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National Treasure, Il Mistero dei Templari diventa una serie teen con poca avventura

10 minuti di lettura

Dopo anni di latitanza – durante i quali i fan più appassionati hanno continuato a richiedere con insistenza un terzo capitolo cinematografico -, Jerry Bruckheimer e Jon Turteltaub hanno deciso di riportare in vita Il mistero dei Templari in vesti rinnovate. L’indimenticabile franchise di National Treasure, infatti, incontra il mondo teen in una nuova Serie TV, i cui primi episodi sono disponibili dal 14 dicembre 2022 su Disney+. È possibile far sposare le avventurose cacce al tesoro di Ben Gates e i trend della Generazione Z?

Il Mistero dei Templari – La Serie (in originale, intitolata in maniera più altisonante National Treasure: Edge of History) raccoglie la sfida calando un cast multietnico e giovane negli schemi narrativi che hanno reso iconico National Treasure. Stavolta a caccia di tesori c’è la brillante Jess Valenzuela (Lisette Olivera), immigrata messicana che sbarca il lunario come può e intanto sogna di entrare nell’FBI. Ormai orfana, si ritrova – per uno scherzo del destino, in pieno stile National Treasure – a scoprire segreti di famiglia che conducono lei e i suoi amici in circostanze che pensavano impossibili.

La Serie de Il Mistero dei Templari fa leva sull’effetto nostalgia

National Treasure Il Mistero dei Templari  Serie TV NPC Magazine

Il primo episodio riecheggia i film della saga: si apre con un vecchio saggio che racconta una storia mitica riguardante un tesoro inestimabile, nascosto per salvaguardare un bene superiore. Stavolta il vecchio saggio è Harvey Keitel, ancora una volta nel ruolo dell’agente dell’FBI Peter Sadusky, che ai tempi fu incaricato di indagare sul furto della Dichiarazione d’Indipendenza Americana a opera di Ben Gates (Nicolas Cage, fino ad ora il protagonista principale della saga). Poliziotto da un lato, massone dall’altro, Sadusky custodisce il segreto del tesoro di Montezuma – oro e libri antichi – che fu nascosto gelosamente perché non finisse nelle mani dei conquistadores.

È lui stesso a spiegare che il tesoro esiste, nonostante tutti lo credano un mito, e gli indizi per trovarlo sono stati sparsi tra le civiltà precolombiane (Maya, Aztechi, Inca) per tenerlo al sicuro. Dopo pochi minuti, lo spettatore ha già capito che non è soltanto l’incipit ad essere un calco dell’originale, ma l’intero impianto narrativo della serie. E infatti, ritorna l’urgenza di riabilitare il nome di una famiglia ritenuta complottista e folle.

Di nuovo, le colpe e le sorti dei padri ricadono sui figli e sulle figlie, stavolta. Perché le donne di National Treasure si slegano finalmente dall’archetipo di mogli e fidanzate tanto colte quanto petulanti, trasformandosi in eroine sfaccettate e gelide villain. Compaiono persino alcune citazioni celebri dei film (“questo Paese è stato fondato da criminali”). È proprio l’effetto nostalgia ciò che impedisce di premere il tasto pausa, almeno per i fan di vecchia data, probabilmente fiduciosi nella comparsa improvvisa di Nicolas Cage, magari in veste di guida della novella cacciatrice di tesori.

“E se ti dicessi che tutto ciò che sai di tuo padre è una menzogna?”

“Non credo che lei l’abbia mai conosciuto.”

“No, ma ho conosciuto uomini come lui, uomini che facevano ciò che era considerato sbagliato per fare ciò che ritenevano giusto.”

Dialogo tra l’agente Sadusky e Jess Valenzuela nel primo episodio della serie

Tornano gli enigmi, ma l’avventura non decolla

National Treasure Il Mistero dei Templari  Serie TV NPC Magazine

Gli enigmi storici risolti in modi assurdi e inverosimili sono da sempre il cavallo di battaglia del franchise di National Treasure. Infatti, fanno subito capolino in Il Mistero dei Templari – La Serie: scatole rompicapo e antichi codici sono ancora una volta gli indizi che permettono di trovare mappe che conducono, inesorabilmente, ad altri indizi, e così via finché la caccia al tesoro non è conclusa. La Storia resta la protagonista indiscussa delle vicende e intanto torna l’immancabile cattivo che vuole il tesoro perché è assetato di denaro. In questo caso, è la spietata Billie Pearce, interpretata da Catherine Zeta-Jones (reduce dal successo di Mercoledì su Netflix).

Purtroppo, le sue prime apparizioni non sono degne di nota. L’attrice sembra quasi ingessata nel ruolo e la cosa più tagliente che possiede è un caschetto biondo platino (quello sì, è affilato come la lama di un coltello). Forse anche per questo, Il Mistero dei Templari – La Serie fa fatica a ingranare. Dopo due episodi, ancora non decolla.

Per adesso, lo spirito d’avventura è ridimensionato, un po’ perché gli spazi sono limitati ai confini della città di Baton Rouge e un po’ perché Jess e i suoi amici, pur essendo pieni di risorse, sono a volte reticenti, a volte incerti su come muoversi, oltre che invischiati in sottotrame sentimentali che già si intravedono. Tuttavia, siamo ancora all’inizio e sarebbe ingiusto non proseguire la visione, considerando il fatto che la sceneggiatura propone diverse trovate interessanti.

Alla conquista degli adolescenti: tra lo stereotipo della Gen Z e un altro tipo di razzismo

National Treasure Il Mistero dei Templari  Serie TV NPC Magazine

Rispetto ai capitoli precedenti, infatti, la Serie aggiunge tematiche, atmosfere e personaggi. Alcuni erano facilmente immaginabili, altri piuttosto inattesi. Tra i più prevedibili, la scelta di un cast nel quale il pubblico adolescente o poco più adulto può identificarsi. D’altronde, questo è il target ricercato e Il Mistero dei Templari – La Serie cerca di farselo amico virando verso un’estetica alla Netflix.

È tutto studiato a tavolino: c’è un melting pot di ventenni ben assortiti dal punto di vista etnico e sociale, battute pro-femminismo sparse qua e là e uno strettissimo rapporto dei personaggi coi social media, gli smartphone e Internet.

Non stupisce, dato che vige ormai la consuetudine di omologare i giovani, di ricondurli tutti quanti a un archetipo descritto da pochi tratti stereotipati. La serie, però, sorprende nel proporre senza timore argomenti spinosi, che ruotano attorno all’immigrazione della protagonista Jess, di origine messicana. Viene esplicitamente criticato il comportamento della polizia nei confronti dei manifestanti non caucasici, è resa manifesta la paura del rimpatrio che costringe a vivere nell’ansia, con una valigia pronta sotto al letto, si parla addirittura dell’ingiustizia di non poter diventare agente dell’FBI in assenza della cittadinanza americana.

Il discorso sul razzismo viene ripensato e di conseguenza riformulato per approfondirne aspetti meno palesi e leggermente più controversi, col risultato che la sceneggiatura non cade nella banalizzazione del tema, evitando di ridurlo a frasi fatte e ovvietà. La stessa attrice protagonista, Lisette Olivera, si è detta felice del modo in cui la serie affronta l’argomento, che le è particolarmente a cuore perché condivide col suo personaggio una storia di immigrazione dal Messico agli USA. Il Mistero dei Templari – La Serie dà voce, secondo lei, alla storia delle popolazioni indigene messicane come mai è stato fatto nei film della saga.

Il Mistero dei Templari – La Serie prova a mostrare l’altro volto dell’American Dream

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Nicolas Cage nel primo film del franchise

Inoltre, Olivera ha sottolineato come Jess sia la rappresentazione dell’American Dream: una giovane promettente, con un’abilità straordinaria nel decifrare codici e indizi, ostacolata dalle difficoltà economiche e burocratiche ma decisa a coronare il suo sogno. Quell’americanismo spiccato che pervade gli altri prodotti del franchise, torna in una forma un po’ inusuale perché incarnato da un’immigrata senza documenti che vorrebbe un futuro negli Stati Uniti ma incappa in continui intoppi.

Ancora più curioso il fatto che non stia scappando dalle proprie origini per abbracciare l’America salvatrice: anzi, le premesse della trama la portano a riscoprire i propri valori familiari, radicati in un’altra cultura. Questa rinconfigurazione del sogno americano meno esaltata e più coi piedi per terra è forse la più felice conquista de Il Mistero dei Templari – La serie, che – per ora – non fa saltare dalla sedia sul fronte dell’avventura.


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Classe 1998, capitata qui un po' per caso. Sono toscana ma studio al DAMS di Bologna. Ovviamente appassionata di cinema e futura disoccupata. Sono la prova che si può amare Godard indossando t-shirt di Star Wars.

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