Norimberga

Norimberga, il peso e le contraddizioni della storia

7 minuti di lettura

È davvero possibile analizzare il male e comprendere le ragioni degli orribili crimini di guerra? È la domanda su cui gira intorno Norimberga, il nuovo film del regista (e produttore di diversi film tra cui Scream VI) James Vanderbilt uscito nelle sale italiane il 18 dicembre e basato sul libro del 2013 Il nazista e lo psichiatra di Jack El-Hai.

Il film si concentra sulle reali vicende dello storico processo di Norimberga, nel quale per la prima volta i criminali nazisti vennero giudicati per le orribili azioni commesse contro gli ebrei, durante la Seconda Guerra Mondiale. Ciò segnò un importante avvenimento storico anche per la giurisprudenza, poiché fu uno spartiacque che stabilì nuove leggi e condizioni del diritto penale internazionale.

Norimberga vanta un cast eccezionale di attori che interpretano personaggi chiave, tra cui Russel Crowe nei panni di Hermann Wilhelm Göring e Rami Malek nei panni dello psichiatra Douglas Kelley, la “nemesi” del vice di Hitler.

Le ragioni dietro il processo di Norimberga

Ciò che accadde a Norimberga è frutto di una serie di ragioni in primis politiche, e successivamente etiche. Il regime nazista è stato responsabile dell’olocausto di circa 6 milioni di ebrei negli anni della Seconda Guerra Mondiale, deportandoli nei campi di concentramento sparsi tra la Germania e gli stati europei, all’epoca sotto il loro dominio. Di fronte a ciò, i tre stati più potenti (USA, URSS e Regno Unito) decisero di stabilire il Tribunale militare internazionale al quale aderì anche la Francia e di istituire un processo nella città di Norimberga, con l’obiettivo di far cadere i capi d’accusa ad alcuni esponenti nazisti rimasti in vita, tra cui proprio Herman Göring (Russel Crowe).

Tuttavia, far cadere il secondo ufficiale tedesco non è un’impresa facile. Al fine di comprendere le ragioni del male e delle macabre azioni dei nazisti, l’esercito americano si avvale delle capacità dello psichiatra Douglas Kelley (Rami Malek, incaricato di analizzare nel profondo la figura di Göring per coglierne i punti deboli e rendere facile l’esecuzione del processo. Naturalmente, il film non manca di evidenziare determinate contraddizioni, segnate dall’opportunismo del giudice americano Robert Jackson (Michael Shannon) e dal governo americano di far prevalere la propria posizione, all’interno dello scacchiere politico globale.

Norimberga, Russel Crowe e Rami Malek

A far da padrone della vicenda di Norimberga è una domanda semplice, quanto complessa: se si potesse analizzare il male si potrebbe evitare che certi orrori si ripresentino?

Paradossi e contraddizioni in Norimberga

Primo Levi nel suo libro I sommersi e i salvati scrisse una frase decisamente potente: «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare». Il regista di Norimberga si pone questo obiettivo per dare allo spettatore molteplici chiavi di lettura. In particolare, c’è un aspetto che domina tutto il film: la psicologia dei criminali nazisti e in particolare dell’ufficiale Göring .

Durante le continue conversazioni tra lo psichiatra Kelley e Göring, emerge senza dubbio il ritratto di un uomo narcisista e malvagio, il quale lascia dedurre che le azioni sono state commesse lucidamente e senza alcun senso di rimorso. Infatti, egli dimostrò con le sue azioni una brutale violenza e condivise sostanzialmente, con un ruolo direttivo, tutti i crimini del nazismo giocando un ruolo chiave.
Ciò si evince anche durante il processo, nel quale, pur ammettendo i suoi crimini, non dà alcun segno di pentimento e, anzi, assume totalmente un atteggiamento di sfida dinanzi la corte, poiché convinto che questo processo sia, in realtà, una farsa.

Da questo punto di vista emerge un altro quesito che cela alcuni paradossi: siamo tutti disposti ad ammettere le proprie colpe e responsabilità? Il regista Vanderbilt sceglie bene il momento in cui lanciare questa provocazione, poiché è noto che una guerra lascia non solo una serie innumerevole di vittime e disastri, ma anche delle contraddizioni che investono tutti gli attori coinvolti.

I limiti tecnici di Norimberga

Sebbene gli attori di Norimberga interpretino magistralmente i personaggi, in particolare Russel Crowe che dimostra di essere straordinario ancora una volta, il film presenta una narrazione che in certi tratti perde di vista la direzione e un montaggio quasi televisivo.

Tra gli altri limiti del film spicca la scelta di orchestrare la narrazione sul duo Crowe-Malik che seppur funzioni molto bene grazie all’intesa tra i due, non lascia molto spazio a particolari emozioni e sorprese. Questo aspetto sarebbe potuto essere approfondito di più, poiché il rapporto tra Kelley e Göring aveva delle sfumature particolari che nel film vengono effettivamente mostrate, ma poi il rapporto appare forzato in certi momenti.

Dunque, Norimberga sembra non aggiungere nulla di più rispetto a ciò che già sappiamo. Eppure, la sua uscita in concomitanza con i conflitti ancora in atto in Europa e in Medio Oriente, coincide con una domanda che risuona assordante: abbiamo davvero imparato dai nostri errori e cambiato il corso della storia?


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Classe 2000, vivo a Milazzo e sono dottore magistrale in Scienze dello spettacolo. Ambisco a diventare giornalista specializzato in critica cinematografica. Ho anche una vita sociale quando non sono immerso nella visione di qualche film e/o nella lettura di libri.

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