La macchina da presa galleggia nel cielo sopra i palazzi di Plaza Once, Buenos Aires, il centro gravitazionale dell’intera Argentina in cui convergono e si incrociano le tante minoranze che la compongono: boliviana, peruviana, paraguaiana, venezuelana. Come nel finale di Un film fatto per Bene di Franco Maresco, volare così in alto significa lasciare libera la creatività al di sopra delle nuvole, vivere con semplicità la leggerezza di un paradosso tutto umano. Todas las fuerzas della regista argentina Luciana Piantanida, in Concorso al 43° Torino Film Festival, racconta, con analogo spirito creativo, di superpoteri quotidiani, di donne che resistono come possono a una vita destinata all’invisibilità.
Todas las fuerzas, nei sotterranei dell’Argentina
Marlene (Celia Santos) fa la badante a tempo pieno per un’anziana signora con la demenza, che cade dal letto e vive rari momenti di dissociazione mentale. È una delle tante donne immigrate che nell’Argentina di Todas las fuerzas si occupa di quelle professioni che stanno alla base dell’intera società: procurarci il cibo, cucire i nostri vestiti, pulire i luoghi che abitiamo, prendersi cura delle persone che amiamo. Lavori di sacrifici, spesso sottopagati e precari, che possono finire da un momento all’altro e i cui giorni di riposo vengono concessi come generosissimi regali.

Quando scompare una sua amica, Marlene è decisa a ritrovarla, ma nell’Argentina della sottocultura, in cui solo alla sera si può evadere di nascosto dal proprio posto di lavoro, la sua indagine passa da locali notturni, mercati generali, fabbriche e magazzini, luoghi impiegatizi sotterranei popolati di altrettante storie ai margini, normalissime come la sua e quella della sua amica.
Todas las fuerzas struttura fin da subito un poliziesco senza poliziotti: è Marlene a indagare, a raccogliere testimonianze come potrebbe lasciarne lei alle altre donne, nel caso, non così eventuale, che qualcosa vada storto anche nella sua storia, per un errore imprevedibile che quella società capitalistica considererà comunque trascurabile e irrilevante. Nel suo percorso di rintracciamento dei vari indizi, per ricostruire a ritroso un dossier investigativo di tante versioni diverse, Marlene disvela un sistema occupazionale ed economico avvolto dall’invisibilità, in cui nessuno si accorge di chi sta lavorando, con quali ritmi, con quale peso nel mondo.
Todas las fuerzas, supereroine della quotidianità
Todas las fuerzas, cavalcando la linea creativa e inventiva di tanto cinema argentino contemporaneo, di indagini smontate, assurde e umaniste (El Pampero Cine ne è in questo la più fertile e radicale realtà), non si accontenta mai della semplice critica sociale, ma sceglie di caratterizzare con immensa fantasia ognuna di quelle donne: un superpotere, un dono ordinario, spesso del tutto inutile, talvolta messo al servizio del proprio impiego giornaliero, e per questo anche normalizzato nell’universo filmico e narrativo che fonda ogni storia.
C’è chi, come l’amica scomparsa, è capace di parlare con i piccioni, chi muove i bicchieri per telecinesi, chi riesce a teletrasportarsi da una parte all’altra di una porta chiusa mentre spinge il carrello con la biancheria sporca. Così in Todas las fuerzas Marlene vola, come Franco Maresco nel finale di Un film fatto per Bene, guarda la sua Argentina dall’alto, le piccole pedine invisibili che la mettono in moto.

Ma il superpotere di Marlene non conserva nulla della forza sovraumana al servizio dello Stato e del bene tipica di tanti cinecomics Marvel e DC, che con mantelli e tute colorate, il braccio disteso solenne in avanti si occupano di proteggere l’umanità dai più cattivi e malvagi. In Todas las fuerzas il gesto aerodinamico di Marlene che la libra in cielo sopra tutto e tutti non può cambiare nulla, e come lei nessun altra immigrata sudamericana, con nessun superpotere, riuscirebbe a salvare il mondo, tantomeno l’Argentina, forse nemmeno la sua stessa anonima vita.
La lotta si gioca lì, nella sopravvivenza, a cercare di tornare visibili anche solo nei sotterranei dell’esistenza. Il potere di Sue Storm de I Fantastici Quattro, capace di diventare trasparente agli occhi degli altri, è già la normalità di Marlene e di tutte le altre donne boliviane, peruviane, venezuelane che vivono in Argentina da decenni e che lì spesso hanno anche concepito figli, ma non sono mai esistite per nessuno, se non come «mummie viventi».
Todas las fuerzas ha il pregio di fondere con agilità tantissimi generi diversi – il noir, il poliziesco, il dramma sociale virato al fantasy – e, nonostante una durata stringatissima di appena 69 minuti, funzionano tutti alla perfezione, in una storia sciolta e sempre puntuale, che non fornisce risposte e soluzioni, ma soltanto un’ipotetica via d’uscita per resistere e volare ancora sopra un cielo che ci contiene tutti. Forse non ci sarà salvezza, ma si potrà comunque ammirare il paesaggio di così tanti minuscoli esseri umani che vivono sapendo di aver aiutato qualcuno.
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