Pubblicato nel 2003 – in Italia uscirà con Adelphi l’anno successivo -, Leggere Lolita a Teheran è un memoir scritto dalla professoressa iraniana Azar Nafisi, basato sulla sua esperienza di vita a Teheran dopo la Rivoluzione islamica. Sin da subito, il testo è divenuto un bestseller anche nel nostro Paese, dove viene tuttora letto, apprezzato e consigliato.
La popolarità del libro ha inevitabilmente portato all’adattamento per il cinema, di produzione italo-israeliana, diretto dal regista israeliano Eran Riklis: un dato importante se consideriamo i rapporti diplomatici conflittuali tra i due Paesi. La pellicola ha avuto la sua prima alla Festa del cinema di Roma, dove è stata accolta molto positivamente, al punto da vincere ben due riconoscimenti nell’ambito della manifestazione, il Premio del Pubblico e un Premio speciale della giuria assegnato al suo cast femminile. Dopo questo successo, Leggere Lolita a Teheran si appresta ad arrivare nelle sale il 22 novembre 2024, distribuito da Minerva Pictures.
Di cosa parla Leggere Lolita a Teheran?

Leggere Lolita a Teheran racconta la storia del ritorno in patria di Azar Nafisi (Golshifteh Farahani, già vista in Paterson di Jim Jarmoush e Un divano a Tunisi di Manele Labidi Labbé), professoressa universitaria di Letteratura inglese, dopo la rivoluzione khomeinista del 1978-1979. Qui, trova un paese nettamente cambiato: con la rivoluzione, infatti, i giuristi islamici hanno assunto pieni poteri all’interno di un governo di stampo nazionalista, imponendo i dettami della morale religiosa come parte integrante della vita del Paese.
Questo elemento ha un forte impatto sulla vita della protagonista di Leggere Lolita a Teheran, la quale è dapprima soggetta a censura, a causa dei testi che legge e analizza durante le sue lezioni – opere immortali della letteratura anglofona come Lolita, Il Grande Gatsby e Orgoglio e Pregiudizio – e poi costretta a interrompere il proprio corso universitario. Questo porterà la sfrontata e impavida docente a creare un corso settimanale privato, riservato solo alle sue alunne più dotate e curiose: si viene a formare un gruppo in cui queste giovani donne si riuniscono per leggere i testi tacciati di essere “contro la morale islamica”.
Nel creare questa piccola comunità, un piccolo paradiso al di fuori dal regime islamico, Nafisi riesce a intessere una vera e profonda connessione con le sei donne che segue, tutte vittime a modo loro dell’ideologia nazionalista e fondamentalista vigente nel loro Paese. Così, questo inusuale “club del libro” diviene il luogo sicuro – anzi, un vero e proprio safe space, nonostante l’anacronismo – di queste donne, in cui possono discutere liberamente non solo di letteratura, ma anche delle loro vite e dei loro problemi.
Date le premesse, non è difficile vedere nell’adattamento di Leggere Lolita a Teheran un grande potenziale cinematografico e commerciale, visti i tempi correnti. Un romanzo di grande successo da adattare; una storia che parla di femminile, di oppressione e del potere politico della letteratura (al netto della recente polemica esplosa su TikTok, nata da video in cui si chiedeva alla comunità online di “tenere fuori la politica dai libri”); e un cast femminile di grande richiamo internazionale.
Infatti, oltre alla già citata protagonista, possiamo vedere anche Zar Amir Ebrahimi, attrice che ha vinto il Prix de l’interpretation al Festival di Cannes 2022 per Holy Spider di Ali Abbasi, e Mina Kavani, che ha recitato ne Gli orsi non esistono di Jafar Panahi. Quindi, cosa può andare storto?
Leggere Lolita a Teheran, una lettura, forse, superficiale

Vedendo Leggere Lolita a Teheran, è lampante quanto il film sia pensato, più che come un’opera di forte valore artistico, come un prodotto espressamente rivolto al grande pubblico – operazione anche ben riuscita, come dimostra il premio vinto a Roma. Il film, tuttavia, si dimostra abbastanza superficiale nell’affrontare le tematiche che si pone di voler trattare, dalla questione femminile a quella dei libri, passando per la geopolitica del Medio Oriente. L’approccio adottato da Riklis, poi, non nasconde minimamente la propria posizione filo-occidentale sulle questioni, restringendo il proprio campo d’azione, dunque, a degli spettatori e delle spettatrici occidentali.
All’interno di Leggere Lolita a Teheran, infatti, l’Iran post-rivoluzione viene, sì, ampiamente criticato per le sue politiche repressive, soprattutto nei confronti delle donne, ma sempre in contrapposizione ad un’idealizzazione assoluta dell’Occidente. Quest’ultimo è presentato come luogo di libertà totale, senza alcuna preoccupazione né pericolo per le donne: non a caso, la protagonista incontrerà il lieto fine, pur avendo sacrificato molto, negli Stati Uniti, dove il suo libro verrà pubblicato.
Anche gli stessi problemi delle donne protagoniste di Leggere Lolita a Teheran sono presentati in modo particolarmente didascalico: fenomeni complessi come la violenza domestica o le punizioni corporali per donne che hanno violato la Legge Islamica vengono contestualizzati, ma presentati in uno spazio narrativamente molto ristretto. Spesso questi temi sono relegati ad una sola scena, cosa che non permette alcun tipo di esplorazione della tematica in maniera sfaccettata e complessa. Grandi problemi sociali vengono, dunque, ridotti a una rappresentazione stereotipica e monodimensionale.

La costruzione filmica in cui questi grandi temi vengono affrontati risulta altresì di fattura abbastanza modesta: la sceneggiatura e la regia, per quanto capaci di rendere la dimensione claustrofobica delle riunioni delle protagoniste – donne costrette in uno spazio ridotto, l’unico però in grado di restituire loro un senso di libertà -, non riescono a rendere la dimensione corale del racconto. Difatti, l’intero film sembra rifuggire scene che rendano un effettivo senso di comunità tra le diverse donne, preferendo momenti in cui è una di loro – spesse volte Azar Nafisi stessa, la vera e propria protagonista – ad avere un momento di centralità, con le altre figure presenti come ancillari.
Pur non ponendosi allo stesso livello di altre opere che in anni recenti hanno saputo raccontare la realtà complessa e complicata dell’Iran – si pensi al già citato Holy Spider, ma anche a pellicole come Persepolis di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud e opere di autori come Jafar Panahi (Il Cerchio, Tre Volti, Gli orsi non esistono) e Asghar Fahradi (Una separazione, Il Cliente) – , Leggere Lolita a Teheran rappresenta il tentativo (comunque assolutamente dignitoso e meritevole di rispetto) di portare sullo schermo una serie di temi e di idee per renderle più digeribili e approcciabili per il grande pubblico, assolvendo a una funzione decisamente più sociale che artistica.
Seguici su Instagram, Tik Tok, Twitch e Telegram per sapere sempre cosa guardare!
Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club!
