Non sono stati necessari tredici anni di attesa stavolta, ma solamente tre per assistere al nuovo capitolo di Avatar. La saga figlia della mente di James Cameron torna con la terza parte, Fuoco e Cenere, in un continuo crescendo di dimensioni e spettacolo. Un nuovo viaggio su Pandora porta sempre con sé un alto carico di aspettative, sia dei fan che dei detrattori: scopriamo insieme perché, ancora una volta, James Cameron ci porta tutti a scuola su cosa significhi l’espressione cinema d’intrattenimento. Dal 17 dicembre, Avatar – Fuoco e Cenere è in tutte le sale.
Avatar, dove eravamo rimasti?

Avatar – Fuoco e Cenere riprende quasi immediatamente da dove il capitolo precedente, La Via dell’Acqua ci aveva lasciati, con la famiglia Sully che piange la morte del figlio maggiore Neteyam, ma non c’è tempo per il dolore perchè gli umani si stanno già riorganizzando con il sopravvissuto colonnello Quaritch (Stephen Lang) in prima fila. Per la prima volta, Jake (Sam Worthington), Neytiri (Zoe Saldaña) e i loro figli dovranno vedersela anche con altri Na’vi: i pericolosi Mangkwan, il Clan della Cenere, comandato dalla spietata Varang (Oona Chaplin), che ben presto si allea con il vendicativo Quaritch.
Si potrebbe considerare Avatar – Fuoco e Cenere come il vero banco di prova per il franchise: senza l’effetto meraviglia del primo Avatar, né il carico dei tredici anni di attesa de La Via dell’Acqua, questo è il momento per la saga di giocare davvero ad armi pari. Nel bene e nel male, Avatar – Fuoco e Cenere sta già dividendo le opinioni.

Iniziamo dall’ovvio: Avatar – Fuoco e Cenere è visivamente un vero spettacolo. Forse arrivati a questo punto non dovremmo neanche più stupirci, ma altrimenti per cosa si va al cinema? Le immagini raggiungono un livello di qualità mai visto, soprattutto nella versione 3D – tecnica per la quale la saga è nata e di cui è pioniera da sempre – che offre un’immersività e un coinvolgimento senza pari.
Nonostante anni fa il 3D venisse considerato come un elemento fondamentale per il futuro, nel 2025 è invece ormai piuttosto secondario, ma Avatar – Fuoco e Cenere è una di quelle poche pellicole per cui valga davvero la pena indossare gli occhialini. Scene come l’arrivo dei Mercanti del Vento, le interazioni con i Tulkun ed il gran finale sono davvero da far sgranare gli occhi (e le orecchie, grazie alle musiche di Simon Franglen, allievo del compianto James Horner che, nel 2009, scrisse la colonna sonora di Avatar).
Avatar – Fuoco e Cenere, forma vs sostanza, tra vecchie conoscenze e volti nuovi

Ma si sa, la critica che da sempre aleggia sul franchise riguarda la trama. Premesso che trama semplice non equivale a trama brutta e che raccontare in maniera spettacolare e coinvolgente una storia già vista è forse anche più difficile, in Avatar la trama è sempre stato un mezzo per disporre a 360° dei potenti strumenti che il cinema offre: il come pesa più del cosa, e questo può piacere o no. Finché, però, il come sarà così tremendamente affascinante e divertente, viene personalmente difficile sentirsi danneggiati da ciò.
In ogni caso, Avatar – Fuoco e Cenere fa comunque un passo avanti rispetto ai precedenti sotto questo aspetto. La storia è più ampia e stratificata e i personaggi vengono approfonditi ancora più a fondo: Quaritch, in particolare, è quello che gode dell’evoluzione più interessante. Il colonnello aveva iniziato il suo viaggio da villain anni Novanta tutto d’un pezzo e pressoché impossibile da odiare, grazie soprattutto alla prova di uno Stephen Lang che con questo ruolo sta vivendo una seconda giovinezza.

Come dichiarato dallo stesso Lang durante la conferenza stampa italiana del film (qui il resoconto), con i sequel ciò non era più sufficiente: ecco quindi che in Fuoco e Cenere, si continua a scavare con decisione nell’animo del redivivo Marine, le cui certezze cominciano davvero a incrinarsi nel nuovo corpo Na’vi. Ciò avviene grazie anche a due delle note più liete di Fuoco e Cenere: Spider (Jack Champion) e Varang. Il figlio del colonnello, unico umano cresciuto tra i Na’vi, diventa estremamente importante in questo terzo capitolo, oltre che protagonista di un’intrigante novità per il futuro della saga.
La nuova villain, invece, interpretata da una bravissima Oona Chaplin, porta una ventata d’aria fresca fatta di crudeltà e follia, in grado di esercitare sin da subito su Quaritch un fascino particolare. La leader del clan della Cenere, però, rappresenta anche in parte una nota dolente: il suo personaggio, infatti, non ha una vera chiusura, fattore che si riscontra soprattutto nel finale, e la sua tribù viene poco approfondita.
Gli alti e bassi di Avatar – Fuoco e Cenere

In generale, il finale di Avatar – Fuoco e Cenere è tanto maestoso quanto veloce. Le tre ore e un quarto di durata potrebbero intimidire, ma non pesano: il film è densissimo di avvenimenti, al contrario del suo predecessore che invece si incagliava leggermente nella parte centrale. Ciò che non convince pienamente è la sua somiglianza ai capitoli precedenti. Fuoco e Cenere eredita molte atmosfere dal predecessore (essendovi, ricordiamo, anche molto vicino sia temporalmente che come ambientazioni), mentre tutto il terzo atto ricorda inevitabilmente Avatar.
Nonostante le numerose somiglianze ai capitoli precedenti, Avatar – Fuoco e Cenere rimescola e accresce a dismisura quanto di meglio aveva funzionato, permettendoci di ampliare ancora di più la mitologia di una sempre magnifica Pandora, grazie soprattutto alla prova del resto del cast: tra tutti, Zoe Saldaña spicca nei panni di una Neytiri straziata dal dolore, offrendo spunti sempre più attuali come l’odio razziale e la scelta della propria famiglia.
Dare per scontati Avatar e James Cameron è possibile?

È un peccato constatare, ancora una volta, della sufficienza con cui si spesso di sente parlare di Avatar. Così come la saga, anche Avatar-Fuoco e Cenere non è esente da difetti eppure, la croce di storia già vista, sembra sempre un peccato imperdonabile tale da oscurare o considerare in maniera sprezzante quanto di maestoso creato da James Cameron. Avatar, insieme a Dune, è uno dei pochissimi esempi attuali di epica contemporanea come sempre meno se ne vede: l’epica in grado di riempire gli occhi e caricare veramente le emozioni grazie anche ad un world-building secondo a pochissimi.
Avatar rientra in quella preziosa cerchia di opere che ci ricordano perché amiamo andare al cinema, specialmente in questo periodo delicatissimo per le sale, a maggior ragione con la probabile acquisizione da parte di Netflix di Warner Bros: perché lo stupore e la meraviglia della sala non potranno mai essere raggiunti da nessuna visione domestica, ed è bene ricordarlo.
Avatar – Fuoco e Cenere potrebbe già (quasi) fungere da conclusione alla saga, se gli incassi non fossero sufficienti alla produzione del quarto e quinto capitolo. Attenzione a dare per scontato James Cameron: un giorno potremmo non avere più qualcuno in grado di mostrarci come si da vita ad un blockbuster.
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