Così è la vita, 25 anni di malinconia e brillante umorismo

Così è la vita, 25 anni di malinconia e brillante umorismo

/
7 minuti di lettura

Così è la vita. Pam! E in un momento sono passati 25 anni dall’uscita nelle sale italiane della seconda pellicola targata Aldo, Giovanni e Giacomo. “Non ce la faccio. Troppi ricordi” direbbe Giovanni. E in effetti è così, perché dai Boomer alla Generazione Z, in un modo o nell’altro tutti abbiamo vissuto più o meno partecipi la straordinaria influenza del trio comico. Tutti abbiamo almeno un ricordo a cui aggrapparci. 

Dopo Tre uomini e una gamba, diventato indubbiamente una delle commedie italiane più apprezzate nella storia del nostro cinema, nonché sintesi perfetta della filmografia di Aldo, Giovanni e Giacomo, e soprattutto inesauribile fonte di citazioni entrate nell’immaginario collettivo, nel 1998 fece il suo esordio nelle sale italiane Così è la vita

Film centrale di una triade che gli spettatori italiani portano indubbiamente nel cuore  – seguita poi dall’ulteriore successo de La Leggenda di Al, John e Jack -, il secondo lungometraggio del trio comico rivela chiaramente l’intento di approcciarsi a una profondità narrativa diversa rispetto a Tre uomini e una gamba, travestendosi da film di passaggio – senza alcuna accezione negativa – verso la maturità e la sensibilità di Chiedimi se sono felice.

Così è la vita: una commedia malinconica di inaspettata sensibilità

Aldo, Giovanni e Giacomo in Così è la vita

Così è la vita inizia come Tre uomini e una gamba, con le immagini di un film in cui Al, John e Jack sono i protagonisti, in questo caso carcerati che cercano di fuggire dalla prigione. Un film che a sua volta viene visto da altri carcerati, perché la storia di Così è la vita ha inizio proprio dietro le sbarre, dove Aldo sta scontando la sua pena, in un’antitesi con quel senso di libertà che si respira durante la pellicola. Proprio sul concetto di libertà – oltretutto – Aldo, Giovanni e Giacomo si lasciano andare a una profonda riflessione, che ricorda quella incentrata sul personaggio di Brooks ne Le ali della libertà

Insomma, Così è la vita non è Tre uomini e una gamba nonostante ne ripercorra le orme per quanto riguarda alcune dinamiche -, perché semplicemente aspira a essere qualcosa di più. Ambisce forse a quella raffinata delicatezza raggiunta con Chiedimi se sono felice, a quelle emozioni sincere, alla commozione delle sequenze accompagnate dalla voce di Samuele Bersani. Tuttavia Così è la vita non è nemmeno Chiedimi se sono felice, perché è esattamente un film di passaggio, come lo abbiamo definito precedentemente, in cui la malinconia velata di Tre uomini e una gamba diventa invece il sentimento cardine della pellicola.

Si dice, d’altronde, che i comici siano solitamente persone malinconiche. Basti pensare al compianto Robin Williams, a Massimo Troisi oppure a Jim Carrey. Si dice, oltretutto, proprio per questo, che i comici abbiano una certa propensione alla drammaticità, un talento innato nel comprendere la tragicità insita nell’umorismo. Ecco, con Così è la vita Aldo, Giovanni e Giacomo hanno esternato questa malinconia per la prima volta, in un viaggio verso l’aldilà che tocca tematiche di straordinaria importanza, dalla morte alla fugacità della vita, con inaspettata sensibilità e lo stesso brillante umorismo che contraddistingue da sempre il trio comico.

La poetica di Aldo, Giovanni e Giacomo

Giovanni Storti in Così è la vita

Con Così è la vita, insieme a quell’intento di approcciarsi a una maggiore profondità narrativa, si ha l’ennesima dimostrazione di quanto i film di Aldo, Giovanni e Giacomo siano infusi di una poetica difficilmente riconducibile a un cinema che non sia il loro. Sul finale di Tre uomini e una gamba quei sorrisi reciproci sembrano quanto di più vero si possa chiedere da un’amicizia. Allo stesso modo in Così è la vita si ha spesso la sensazione che Aldo, Giovanni e Giacomo non stiano in realtà recitando, ed è una sensazione che nasce dalla complicità che i tre lasciano intravedere, soprattutto sul finale, ancora una volta.

“La vita è strana. Un attimo ci sei, l’attimo dopo non ci sei più”. Potrebbe sembrare una frase banale, ma la verità è che la vita è proprio così, e quel rammarico di Giacomo non è nient’altro che il riflesso di quel desiderio inestinguibile di lasciare un piccolo frammento di noi stessi ai posteri, un’impronta della nostra esistenza, del nostro breve passaggio sulla Terra, in cui vivere per sempre, anche quando non ci saremo più. 

Lasciare quel frammento è un’aspirazione, ma è anche quanto di più difficile possa esserci, in una vita in cui, per citare Sarah in Strappare lungo i bordi, “siamo soltanto un filo d’erba in un prato”. Ecco Aldo, Giovanni e Giacomo quell’aspirazione l’hanno raggiunta, perché tutti noi avremo sempre un’impronta a forma di zoccolo di gnu nel cuore.


Seguici su InstagramTik TokTwitch e Telegram per sapere sempre cosa guardare!

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club

Sono Filippo, ho 22 anni e la mia passione per il cinema inizia in tenera età, quando divorando le videocassette de Il Re Leone, Jurassic Park e Spider-Man 2, ho compreso quanto quelle immagini che scorrevano sullo schermo, sapessero scaldarmi il cuore, donandomi, in termini di emozioni, qualcosa che pensavo fosse irraggiungibile. Si dice che le prime volte siano indimenticabili. La mia al Festival di Venezia lo è stata sicuramente, perché è da quel momento che, finalmente, mi sento vivo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.