il paese dei jeans in agosto i protagonisti che si baciano

Il paese dei jeans in agosto è un film assurdo

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Il paese dei jeans in agosto è il primo film di Simona Bosco Ruggeri, uscito nelle sale il 23 novembre. La dimensione dei social oggi, si confonde spesso con quella della realtà. C’era una massima di Andy Wahrol che diceva “Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per 15 minuti” la quale, lentamente, si sta avverando, solo cambia la durata poiché le stories, che si fanno su Instagram e Tik Tok anche sottoforma di reel, durano circa dai 15 ai 30 secondi. Il tempo necessario per creare un contenuto che intrattenga e che sia divertente, glamour e possibilmente uno specchio della personalità che si è costruita, seguendo i canoni dell’estetica Pop.

Ora, la regista Simona Bosco Ruggeri probabilmente avrà colto i disagi di questo tempo, decidendo dunque di rappresentarli in maniera umoristicamente dissacrante in questa pellicola. Tuttavia, ci sono molti elementi che inducono a pensare a un eccessivo utilizzo della satira che non restituisce l’effetto sperato per Il paese dei jeans in agosto.

Il paese dei jeans in agosto, desideri di fama

il paese dei jeans in agosto festa

La storia di Il paese dei jeans in agosto si svolge nel cortocircuito fra i social e la socialità di una piccola provincia a sud di Salerno (precisamente tra Montesano sulla Marcellana, Sapri, Paestum, Trentinara e altri) un tempo isolata, adesso fortemente “connessa” e, in particolare, “segue” con morbosa attenzione la vita di Carlo (Pasquale Risiti), ex vip, ora @IlCarlito, sedicente influencer alla perenne ricerca di soldi per farsi notare. Egli passa le sue giornate fra il ricordo di tempi migliori e le lamentele per un paese indifferente che, come suo padre, non lo apprezza quanto dovrebbe.

Subentra poi, nella vita del protagonista, Luisa (Lina Siciliano). Per uno strano caso del destino l’uno capiterà all’altra e viceversa: lui piace, ma non ha un soldo; lei ha i soldi, ma non piace. Di conseguenza, @IlCarlito e @LaRosetti decidono di puntare a tutto. Durante l’arco narrativo, le diverse vicende che dovranno affrontare daranno prova del carattere assurdo in cui loro stessi si ritrovano, specialmente quando decidono di avere un bambino che, però, non deve nascere per forza…

Drammaticamente assurdo, sul limite dell’imbarazzante

il paese dei jeans in agosto foto della strada del paese

Il paese dei jeans in agosto ha l’intenzione di denunciare un mondo iper-connesso che impedisce di mettere a fuoco i veri disagi della realtà, che probabilmente sono concepiti soltanto da due personaggi, il padre di Luisa (Enzo Decaro) e il padre di Carlo (Ninni Bruschetta), i quali incitano i rispettivi figli a disincantarsi dalla dimensione dei social. La critica sarebbe riuscita perfettamente se solo la satira non si fosse arenata nei continui stereotipi che vengono evocati costantemente, ad esempio il modo di raffigurare due personaggi femminili che, nonostante siano laureate, appaiono molto adolescenti. Sarà forse tipico del provincialismo?

Certamente è una strategia utile, ma l’equilibrio è una linea sottilissima da mantenere. Raccontare attraverso le immagini e con dei dialoghi una storia non sempre risulta facile, e in Il paese dei jeans in agosto spesso si toccano momenti di eccessiva assurdità, che inducono lo spettatore a chiedersi se effettivamente stia assistendo a una commedia divertente oppure disperatamente imbarazzante, che potrebbe scadere nel dramedy. Sul piano tecnico si è scelto di adottare uno stile semplice che, però, pecca di originalità per via di alcune inquadrature che risultano stucchevoli al fine della narrazione.

Il paese dei jeans in agosto tra moralismo e ironia

Nell’epoca in cui ci ritroviamo, è molto facile cadere nell’inganno. Bisogna apparire in un determinato modo, che riguardi come ci vestiamo o come ci comportiamo, cosa e come decidiamo di rendere pubblico un evento personale, e infine il modo di porci in “pubblico” (nonostante sia sempre uno spazio virtuale, paradossalmente, rappresenta una nuova forma di agorà sociale) su determinati temi quali la giustizia climatica, l’immigrazione, la questione di genere e così via.

La voglia di rivalsa e di stare al passo con i tempi si riflette in tutti i personaggi di questo semplice paese di provincia, i quali si erigono a esperti, tra lo sgomento di chi si chiede se siano rincretiniti d’un tratto. L’intento moralistico arriva verso la fine (SPOILER!) quando sia Carlo che Luisa si rendono conto sia di essere stati raggirati da Gloria (Manuela Morabito), una celebre conduttrice che aveva promesso loro di renderli famosi, sia dalle pretese di loro stessi, diventando così vittime di un sistema che annientando i loro “personaggi”, ha fatto in modo che si alienassero da sé stessi.

Il paese dei jeans in agosto è un film leggero, chiaramente. Tuttavia, se ci fossero stati più momenti trattati con serietà (senza abbandonare la leggerezza), probabilmente sarebbe stato un film diverso. Il cinema è bello perché è vario, verrebbe da dire, ma il pubblico detiene l’ultima parola.


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Classe 2000, vivo a Milazzo e sono dottore magistrale in Scienze dello spettacolo. Ambisco a diventare giornalista specializzato in critica cinematografica. Ho anche una vita sociale quando non sono immerso nella visione di qualche film e/o nella lettura di libri.

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