La cronologia dell'acqua

La cronologia dell’acqua, creare storie per abitare la propria vita

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14 minuti di lettura

«La tua vita non succede in ordine. Gli eventi non hanno relazioni di causa ed effetto come vorresti. È tutta una serie di frammenti, ripetizioni e formazioni geometriche. La lingua e l’acqua hanno questo in comune». Questo scrive Lidia Yuknavitch in La cronologia dell’acqua (nottetempo, 2022), un romanzo autobiografico attraverso il quale l’autrice scende a patti con il proprio passato esponendo frammenti e ripetizioni di episodi di vita attraverso i quali non cerca tanto di mettere ordine a una vita di abusi e soprusi che l’hanno resa la scrittrice che è poi diventata, quanto di riappropriarsi di un vissuto e di un corpo che le sono sempre stati negati.

La cronologia dell’acqua è stato recentemente trasposto al cinema da Kristen Stewart e distribuito nelle sale italiane dall’11 giugno 2026 grazie a Wanted. Nota per aver recitato in film come la saga Twilight e Spencer, Stewart debutta alla regia scegliendo di trasporre un libro di non facile lettura e di conseguenza di difficile trasposizione, mostrandosi tuttavia capace di stare dietro alla macchina da presa e di dare un valore aggiunto a un romanzo ormai diventato di culto anche nel nostro paese.

La trama di La cronologia dell’acqua

La cronologia dell’acqua inizia con una scena impattante: una donna dalla quale esce copiosamente del sangue che scorre giù per lo scolo della doccia assieme all’acqua. Forse un tentativo di suicidio, forse un aborto: non ci è dato saperlo. Ciò che ci interessa sapere è che quel sangue appartiene a Lidia Yuknavitch, interpretata da Imogen Poots, oggi rinomata scrittrice e accademica statunitense. Quel sangue è parte significativa della sua vita, in quanto racchiude un insieme di esperienze di vita dolorose attraverso le quali deve passare per riprendere in mano la propria vita.

La cronologia dell'acqua

Da qui La cronologia dell’acqua inizia a raccontare la storia di Yuknavitch mischiando riflessioni letterarie a episodi di violenza, abusi e sofferenza. Nata in un contesto familiare con Mike, un padre che abusa di lei emotivamente e sessualmente, Dorothy, una madre debole e alcolizzata, e Claudia, una sorella che scappa appena possibile, Lidia si muove fra la passione per il nuoto, le fallimentari esperienze amorose e le droghe per riuscire a riappropriarsi della propria vita in un percorso di formazione che prevede molte rovinose cadute prima di una probabile rinascita che le permetta di salvarsi dal male vissuto.

Momento fondamentale in La cronologia dell’acqua è l’incontro all’Università dell’Oregon con Ken Kesey, qui interpretato da Jim Belushi, autore noto per Qualcuno volò sul nido del cuculo, successivamente trasposto al cinema da Miloš Forman, che insegnerà a Lidia come usare la scrittura per esprimere se stessa e abitare una vita e una realtà che la violenza le ha sottratto da tempo. Lidia impara col tempo che lo scrittore è un guerriero che deve combattere contro i demoni del proprio passato per lasciarseli andare alle spalle e vivere la vita secondo i propri tempi e la propria fisicità.

La cronologia dell’acqua, il valore aggiunto della regia di Kristen Stewart

Solitamente si guarda alle trasposizioni di libri e romanzi con diffidenza per una questione di fedeltà nei confronti delle storie che vengono narrate. Kristen Stewart, però, riesce a essere molto fedele al libro di Yuknavitch dando alla storia di La cronologia dell’acqua un tocco in più con la sua regia, molto simile a un film underground e indipendente che a un titolo da grande distribuzione, e che comunque rende più efficace il messaggio che Lidia Yuknavitch ha voluto esprimere con il suo romanzo.

La cronologia dell'acqua

Kristen Stewart riesce a regalarci un prodotto che realizza il suo obiettivo attraverso la cura degli aspetti tecnici: il sonoro, il montaggio e l’uso della pellicola in 16mm – usata fra gli altri da registi come Wes Anderson e Darren Aronofsky e molto adatta non solo a evocare atmosfere retrò, ma anche a riprodurre l’introspezione psicologica dei personaggi coinvolti – sono funzionali da un lato a esprimere il dolore interiore della protagonista e dall’altro a ragionare sul tema della memoria, che in alcune dichiarazioni Stewart ha definito in questi termini: «Il suono della cinepresa ha un “battito”. Volevo immagini, non una semplice registrazione digitale. Questo aiuta a rendere la memoria incompleta e soggettiva».

Stewart ha affermato, inoltre, che per La cronologia dell’acqua voleva un film «neurologico, frammentato e simile a un sogno», un film che adotta una prospettiva che obbliga lo spettatore ad abbandonare ogni preconcetto e pregiudizio per ascoltare una versione dei fatti che può essere sì stata manipolata volontariamente, ma che comunque è vera e autentica per chi quelle storie le ha vissute veramente. La cronologia dell’acqua non vuole essere infatti un film che chiede scusa e permesso a nessuno, bensì vuole essere un film che, nelle parole di Kristen Stewart, ci costringe a capire che «le storie salvano la vita, e appartengono a chi le racconta».

La cronologia dell’acqua, l’esperienza del nuoto e del corpo

Ne La cronologia dell’acqua, prima di affermarsi come scrittrice, Lidia è intenta a lottare per appropriarsi del proprio corpo. Quella sul corpo è una discussione che l’arte e la cultura contemporanea stanno portando avanti da tempo, e sia il romanzo di Yuknavitch che la trasposizione di Stewart la affrontano egregiamente, sebbene Stewart decida di essere meno cruda e dura rispetto all’autrice di San Francisco. Il fatto che il film inizi con una donna nella doccia che presumibilmente si è tagliata per suicidarsi oppure ha vissuto un aborto ci introduce subito al tema del film: il corpo come campo di battaglia, il corpo come territorio da difendere e rivendicare.

La cronologia dell'acqua

Lidia deve combattere con un corpo assediato da un padre violento che la fa sempre sentire in difetto, che prova in tutti i modi ad allontanarla dalle esperienze sessuali con i suoi coetanei e che la considera un oggetto del piacere. Lidia continuerà ad avere un corpo sempre sotto assedio, ma al contempo riesce a poco a poco ad appropriarsene. Il primo passo per farlo è il nuoto, uno sport che la fa competere a livello nazionale con altre scuole. Nel nuoto, purtroppo, il corpo di Lidia resta oggetto degli interessi di allenatori e compagni di squadra che da lei si aspettano performance ad alto livello.

Ben presto la protagonista si accorge quindi che il nuoto non costituisce la via di fuga dalla violenza e dall’umiliazione: il nuoto non le fa ottenere borse di studio complete per le principali università americane, il padre le ricorda sempre quanto sia un fallimento e una nullità e ogni oggetto, suono o parola pronunciata da amici e conoscenti la tiene ancorata a una violenza che la costringe a lasciarsi andare all’alcol e alle droghe. Come ci ricorda la scena iniziale del film, l’acqua porta con sé anche il sangue, come a dire che la vita è fatta anche di esperienze dolorose da cui non si può fuggire.

La cronologia dell’acqua, salvarsi con la scrittura

Alla disperata ricerca di una via di salvezza e di accettazione del proprio vissuto, la scrittura entra prepotentemente nella vita di Lidia come un angelo custode pronto a proteggerla da ogni insidia. La scrittura, soprattutto grazie all’incontro con Ken Kesey, diventa per Lidia un modo per conoscere veramente se stessa, per cercare di comprendersi e allo stesso tempo per accettare come quanto vissuto sia necessario a rivendicare il proprio vissuto.

La cronologia dell'acqua

In questo senso – ed è l’unica anticipazione che vi si darà – è significativa la scena in cui Kesey sparisce di notte e si tuffa nel lago, presumibilmente morendo annegato. Questo momento aiuterà Lidia a comprendere come la vita non debba fagocitarci e come noi dobbiamo essere in grado di galleggiare nel caos che ci viene presentato. Dopotutto, come scrisse Dorothy Allison, un’altra scrittrice che come Yuknavitch ha vissuto un’infanzia di abusi, «racconto storie per dimostrare che ero destinata a sopravvivere, pur sapendo che non è vero»: la vita ci ferisce, ma attraverso la scrittura possiamo darci infinite possibilità di superare le ferite che ci sono state inferte.

Lidia sa che sopravvivere a quanto ha sofferto – matrimoni falliti, aborti, esperienze sessuali disfunzionali e abusi – è una dura lotta con se stessa che difficilmente si risolve, ma sa anche che attraverso la scrittura può creare uno spazio in cui esistere, in cui ad esempio non provare sensi di colpa per un padre che ha rischiato di morire in mare in quanto in fondo è stata la punizione giusta per gli abusi che ha subito, soprattutto perché sono momenti come questi che, seppure estremi, le hanno permesso di urlare “io” al mondo intero per rivendicare la propria indipendenza.

La cronologia dell'acqua

In una scena de La cronologia dell’acqua, infatti, le verrà rimproverata la poca indulgenza dimostrata nei confronti del padre. Lidia risponde a questo rimprovero con una risata, in quanto realizza di essere riuscita nell’intento di creare una giustizia che ripara ai torti subiti anche al costo di distruggere un equilibrio familiare di per sé precario. Lidia è riuscita a commettere la proverbiale uccisione del padre, quella che permette a scrittori e artisti di rompere definitivamente con il passato per rivendicare il controllo sul proprio vissuto e le proprie emozioni.

Questo è, dunque, il senso di La cronologia dell’acqua sia a livello di narrazione letteraria che cinematografica: quello di raccontare una storia in cui non si riconosce nessuno, in quanto è una storia che appartiene a chi l’ha vissuta e che di conseguenza ha il diritto di darle il finale che merita condannando chi nella realtà ci ha lasciato con cicatrici difficili da sanare. Lidia Yuknavitch prende quelle cicatrici e il loro sangue e le lascia scorrere come acqua, in quanto il sangue e la violenza possono essere in fondo il punto di partenza per una nuova rinascita.

La cronologia dell’acqua, il film frammentato, neurologico e onirico di Kristen Stewart

La cronologia dell’acqua di Lidia Yuknavitch è stato trasposto al cinema in maniera egregia da Kristen Stewart, che al suo debutto registico è stata capace di regalarci un adattamento di qualità e dall’anima indie che nulla ha da invidiare a film di grandi registi già affermati. Stewart riesce a restituire agli spettatori la vita frammentata e spezzata di una donna che nonostante tutto riesce a combattere fino alla fine per riappropriarsi del proprio corpo e della propria vita attraverso la forza catartica della scrittura, che trasforma il male in bellezza e vita.


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