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scompartimento n.6 laura guarda dal finestrino

Scompartimento n.6 non è una storia d’amore

Un valido road movie dai toni glaciali

6 minuti di lettura

Arriva in sala Scompartimento n.6, il nuovo film del finlandese Juho Kuosmanen (La vera storia di Olli Mäki). La pellicola ha ottenuto un discreto successo a Cannes, dove si è aggiudicata il Gran Premio della Giuria e il plauso di molti spettatori (spulciando online, si scopre che qualcuno l’ha ritenuto uno dei migliori film del festival).

Scompartimento n.6 è stato pubblicizzato come love story on the road: il classico film romantico dove due estranei si incontrano per caso e finiscono con (spoiler) l’innamorarsi. In realtà, siamo di fronte ad una riflessione sull’amore verso se stessi. Il viaggio dell’universitaria finlandese Laura (Seidi Haarla) alla ricerca dei petroglifi, situati nella gelida e remota cittadina russa di Murmansk, si trasforma in una sorta di racconto di formazione che le fa aprire gli occhi sulla sua vita privata.

Scompartimento n.6 scena auto

Scompartimento n.6 è liberamente ispirato dall’omonimo romanzo di Rosa Liksom, edito in Italia da Iperborea. Il film è stato scelto per rappresentare la Finlandia agli Oscar 2022. Verrà distribuito in Italia da BiM Distribuzione e sarà in sala dal 2 dicembre 2021.

Scompartimento n.6 racconta la difficoltà di scegliere la propria strada

Qual è il confine tra quello che vogliamo e quello che pensiamo di volere? Laura ripete ad alta voce che ama Irina (Dinara Drukarova), vuole intraprendere un viaggio con lei alla volta dell’estremo nord-est della Russia, per visitare il sito archeologico di Murmansk. Fin della prima scena, però, percepiamo in Laura un senso di inadeguatezza.

L’incipit di Scompartimento n.6 è la chiave per decifrarlo: la giovane Laura, finlandese che studia a Mosca, arriva a casa di Irina, con la quale da qualche tempo ha una relazione, per piombare nel pieno di una festa tra intellettuali, dove si beve, si fuma e si disquisisce di letteratura.

Trattasi di un contesto medio-borghese, dove gli interlocutori usano quel tono vagamente presuntuoso e canzonatorio tipico di chi si crede più intelligente di un altro perché sa decantare una citazione colta a memoria. Laura non sembra a suo agio in questo ambiente, ma sorride e fa uno sforzo per integrarsi: vuole far parte di quel mondo perfetto e la sua nuova amante ne rappresenta l’emblema e la porta d’ingresso.

Tuttavia, l’idea del viaggio di coppia va in fumo ancor prima dell’inizio di Scompartimento n.6 e, a causa degli impegni lavorativi di Irina, Laura dovrà andare da sola a Murmansk a vedere i famosi petroglifi. Ecco un fatto paradossale agli occhi dello spettatore più attento: la meta di Laura è una serie di incisioni sulle rocce risalenti a migliaia di anni fa, un primitivo mezzo di espressione, ma il suo viaggio avviene in compagnia di un passeggero sui generis e apparentemente incapace di comunicare con lei.

Viaggiare in solitaria per trovare il proprio animale

Scompartimento n.6

L’agognata fuga romantica si tramuta in un viaggio estenuante, turbato dai comportamenti maleducati e burberi di Ljoha (il sorprendente Jurij Borisov), un giovane minatore diretto a Murmansk, che alloggia nello stesso scompartimento di Laura (lo scompartimento n.6, appunto).

Una convivenza snervante, che sembra impossibile ma lentamente prende le sembianze di un’amicizia speciale e intensa (enemies to lovers, è proprio il caso di dirlo). D’altronde, il treno, i suoi vagoni, le sue cuccette, sono da sempre uno spazio gradito ai cineasti per mettere in scena drammi umani. L’intimità garantita dalle carrozze, anguste e stantie (siamo all’inizio del secolo scorso, in una Russia ancora piuttosto arretrata), fornisce uno sfondo d’eccezione per l’evoluzione psicologica della protagonista.

Ljoha è un’amore sfuggente, di quelli con la data di scadenza scritta sull’etichetta, non solo perché scomparirà non appena giunti a destinazione ma anche per la sua natura imprevedibile. Ma è soprattutto un tramite attraverso il quale Laura scopre sé stessa. Oltre a superare il pregiudizio nei confronti di una personalità opposta alla sua, inizia a capire che cosa vuole davvero e cerca il “suo animale interiore”, come le suggerisce misteriosamente di fare un’anziana incontrata sul suo cammino.

Si rende conto che Irina non è altro che il simulacro della vita che desidera, che è soltanto un’idea della quale si è invaghita e alla quale si aggrappa disperatamente (la videocamera che porta sempre con sé raccoglie tutti i ricordi che ha di Mosca, appena la perde si dispera, ma sul finale sembra dimenticarsene, come se finalmente potesse farne a meno).

In definitiva, Kuosmanen confeziona un valido road movie dai toni glaciali, con atmosfere soffuse, un ritmo lento. Scompartimento n.6 è una pellicola che ha molto da dire e, pur non essendo un capolavoro indimenticabile, si lascia guardare con estremo piacere. Un vero peccato che piccole perle come questa siano destinate a godere di scarsa fama, quando avrebbero sarebbero in grado di mettere d’accordo larghissima parte del pubblico.


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Classe 1998, capitata qui un po' per caso. Sono toscana ma studio al DAMS di Bologna. Ovviamente appassionata di cinema e futura disoccupata. Sono la prova che si può amare Godard indossando t-shirt di Star Wars.

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