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Not Okay

Not Okay, quando superare il limite diventa social

Una finestra sul fagocitante mondo dei social, tra tragedia e glamour.

7 minuti di lettura

Mentre le sale cinematografiche propongono il loro catalogo estivo, ecco che anche le piattaforme streaming più celebri rivelano i loro cavalli di battaglia. Distribuito in America grazie ad Hulu e in Italia da Disney+, ecco che arriva il nuovissimo lungometraggio Not Okay. Disponibile sulla piattaforma dallo scorso 29 luglio, Not Okay è sceneggiato e diretto dalla giovanissima regista Quinn Shephard che, come sua opera prima decide di proporre un film all’apparenza leggero, ma intriso di significato.

Con Zoey Deutch e Dylan O’Brien, Not Okay è un variopinto ritratto di quanto i social media abbiano influenzato ogni parte della nostra vita, osannandoci e distruggendoci nel medesimo momento.

Not Okay, il comandamento social

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Danni Sanders (Zoey Deutch) è una giovane photo editor con una vita insoddisfacente e ambisce ad aspirazioni più grandi quali diventare una scrittrice e – soprattutto- aumentare la sua popolarità su Instagram. Per questo motivo Danni finge un viaggio a Parigi, con l’intenzione di accrescere notevolmente i suoi follower; quando però Parigi viene attaccata da alcuni terribili attentati, ecco che Danni rimane intrappolata in una bugia più grande di quanto pensava, che da semplice ed ambiziosa ragazza la trasforma in una influencer e attivista…fake.

Like, visualizzazioni, commenti e condivisioni. Sono questo il pane quotidiano che da anni alimenta le nostre giornate, ma che in moltissimi casi riempie fino a donarci una sensazione di sazietà estrema, da noi ignorata, desiderosi di averne in quantità maggiore. Ed è questa la descrizione perfetta con la quale si può riassumere una pellicola come Not Okay. Il tanto agognato Instagram-Verità, che negli ultimi anni ha cominciato a decomporre le strutture all’apparenza solide dei social network, diventa qui il protagonista assoluto. La finzione dettata dai social network si mescola così al fattore verità in una danza bizzarra dove, in una lotta contro il tempo, i due tentano di surclassarsi per avere la meglio.

Not Okay è il racconto grottesco, e alcune volte satirico, di uno spaccato della nostra società che negli ultimi anni ha preso il sopravvento sulla vita reale. Una storia dove il comandamento della protagonista diventa ‘’ + social – realtà’’, dove la luce e l’oscurità dei mondi virtuali nella quale passiamo molto del nostro tempo vengono a galla, con un messaggio chiaro per quella fetta di pubblico alla quale la pellicola è indirizzata: la Generazione Z. Una caricatura, ma al contempo una denuncia, verso un mondo che non abbiamo più sotto al nostro controllo.

Danni Sanders non è okay

Not Okay

“Attenzione, il film che state per vedere ha una protagonista detestabile”. Sono queste le parole che compaiono come una sorta di trigger-warning nei primi minuti del lungometraggio. E sì, sono tutte veritiere. Danni Sanders è la protagonista del racconto, e se all’apparenza sembra una normale giovane donna che si è appena affacciata sul grande spettacolo della vita, la realtà è che dentro di sé è a pezzi.

Danni, interpretata da una perfetta Zoey Deutch, è disperata a tal punto di cucirsi addosso una storia che non è la sua. La realtà è che tutti siamo un po’ Danni Sanders. In un mondo dominato da influencer che sembrano tramutare in oro tutto ciò che toccano, sono sempre di più i giovani che ambiscono a questa professione. Danni è quindi il ritratto perfetto di una ragazza che tenta l’impossibile per poter raggiungere ciò che desidera.

Ecco, quindi, che su una bugia fonda il suo Olimpo; tragedia e glamour si fondono e diventano complementari per la realizzazione della personale fiera delle illusioni di Danni che, nonostante sia continuamente tormentata dal continuo lucrare su un qualcosa di grave, (ossia il fingersi sopravvissuta ad un attentato) continua imperterrita nel suo cammino, macinando like, coniando hashtag (#iamnotokay) e frequentando gruppi di sostegno pullulanti di veri sopravvissuti ad una tragedia.

Not Okay, non solo finzione

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Not Okay viaggia su due binari paralleli che, durante il discorso narrativo, si scontrano dando vita ad una denuncia al sistema. Se Danni quantifica la sua vita con like e visualizzazioni social, una che non lo fa è Rowan (Mia Isaac). Rowan è sopravvissuta a una sparatoria dove sua sorella ha trovato la morte, ed è riuscita a trasformare la sua tragica esperienza in un racconto di forza e denuncia verso un sistema conservatore, dove il diritto alla vita viene osannato ma continuamente calpestato da leggi come quella del possesso legale di armi.

Le tappe del dolore di Rowan vengono mostrate perfettamente, e sono anche le costanti che, come potenti ondate, scagliano la realtà dei fatti in faccia a Danni. Lo spettatore, coinvolto a pieno nella storia grazie, soprattutto, a una sceneggiatura incalzante e frizzante, riesce quindi a smontare un castello di carte che viene propinato ormai in tutte le salse, quello della popolarità. Come la stessa protagonista, si riesce a cogliere il vero significato di un mondo fatto di apparenze e finzione, dove basta un nonnulla per poter diventare famosi, come accade a Colin, personaggio interpretato da Dylan O’Brien, o dove la brama di fama distrugge poi l’intera dignità.


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Rebecca, classe 2000. Scrivo da che ne ho memoria e da ancora più tempo guardo film. Ho troppi film preferiti, sono innamorata del cinema in tutte le sue forme, vorrei vivere all'interno di una sala cinematografica e aspetto il Festival del cinema di Venezia come fosse Natale.

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