spettatori. Infatti la facciata di Koza Nostra è quella di una classica commediuccia all’italiana, come tante che sono passate (inosservate) sui grandi schermi della penisola, senza una struttura solida, senza un’anima ben strutturata, piena di ironie banali e desuete. La realtà, però, è ben diversa.

Koza Nostra, infatti, è tenuto in piedi da una moltitudine di fattori, e cioè, in poche parole, da un grande lavoro. Prima di tutto dalle interpretazioni dei protagonisti, una su tutte quella di Irma Vitovska, Koza, la protagonista, che con una prova leggera ed ironica riesce a risultare credibile per tutti i 103 minuti della pellicola. A livello registico, invece, il lavoro sulle inquadrature risulta al quanto semplice, la camera non osa troppo, e questo non può che essere un buon segno.

La sceneggiatura, infine, scritta dallo stesso Dota insieme a Anastasiia Lodkina, Giulia Martinez e Matteo Visconti, è intelligente, ben costruita, divertente e (soprattutto) mai banale. Ed è proprio questo che fa di Koza Nostra un buon film (non perfetto, per carità, ma pur sempre godibile), ovvero la non banalità.

E il cinema (generalista) italiano dovrebbe prendere esempio da questo film. Ciò di cui hanno bisogno le sale e il pubblico, infatti, è anche, in parte, questo: film godibili, e soprattutto mai banali.


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