L’infanzia e la crescita sono tra i temi più cari al maestro giapponese Hirokazu Kore’eda, che arriva in concorso all’83ª Mostra del Cinema di Venezia con il suo nuovo film Look Back: l’emozionante racconto dell’amicizia più pura che nasce tra due bambine unite dalla stessa passione, che plasmerà il percorso delle loro vite, mano nella mano attraverso sogni e speranze. Kore’eda si rivela ancora una volta un maestro nel portare in scena le insicurezze e l’emozione del crescere, e la capacità dei legami umani di influenzare le nostre vite creando memorie indissolubili.
Look Back sarà distribuito nelle sale italiane dal 21 gennaio 2027 grazie a Lucky Red e BIM Distribuzione.
Look Back, dal manga al live action

Fujino, adolescente determinata e molto talentuosa, sogna di diventare una mangaka. Kyomoto, schiva e solitaria, vive quasi sempre chiusa nella sua stanza, dedicando ogni istante al disegno. Unite dalla stessa passione, le due ragazze, cresciute in una piccola città, inseguono per tredici anni il sogno di diventare autrici di manga.
Look Back è tratto dall’omonimo manga di Tatsuki Fujimoto (autore anche di Chainsaw Man), che Kore’eda racconta di aver scoperto per caso in una libreria nella stazione di Shinagawa, in un periodo, quello immediatamente post-Covid, di grande difficoltà produttiva e lavorativa: il regista nipponico lo ha definito come una gentile spinta ad andare avanti. L’opera, pubblicata digitalmente nel 2021, è rapidamente diventata un fenomeno culturale in Giappone con più di 2,5 milioni di visualizzazioni al rilascio, seguito da una distribuzione mondiale in 37 Paesi. Prima di Kore’eda, Look Back era già stato adattato anche in un anime nel 2024, che fu allo stesso modo un grande successo anche al di fuori del Giappone.
Kore’eda si è detto affascinato dalla determinazione dell’autore che trasudava dalle pagine del manga, il tipo di lavoro senza cui un artista semplicemente non può andare avanti e che ha identificato per sé stesso in Nessuno lo sa (2004).
Look Back, la luminosità dell’amicizia attraverso il tempo
L’impostazione di Look Back è estremamente semplice: le strade di due bambine molto diverse – una estroversa e amata, l’altra estremamente timida, quasi al punto di lasciare la scuola – si incontrano per la richiesta di un professore alla prima di aiutare la seconda nel loro – apparentemente – unico tratto comune, un amore viscerale per il disegno. Foglio e matita diventano così il ponte tra Fujino e Kyomoto: il clic è istantaneo e attraversano inseparabili l’adolescenza, fino a diventare giovani adulte e apprezzatissime mangaka, mentre le interpreti delle bambine, Furi Nanase e Rokka Okada, vengono sostituite da Natsuki Deguchi e Aju Makita, con un lavoro di casting eccezionale, che sembra aprire una porta nel tempo.
Ancora una volta, Look Back ci dà la conferma di come complessità di trama e intreccio contino fino a un certo punto: come si racconta anche la vicenda più genuina – un’amicizia che attraversa gli anni – fa e farà sempre tutta la differenza del mondo. Le giornate di Fujino e Kyomoto scivolano via in fotogrammi come tavole di un manga, che mantengono intatta l’essenza fumettistica e artigianale della storia di Fujimoto pur alla terza differente tecnica di rappresentazione.

Kore’eda traspone l’anima di Look Back con estrema dolcezza, come un raggio di sole che filtra dalla finestra di una cameretta addobbata di fogli appesi, senza drama superfluo né romanticismo non necessario. In un’epoca in cui spesso si lamentano appiattimento e ingrigimento del colore, soprattutto ad opera delle major hollywoodiane e dello streaming, Look Back è una rinfrescante visione luminosa dai toni caldi e freddi con l’alternarsi delle stagioni, ma mai spenti: l’atmosfera immacolata del più bel ricordo d’infanzia.
Grande merito ha in questo anche il sound design di Kazuhiko Tomita, che sfrutta suoni naturali come lo scricchiolio della neve e, soprattutto, il crepitare della mina sul foglio, filo rosso non verbale che accompagna Fujino e Kyomoto nel viaggio da bambine a giovani adulte.
Il finale del terzo atto, in particolare, si interroga con delicatezza sul destino e sulle scelte, giocando in maniera toccante con il tema del what if, in una sequenza di tecniche miste ad alto impatto emotivo, in bilico tra passato e futuro e dal profondo gusto citazionale, da La La Land a Brokeback Mountain.
Look Back, guardarsi indietro e riscoprirsi bambini
Le quattro interpreti incarnano alla perfezione questo spirito, che rimane intatto mentre le stagioni passano sui loro volti. Il loro più grande punto di forza è la verosimiglianza: le protagoniste stesse hanno dichiarato di essersi cimentate nel disegno manga e nella pratica dell’accento di Akita, la città in cui Look Back è ambientato. Kyomoto e Fujino rappresentano la purezza dei sogni dell’infanzia, e la forza di volontà che è richiesta per continuare a inseguirli crescendo, anche quando tutti suggeriscono di smettere.
È difficile non identificarsi almeno un po’ nella loro storia: e che dire della gioia di trovare una persona con cui si condivide lo stesso livello di profonda passione per qualcosa, saper di poterne discutere all’infinito, di potervisi dedicare a piacimento?

Ecco quindi che il look back del titolo diventa uno sguardo all’indietro: la mente correrà rapida a tutti i progetti fatti da bambini, a cosa si è riusciti a fare, cosa è dovuto rimanere nel cassetto e cosa invece aspetta ancora di realizzarsi. Con il suo nuovo film, Hirokazu Kore’eda ci ricorda l’importanza di tenere vivo il bambino che è in noi, di non deluderlo e del ruolo salvifico dell’amicizia come miglioramento reciproco. Abbiamo un altro candidato alla corsa al Leone d’Oro?
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