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The Witcher: Blood Origin, il prequel tanto atteso è un fantasy classico ma funzionale

4 minuti di lettura

The Witcher: Blood Origin, prequel della serie originale di The Witcher giunta ormai alla seconda stagione, è ambientato molti anni prima delle vicende di Geralt e Yennefer. La Serie TV, disponibile su Netflix dal 25 dicembre, inizia in realtà in medias res, mostrandoci un conflitto che forse vedremo nella terza stagione di The Witcher, tra gli umani e il popolo degli elfi. Nel mezzo del conflitto, Ranuncolo viene trasportato al di fuori del tempo da uno spirito, che inizia a raccontargli la storia dei sette, un gruppo di elfi che sconfisse l’antico impero oppressore.

Più di mille anni prima, infatti, nel continente non c’erano gli umani, ma solo elfi e nani. Gli elfi controllavano quasi tutto il continente, ma erano in guerra fra loro. Fino a quando, con un colpo di stato e qualche aiuto magico oscuro, una principessa si erse sugli altri re e dichiarò la nascita dell’impero elfico, che però opprimeva il popolo. Sette eroi combatteranno contro questa oppressione per la libertà.

The Witcher: Blood Origin è una serie semplice

The Witcher: Blood Origin funge sia da prequel che da spin-off, ma dà anche delle origini e delle spiegazioni che nella seconda stagione della serie originale erano poco approfondite. I personaggi sono caratterizzati superficialmente, ma ognuno di loro ha qualcosa che lo distingue e ci racconta di un passato, di una storia, di un sentiero percorso.

The Witcher: Blood Origin funziona perché è il riassunto di un generico film fantasy. Si inizia con un prologo, che porta a un cambio di status e contemporaneamente alla formazione di un gruppo che si ribella al nuovo status; il gruppo si allarga, nascono divertenti teatrini tra i componenti del gruppo, amori, tradimenti e finti tradimenti, e si arriva poi alla battaglia finale, con qualche sacrificio ma con il raggiungimento dell’obbiettivo.

La serie cerca di essere e di raccontare il significato di una storia. Vuole essere infatti il mito fondativo del mondo creato dallo scrittore polacco Andrzej Sapkowski, rilanciando la serie madre che era riuscita a intrattenere il pubblico nonostante quell’orrendo finale di seconda stagione. Il pregio principale, e anche il difetto maggiore, è quindi essere una storia semplice e godibile, che però non spicca in nulla, ma che ci dà qualche risposta ad alcuni dubbi che avevamo sulla serie originale.

Ora siamo pronti per la terza stagione di The Witcher

Nonostante una CGI scadente e un’estetica banale e ricorrente, personaggi abbozzati e cattivi senza una apparente motivazione,The Witcher: Blood Origin è più solido nella struttura e nel racconto, arrivando a esaurire il suo giusto compito, quello di prepararci a una terza stagione di The Witcher, che speriamo mantenga la qualità produttiva della serie madre, basica ma sicuramente migliore di questa, e che acquisti un po’ di solidità strutturale, non girando a vuoto come nelle precedenti due stagioni.


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Nato a Fermo, anno 1997. Scopro la passione per il cinema e per le serie tv durante l'università, studiando tutt'altro. Appassionato di film scomposti, imperfetti ed esageratamente lunghi, il mio regista preferito è Guillermo Del Toro. Le altre passioni sono la letteratura, il ciclismo e la politica.

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