L’innocenza, Kore’eda tra mostri e amore fanciullesco

L’innocenza, Kore’eda tra mostri e amore fanciullesco

/
7 minuti di lettura

Premiato al 76º Festival di Cannes con il Prix du scénario – il premio alla Miglior Sceneggiatura -, L’innocenza segna il ritorno in Giappone di Hirokazu Kore’eda – Palma d’Oro con Un affare di famiglia nel 2018 – dopo la parentesi coreana de Le buone stelle – Broker. Dopo aver diretto Catherine Deneuve e Juliette Binoche ne Le verità, e Song Kang-ho ne Le buone stelle – Broker, Hirokazu Kore’eda torna a lavorare con Sakura Andō, protagonista del film al fianco di Eita Nagayama e, soprattutto, di Soya Kurokawa e Yota Hiiragi, i due bambini che rappresentano la vera essenza della pellicola.

Disponibile nelle sale italiane dal 22 agosto 2024, a più di un anno di distanza dalla sua anteprima al Palais des Festivals, Kaibutsu – questo il titolo originale – è l’ennesimo splendido manifesto del cinema del regista nipponico, che torna a parlare di legami familiari e personali, con un film che gioca con lo spettatore e rivela la sua mutevole natura proprio quando tutti i pezzi del puzzle sono in procinto di incastrarsi.

L’innocenza, di che cosa parla

Un'immagine de L'innocenza di Kore'eda

Se il cervello di una persona viene scambiato con quello di un maiale, quella persona resta umana o diventa un mostro?

È con questa domanda che si apre il film di Hirokazu Kore’eda. È con queste parole, rivolte a sua madre Saori, che Minato svela per la prima volta quel senso di malessere interiore che sarà il fulcro della pellicola. Minato infatti, piuttosto improvvisamente, inizia a comportarsi in modo insolito, attirando l’attenzione di Saori e facendo crescere in lei la preoccupazione che possa trattarsi di qualcosa che abbia a che fare con la scuola. In effetti Minato racconterà alla madre di essere stato colpito da un insegnante, lo stesso che gli avrebbe detto di avere un cervello di maiale, suscitando in lui la domanda con cui si apre il film.

Venuta a conoscenza del disagio del figlio, Saori andrà più volte a scuola cercando di fare luce sull’accaduto, trovando però dall’altra parte una grottesca, quanto inutile, cortesia di facciata. L’istituzione scolastica ammetterà che il professor Hori ha effettivamente colpito Minato, ma lui spiegherà che si è trattato di un colpo dato per errore, sostenendo inoltre che Minato bullizzi Yori, un suo compagno di classe.

Un film che ne racchiude molti

Yota Hiiragi in un'immagine de L'innocenza

Ne L’innocenza ogni segmento implica un cambio di genere, del tema che si sceglie di trattare e di riflessioni. Torna il concetto di famiglia, che rimane un tema centrale e fortemente ricorrente nella filmografia del regista nipponico, ma che al tempo stesso assume dei contorni sempre più indefiniti. Tornano anche le profonde riflessioni sulla società giapponese, di cui Kore’eda critica il formalismo, attraverso quell’omertà dell’istituzione scolastica nascosta sotto la cortesia di facciata. Ma L’innocenza è soprattutto una bellissima storia d’amore, quello più puro, che appartiene solo ai bambini.

Inizia come thriller dai toni cupi, riflesso di quella mostruosità insita nel titolo originale, e finisce mettendo in scena una sensibilità disarmante, una dolcezza che coincide con il passaggio tra la visione adulta e quella fanciullesca della realtà. Semplice ma complesso, oscuro ma sensibile, L’innocenza è un film meraviglioso che ne racchiude molti.

L’innocenza, chi è il mostro?

Minato e Yori sono i protagonisti de L'innocenza

Kaibutsu significa mostro, e in effetti il concetto di mostruosità, almeno all’apparenza, sembrerebbe essere centrale nella narrazione de L’innocenza. Ma chi è il mostro in questa storia? Hirokazu Kore’eda suddivide il film in tre segmenti ben definiti, raccontando la vicenda da tre punti di vista diversi e giocando indubbiamente con la percezione dello spettatore. Soltanto nel primo segmento, quello in cui la storia viene raccontata dal punto di vista di Saori, le nostre sensazioni intorno a questa mostruosità che dà il nome alla pellicola cambiano più volte, e ognuna di queste commettiamo l’errore di assecondarle.

Il mostro è metaforico, è l’adolescenza. Ne siamo certi, almeno finché non assume le sembianze del professor Hori, e quindi, con la medesima convinzione, ci facciamo persuadere che quella sia la verità. Il mostro deve essere lui. Ne siamo fermamente convinti, fino a quando Hori non sostiene che Minato sia un bullo. Kore’eda instilla il dubbio nello spettatore, e nel momento in cui ci chiediamo se sia possibile, L’innocenza rivela quella sua mutevole natura, riavvolge la storia e racconta la vicenda dal punto di vista di Hori. 

Il mostro è Minato, adesso è evidente. Bullizza Yori e con le sue bugie quasi rovina la vita di un insegnante che in realtà non ha niente a che vedere con le accuse che gli vengono mosse. Ne siamo convinti, al pari delle volte precedenti, ma anche in questo caso, quando cambia nuovamente il punto di vista, e vediamo finalmente la storia attraverso i suoi occhi, siamo costretti a fare i conti con le nostre convinzioni. Forse un mostro in questa storia non c’è. O forse il mostro siamo noi, sempre pronti a sparare sentenze, incapaci di comprendere che la verità è più complessa di quanto ci sembri, proprio come L’innocenza.


Seguici su InstagramTik TokFacebook e Telegram per sapere sempre cosa guardare!

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club

Sono Filippo, ho 22 anni e la mia passione per il cinema inizia in tenera età, quando divorando le videocassette de Il Re Leone, Jurassic Park e Spider-Man 2, ho compreso quanto quelle immagini che scorrevano sullo schermo, sapessero scaldarmi il cuore, donandomi, in termini di emozioni, qualcosa che pensavo fosse irraggiungibile. Si dice che le prime volte siano indimenticabili. La mia al Festival di Venezia lo è stata sicuramente, perché è da quel momento che, finalmente, mi sento vivo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.