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Raya e l’ultimo drago: trama che vince non si cambia

Raya e l’ultimo drago è 59° classico d’animazione Disney. Il film è disponibile dal 5 marzo 2021 sulla piattaforma streaming Disney+ con la discussa formula “accesso VIP”, che permette agli abbonati di vederlo pagando 21,99 €.

Il film segue uno stile narrativo molto familiare in casa Disney, declinandolo in una storia al passo coi tempi che si veste della tradizione del sud-est asiatico e delle magie della computer grafica, portata a nuove vette creative dai maestri dell’animazione statunitense. Un classico di animazione che sarà particolarmente amato dai più piccoli, grazie alle scene d’azione ben costruite e ai dialoghi divertenti, che pareggiano le atmosfere e i temi più adulti di Soul, l’ultimo e apprezzatissimo film Pixar.

Disney sorprende senza cambiare mai

Diretto da Carlos López Estrada e dal premio Oscar Don Hall (Big Hero 6), Raya e l’ultimo drago segue le avventure di una giovane principessa, alla ricerca di una gemma con il potere di riportare l’armonia e la pace nel suo mondo, martoriato dalla diffidenza e dall’astio tra i cinque regni di Kumandra. Per farlo si servirà dell’ingenua saggezza di Sisu, un drago d’acqua evocato dopo centinaia di anni in un mondo estremamente diverso da quello che ricordava, in cui gli uomini sono in perenne lotta tra di loro e vivono soggiogati dai Druun, mostri incorporei che tramutano le persone in statue.

Disney imbastisce una storia utilizzando gli schemi di cui la favola si è servita per millenni: lo strappo con la famiglia, l’esigenza del viaggio alla ricerca di qualcosa, l’aiuto di un amico dotato di poteri magici, la lotta con l’antagonista e il ritorno a casa dopo una crescita morale.

Nonostante più di 90 anni di attività, la Fabbrica dei sogni sa come giocare con questi elementi, ricavando soluzioni forse prevedibili, ma che non smettono di emozionare e far brillare gli occhi anche al più coriaceo degli adulti. Pur non uscendo troppo dai binari, Raya e l’ultimo drago regala piacevoli sorprese, con scarti veloci nei momenti in cui la trama sembra procedere con troppa linearità.

I personaggi sono incasellati in schemi precisi, ma non per questo risultano bidimensionali. La protagonista è una donna, temprata da una vita dura ma con un cuore buono, così come Namaari, la sua controparte. Entrambe sono spinte da motivazioni reali e legittime, pur vedendo il mondo da prospettive diverse.

Anche le cosiddette “spalle” sono ben sviluppate, anche se risulta chiaro il loro intento comico (e commerciale, nel caso del simpatico armadillone Tuk Tuk) tipico delle pellicole Disney. Ognuno di loro porta con sé un bagaglio di dolore e perdita causato dai Druun, che li spinge a seguire Raya nella sua missione, partecipando in modo attivo alla riuscita dell’impresa.

Raya e l’ultimo drago: una finestra sull’Asia meno conosciuta

Durante il corso del film lo spettatore si immerge nel mondo di Kumandra, formato dai cinque regni del drago: Cuore, Zanna, Artiglio, Dorso e Coda. Ognuno di essi è ispirato ai paesaggi del sud-est asiatico, dal Laos alla Thailandia fino alla Cambogia e al Vietnam. Il folklore, le tradizioni, gli abiti e i piatti tipici di questi luoghi vengono trattati con rispetto e ammirazione, forse memori degli errori di superficialità nel Mulan del 2020.

Le tecniche sempre più avanzate di computer grafica hanno saputo creare un mondo che sembra di poter toccare: dalla criniera arruffata di Sisu fino alle foglie degli alberi, al legno delle barche e persino la deliziosa zuppa thailandese Tom Yam che il piccolo Boun cucina ai protagonisti.

La cura maniacale per i dettagli e la scelta di utilizzare location verosimili inserite in un mondo immaginario fanno sognare lo spettatore, portandolo in viaggio in un periodo in cui è possibile vedere il mondo solo indirettamente. In un attimo ci si trova immersi nelle atmosfere della giungla e dei mercati galleggianti tipici del sud-est asiatico, luoghi magici ancora poco esplorati dal mondo del cinema e per questo ricchi di suggestioni.


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Beatrice Curti

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