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La Casa tra le Onde NPC Magazine

La Casa tra le Onde, un mix di tradizione giapponese

5 minuti di lettura

La Casa tra le Onde è il secondo lungometraggio del regista giapponese Hiroyasu Ishida, un anime disponibile su Netflix a partire dal 16 settembre, molto atteso dagli appassionati del genere e prodotto da Studio Colorido, una giovane casa di produzione del Sol Levante.

Hiroyasu Ishida si era già fatto notare con il suo primo lungometraggio Penguing Highway, uscito nel 2018, con ottimo riscontro internazionale, grazie anche ad una certa adesione ad alcuni canoni prototipici dell’animazione giapponese: un brodo primordiale nel quale (quasi sempre) si riscontrano elementi di mistero, fantascienza, apocalisse nucleare, sesso, tenerezza e infine un’atmosfera a volte onirica, a volte ironica. Il tutto condito con un pizzico di malinconia.

Anche La Casa tra le Onde si colloca con decisione nel solco di questa tradizione, possedendo molti degli elementi descritti, a partire da un enorme condominio che vaga inspiegabilmente nell’oceano.

Atmosfere rarefatte come da tradizione giapponese

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Nel finale del citato Pinguin Highway, case e palazzi fluttuanti in un indefinito spazio-tempo catturavano l’attenzione dello spettatore: forse gli autori, proprio a partire da queste immagini per certi aspetti indecifrabili, ma affascinanti, hanno tratto spunto per il palazzo/condominio vagante nell’oceano de La Casa tra le Ondee.

Il film narra la vicenda di due ragazzini, Kosuke e Natsume, vissuti e cresciuti insieme in un enorme palazzone popolare custode di quasi tutti i loro ricordi di bambini. Il vecchio palazzo è ormai disabitato e destinato alla demolizione ma un giorno Kosuke, insieme ad alcuni amici, decide di farvi visita e lì incontrano Natsume e successivamente un altro misterioso personaggio, Noppo. Kosuke e Natsume, da qualche tempo, non hanno grandi rapporti a seguito di alcune incomprensioni che li hanno allontanati.

Si dice che il condominio sia infestato dai fantasmi e questo accresce la curiosità dei ragazzini. Ad un certo punto, il palazzo si ritroverà magicamente a navigare in mare aperto, facendo cominciare una straordinaria e, al tempo stesso, temibile avventura a tutti i ragazzini presenti. Si tratta di sogno o realtà?

La trama a volte diventa intricata, quasi indecifrabile, ma anche questo non stupisce in un ànime così come il consistente approfondimento psicologico dei personaggi principali.

La Casa tra le Onde: un viaggio nei ricordi

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Drifting home, questo il titolo inglese, è un racconto di formazione, un un viaggio nei ricordi dei due ragazzini, Kosuke e Natsume. Ricordi che, ad un certo punto del film, vengono letteralmente personificati, prima dal palazzo alla deriva (e da altri incrociati in mare aperto) e poi da due strani personaggi, anch’essi ragazzini (ma non umani) che forse rappresentano l’anima dei luoghi in cui Kosuke e Natsume hanno vissuto e fatto le loro esperienze. Facile intuire come l’aspetto malinconico percorra parallelo alla storia, senza mai prendere (fortunatamente) il sopravvento.

Il film, come accennato, si caratterizza anche per il notevole approfondimento psicologico dei protagonisti, aspetto certo non banale in un cartone animato. La Casa tra le Onde si caratterizza per immagini potenti che calamitano l’attenzione dello spettatore ed emozionano per la fantasia della storia. Una fantasia che fa riflettere e lascia un messaggio altrettanto potente: bisogna sapersi distaccare dai propri ricordi, che, seppur importanti, rischiano di imprigionarci, impedendoci di vivere felicemente la vita.

La Casa tra le Onde stupisce per la cura e la ricercatezza delle immagini, per la fotografia, per la regia e per la trama, mai banale, oltre che per il suo messaggio.

Perchè vedere La Casa tra le Onde?

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Perchè vedere La Casa tra le Onde? Per lo stesso motivo per cui vedere un film d’animazione giapponese. La CGI spettacolarizza alcune scene ma, in alcuni casi, sottrae sicuramente un po’ di magia, quella che solo una “artigianale” matita riesce a rendere. Il tratto giapponese, inoltre, oltre ad essere facilmente riconoscibile, è meravigliosamente espressivo, oltre che oggetto di vero e proprio culto dagli amanti del genere. Indipendentemente dai gusti personali, è unanimemente riconosciuto come il più raffinato.

Interrogativo finale per cinefili navigati. Alcune scene del film, quelle in cui Kosuke, insieme agli amici, entra nel suo vecchio appartamento, ricordano le inquadrature di interni del grande maestro Ozu Yasujiro in Tarda primavera o Viaggio a Tokio. Chissà se è solo un’impressione o Hiroyasu Ishida si sia fatto ispirare proprio da Ozu.


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Maestro di scuola elementare, avvocato, cuoco sconclusionato, scacchista senza talento. Anamnesi: affetto da curiosite cronica, malato di cinema, insana passione per Eric Cartman e Mr. Hankey. Autori preferiti (impossibile citarli tutti) "Beat" Kitano, Lars Von Trier, Aki Kaurismaki, Kim Ki-duk, Buñuel, fratelli Coen, Tarantino, Hitchcock, Argento, Mario Bava, Fernando di Leo. Eroe preferito: Superman? Batman? Macchè! Arturo Bandini

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