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Assassination Nation film

Assassination Nation, Sam Levinson prima di Euphoria

14 minuti di lettura

Assassination nation è il secondo film realizzato da Sam Levinson (figlio di Barry Levinson) presentato al Sundance Film Festival del 2018, uscito nelle sale cinematografiche americane quello stesso anno e recentemente aggiunto al catalogo Netflix.

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Assassination nation presenta più di un punto in comune con Euphoria a cominciare dallo stile esasperato e ricercato per finire con le tematiche controverse, di rilievo, raccontate senza filtri. Sam Levinson già prima della serie HBO punta la sua attenzione sull’adolescenza realizzando un teen movie che si inserisce nel genere ma al contempo ne differisce per il modo atipico con cui affronta le sue tematiche ma soprattutto per il gioco metacinematografico messo in campo.

La critica alla società americana

Assassination Nation Odessa Young

Protagonista di Assassination nation è Lily Colson (Odessa Young), studentessa dell’ultimo anno di liceo a Salem, cittadina della provincia americana più bigotta e moralista, in cui lei e le sue amiche vivono una vita normalissima tra scuola, feste, flirt, amori, avventure sessuali.

La quotidianità viene bruscamente interrotta quando un hacker si introduce nei telefoni e computer dei cittadini rivelando i loro segreti, bersaglio iniziale sono i personaggi più in vista, il sindaco e il preside, poi viene presa di mira l’intera comunità. Per un errore di valutazione (influenzato da tutta una serie di preconcetti) viene creduta colpevole dell’hackeraggio Lily che, insieme alle sue amiche, sarà vittima di una vera e propria caccia alle streghe.

Assassination Nation, che fino a quel momento si era presentato come un teen movie un po’ sopra le righe, prende sul finale una svolta distopica e si trasforma in un revenge movie in cui le quattro ragazze riusciranno ad avere la meglio sui loro persecutori.

Assassination Nation scena

Le cose da dire su Assassination nation sono molte perchè Sam Levinson imbastisce la storia con una molteplicità di tematiche che la rendono ricca, composita e multiforme. Levinson più di tutto vuole realizzare un ritratto della società contemporanea con tutte le sue derive peggiori viste attraverso gli occhi dell’adolescenza, quindi di un periodo in cui tutto è vissuto e percepito al massimo, amplificato all’ennesima potenza.

Assassination Nation è una lunga critica alla società americana, al moralismo diffuso, alla falsità intrinseca e alla cultura della spettacolarizzazione in cui l’apparire conta più dell’essere. Levinson prende come bersaglio l’America ma è possibile estendere il suo discorso a tutta la società occidentale che è interamente impostata sull’estetizzazione, sulla logica dell’apparenza, sulla falsificazione e idealizzazione della propria immagine pubblica.

L’immagine di sé che viene mostrata e pubblicata è sottoposta a un giudizio costante, è una logica che è stata solo amplificata dalla presenza e pervasività dei social nella quotidianità, ma che esisteva fin da prima.

L’oggettivazione dei corpi che avviene all’interno di una società maschilista, patriarcale e misogina è al centro della denuncia di Assassination Nation: le ragazze protagoniste sono appariscenti, sfrontate, vivono il sesso in maniera disinibita, rivendicano una libertà di essere, mostrarsi e agire che è incomprensibile agli adulti con cui si relazionano.

Lo espone in maniera precisa Lily nel monologo che rivolge al preside dopo che è stata convocata per dei disegni considerati eccessivamente pornografici: la perversione è negli occhi di guarda, non nei suoi disegni e, allargando il campo, nel suo corpo, nel suo modo di vestire, nel suo modo di comportarsi.

Levinson vuole parlare del presente, vuole denunciare ciò che di più ipocrita permea la società, affronta quindi in maniera schietta e cruda tutti quei comportamenti tossici di cui sono vittime, non solo le quattro protagoniste, ma in maniera più ampia ogni donna, ogni uomo, ogni essere umano appartenente a questa società, lo fa urlando, esasperando i toni e la rappresentazione. L’iniziale trigger warning si compone di titoloni giganti con i colori della bandiera americana, ma più che mettere in guardia triggerano essi stessi dando vita a un’orgia di maschilismo, abuso e violenza che rappresenta perfettamente il fulcro marcio della società.

Assassination Nation titoli di testa
Assassination Nation titoli di testa

La violenza è sicuramente al centro di Assassination nation esasperata e portata a livelli surreali, è il riversarsi della crudeltà e dell’aggressività dalle piattaforme social alla vita reale, nelle strade e nelle case, una carneficina che prende di mira prima di tutto le ragazze protagoniste che sono il simbolo di una femminilità non ingabbiata, libera di esprimere se stessa e aperta a nuove rivendicazioni che il moralismo bigotta e patriarcale non può tollerare e si sente in dovere di sopprimere.

Le citazioni di Assassination Nation, tra Pinky Violence ed exploitation

Assassination Nation citazioni

Sam Levinson sia in Assassination nation che in Euphoria fa ampio uso di citazioni cinematografiche e si diverte a giocare con i diversi generi. Sia la SerieTV che il film raccontano la vita di adolescenti, le dinamiche tipiche di quell’età, ma si discostano dai prodotti classici riferibili al genere (teen movie/teen drama).

Il ritratto della generazione al centro del racconto non viene idealizzato o stereotipato, come avviene in altri prodotti, ma al contrario ogni aspetto, anche il più spiacevole e controverso, viene rappresentato con naturalezza e realismo.

Molti adolescenti fanno uso di droghe, vanno alle feste, intrattengono relazioni sessuali, provengono da situazioni famigliari disagiate, ma solitamente nei teen drama questi aspetti vengono edulcorati e trattati come anomali.

Levinson con Euphoria ha percorso la strada aperta da serie come Skins che per l’appunto si proponeva di raccontare la vera vita degli adolescenti inglesi, allontanandosi il più possibile dalle rappresentazioni di show come Dawson’s Creek, O.C., o quelli venuti dopo come Gossip Girl, ma voleva invece raccontare anche l’uso di sostanze stupefacenti, il sesso, il disagio socio economico e psicologico dei suoi protagonisti.

Come predecessori di Assassination nation, invece, possiamo riconoscere film come Schegge di follia e Spring Break, in cui la tematica teen incontra il genere exploitation, l’adolescenza viene suppostamente raccontata con sguardo realistico indirizzando l’attenzione soprattutto sugli aspetti più controversi, per poi introdurre una svolta surreale di violenza, crudeltà e depravazione.

Assassination Nation protagoniste

Infatti, Levinson, nel finale di Assassination nation mette in scena una vera e propria svolta distopica, violenta e brutale, accennata già in precedenza (la vendetta di Maude Apatow-Grace contro Bella Thorne-Reagan) ma che nel finale esplode in un vero e proprio massacro senza pietà in cui è coinvolta l’intera Salem. Polizia, adolescenti, cittadini sono tutti complici di una carneficina senza remore il cui bersaglio principale sono le quattro protagoniste.

Il primo riferimento cinematografico che viene in mente è The purge di James DeMonaco, ma la vera ispirazione Levinson la inserisce direttamente nel film facendo guardare alle quattro protagoniste Female Prisoner #701 di Shunya Ito, uno dei più famosi pinky violence, sotto genere cinematografico legato al revenge movie con protagoniste ragazze che cercano vendetta per i torti subiti.

Sembra che le protagoniste prendano direttamente ispirazione della visione del film per mettere in scena nella realtà ciò che prima avevano visto in televisione e trovare così, oltre che salvezza, anche la vendetta che meritavano.

Troppo stile?

Assassination Nation Euphoria

Una delle critiche che più viene mossa a Euphoria è di essere un prodotto fatto esclusivamente di stile, è una critica che possiamo benissimo traslare anche ad Assassination nation, ma è una critica sterile ed errata.

Lo stile di Sam Levinson, per quanto visto fin’ora, è ultraricercato, eccessivo, quasi manierista, ricco di riferimenti cinematografici e non, di virtuosismi tecnici, uno stile che non si risparmia in niente nemmeno nella realizzazione di prodotti più lontani dal barocchismo di Assassination nation ed Euphoria, vedasi Malcom and Marie e i due episodi speciali di Euphoria. Ma pur essendo eccessivo, esagerato, urlato è uno stile che non è mai fine a se stesso ma è sempre al servizio della narrazione, usato per raccontare le emozioni, le sensazioni, i pensieri dei personaggi.

La tematica cardine della storia è la spettacolarizzazione che domina ogni aspetto della società, un apparire che governa ogni momento dell’esistenza, una falsificazione dell’identità, la forma di questa stessa storia è data quindi da un’estetica estrema, strabordante, seducente.

Levinson vuole raccontare gli adolescenti e lo fa attraverso il loro linguaggio, un’estetica ultrapop che strizza l’occhio a Instagram e ai videoclip che prende la sua forza dall’uso di splitscreen, dall’inserimento di elementi testuali, luci al neon, colori fluo, glitter, controluci, lens flare, inquadrature estreme e movimenti di macchina ricercati, come il piano sequenza nella parte finale del film, non necessario in teoria ma determinante nella pratica al fine di suscitare ansia, terrore e disagio nello spettatore.

Assassination nation ha il sapore di un’opera di Pop Art, vuole offrire una fotografia del suo tempo utilizzando le forma stessa della società che vuole mettere alla berlina. Levinson punta i riflettori sulla Generazione Z, usa il loro linguaggio e la loro estetica, ma infarcisce la storia con una serie di riferimenti e un bagaglio culturale che sono propri di un millennial, così che ciò che risulta è un cortocircuito di riferimenti dal forte sapore postmoderno.

Assassination Nation Sam Levinson

Sam Levinson giocando con i generi televisivi e cinematografici, abbondando con i riferimenti e le citazioni elabora e costruisce un prodotto dal sapore pop ma dall’anima puramente postmoderna in cui tutto ciò che si è studiato, visto, vissuto viene rielaborato secondo una chiave prettamente personale. Il risultato sta a metà tra l’esclamazione di novità e l’affermazione di già visto, per questo Assassination nation non è assolutamente un prodotto perfetto, non è nemmeno uno di quei film imprescindibili, però è un film che è interessante vedere, parla del suo autore e del suo sguardo, sicuramente privilegiato, su una società che vuole criticare e di cui vuole denunciare le derive peggiori, uno sguardo che ha in sé il desiderio di portare l’attenzione verso tematiche oggi primarie ma ancora considerate problematiche. Sceglie di farlo con uno stile abbagliante che affascina e fa parlare di sé, ma al tempo stesso arricchisce la narrazione di una profondità maggiore.


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Chiara Cazzaniga, amante dell'arte in ogni sua forma, cinema, libri, musica, fotografia e di tutto ciò che racconta qualcosa e regala emozioni.
È in perenne conflitto con la provincia in cui vive, nel frattempo sogna il rumore della città e ferma immagini accompagnandole a parole confuse.
Ha difficoltà a parlare chiaramente di sé e nelle foto non sorride mai.

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