«In un futuro aprile», il giovane Pasolini tra scandali e poesia

Dal 2 novembre è possibile vedere in streaming, nell’ambito dell’iniziativa Io Resto in Sala, il documentario In un futuro aprile, diretto da Francesco Costabile e Federico Savonitto. La data di uscita non è casuale: il film è un documentario sulla giovinezza di Pier Paolo Pasolini, assassinato proprio il 2 novembre 1975.

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Un narratore d’eccezione

Nico Naldini. Da: ilgiornale.it

Voce narrante del documentario è Nico Naldini, il cugino di Pasolini, con cui visse negli anni della guerra a Casarsa, in provincia di Pordenone. Naldini, nato nel 1929 e scomparso pochi mesi fa, racconta con sguardo lucido svariati aneddoti sullo scrittore, ma anche su altri membri della famiglia, come Susanna Colussi, l’amata madre di Pasolini, o il fratello Guidalberto, morto in guerra nel 1945.

Poesie rivoluzionarie

in un futuro aprile

In un futuro aprile concede ampio spazio alle poesie scritte da Pasolini negli anni Quaranta, per via di una loro particolarità linguistica: sono infatti in dialetto friulano. Non si tratta solo di un omaggio di Pasolini alla terra della madre, ma anche di un gesto rivoluzionario in piena epoca fascista, durante la quale il regime puntava all’annientamento delle minoranze linguistiche. Questi componimenti confluiranno nella raccolta La meglio gioventù, del 1954.

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I retroscena di un episodio scandaloso

in un futuro aprile

Tra gli episodi ricordati da Naldini ve n’è uno, relativo alla fine degli anni Quaranta, che fece scalpore. Pasolini fu infatti accusato di «atti osceni e corruzione di minore» per prestazioni sessuali a pagamento con tre minorenni. Ne derivò, come è noto, la sua sospensione dall’insegnamento e dalla carica di segretario del Partito Comunista di San Giovanni di Casarsa, nonché un vero e proprio processo. Ciò che forse è meno noto è che anche Nico Naldini avrebbe potuto essere coinvolto, la sera dello scandalo: racconta infatti che il cugino gli propose di aggregarsi, ma che lui rifiutò in ultimo.

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Ampio spazio, nel corso del documentario, è inoltre dato alla cosiddetta teta veleta, termine inventato da Pasolini per descrivere il sentimento di attrazione sessuale che provava per i giovani contadini friulani.

Tra realtà e ricostruzione

in un futuro aprile

Nel documentario si alternano immagini di repertorio (tra cui quelle dei funerali di Pasolini) ad altre ricostruite, accompagnate dalla voce narrante, fuori campo, di Daniele Fior, che legge testi dello scrittore. L’effetto finale è a metà fra il documentario e la fiction storica: l’opera risulta più scorrevole di un documentario “duro e puro”, ma rimane nello spettatore la sensazione – più che fondata – che dietro la realizzazione di questo film vi sia un immenso lavoro di documentazione da parte dei registi.


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