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L’événement: un film politico di Audrey Diwan | Venezia78

7 minuti di lettura

L’événement è solamente il secondo film da regista di Audrey Diwan. La scrittrice, con esperienza pluriennale come sceneggiatrice, porta al Festival del Cinema di Venezia un dramma a sfondo politico ambientato nella Francia degli anni 60. La pellicola, girata in 4:3, ha lasciato la sala attonita, scandalizzando con le sue scene dure e pungenti, ma di grande verità.

Di cosa parla L’événement

l'evenement

Anne (Anamaria Vartolomei) è una giovane donna, la sua famiglia proviene dalla classe operaia, ma riesce comunque a frequentare la facoltà di lettere con successo. L’unica cosa di cui sembra davvero importarle è riuscire a diventare insegnante; niente fidanzato, poche amicizie. La sua vita si complica, anzi sembra finire, quando scopre di essere incinta. Anne un figlio non lo vuole; non adesso, non così. Una soluzione ci sarebbe: l’aborto.

Purtroppo per Anne però nel 1963 questa procedura medica non solo era vietata dalla legge ma era anche punita con il carcere sia per il medico che la operava illegalmente sia per la donna che vi si sottoponeva. La protagonista allora si fa coraggio e con una determinazione propria solamente di chi sa davvero cosa è meglio per se stesso, tenta ogni strada possibile. Tra iniezioni, ferri sterilizzati con un accendino, strani esercizi e bacchette, Anne tenta di liberarsi da quella vita che non vuole e che la società vorrebbe imporle.

L’événement: controllo, misoginia e classismo

Nel girare L’événement la scrittrice e regista francese voleva colpire lo spettatore e mostrare lo scempio a cui porta l’illegalità di una pratica importante come l’aborto. Il film è crudo e realistico e non lascia nulla all’immaginazione. Sebbene possa sembrare una scelta poco elegante è invece piuttosto necessaria. Funzionale all’abbandono dei taboo riguardanti il corpo e la mente femminili. È troppo importante che tutti sappiano, che il mondo apra gli occhi e veda cosa le loro figlie, madri, sorelle e nonne sono state, e sono tutt’oggi, costrette a fare ogni giorno solamente per avere lo stesso diritto alla libertà di chiunque altro.

Il contesto sociale in cui è ambientato L’événement non vuole il controllo solamente (si fa per dire) del corpo delle donne, ma anche della loro mente. Tra le ragazze, amiche e compagne di Anne, c’è lo spettro, la paura, di quel danno irrimediabile che è rimanere incinte, magari anche in un’occasione poco conveniente. In una situazione di misoginia e classismo, che spesso vanno di pari passo, con la conversione di ruolo da donna a madre/moglie deve avvenire anche la rinuncia alla propria ambizione, realizzazione ed intellettualità. Per le amanti della libertà e dell’indipendenza una gravidanza inattesa èuna malattia che colpisce solo le donne trasformandole in casalinghe.

Gli anni 60 non troppo distanti da noi

Audrey Diwan porta sugli schermi della Mostra un tema politicamente ancora molto dibattuto come l’aborto. Scelta azzeccata considerando il periodo storico di grandi passi indietro in cui viviamo, basti considerare stati come il Texas o la Polonia per esempio. Anche se in Francia, Paese d’origine della regista, il diritto all’aborto è ben salvaguardato, Diwan ci avverte che la nostra lotta non è mai finita. In Italia invece, nonostante la procedura medica sia legale, non è così semplice ottenere un aborto. Circa il 70% dei medici abilitati ad eseguirlo sono infatti obiettori di coscienza. Tutto ciò fa sembrare L’événement pericolosamente vicino a noi.

Ogni anno milioni di donne come la Anne raccontata ne L’événement si ritrovano da sole a dover fronteggiare aborti clandestini senza nemmeno il supporto della famiglia e degli amici che invece voltano loro le spalle. Tante ce la fanno, moltissime invece no.

Ho abortito e sto benissimo

Assolutamente da acclamare la parte psicologica legata a L’événement. Niente pietismo, niente disperazione, solo tanto dolore fisico dovuto alle procedure clandestine. Anne è sicura di non volere un figlio e sa che, se lo avrà in quel modo, sarà costretta ad odiarlo perché metterebbe fine alla sua vita. La sua fermezza è sinonimo di saggezza. La sua maturità sta nel conoscere i propri confini e in un po’ di sano egoismo, che diventa altruismo. Mettere al mondo un figlio deve essere una scelta ponderata: nessuna madre pentita può dare l’amore necessario a un figlio e nessun figlio può crescere felice se non desiderato.

Anne non perde mai la sua lucidità, non ha rimpianti, non si sente meno donna o meno umana a perseguire il suo bene. Anne ha fatto una scelta che non è infelice, è solo diversa da quella che la società maschilista ed opprimente in cui vive avrebbe preso per lei. Anne è contenta di riavere indietro la sua vita. Anne cambia idea: non vuol più fare l’insegnante, vuole fare la scrittrice. E ci riuscirà.

L’événement di Audrey Diwan è il Leone d’Oro di Venezia78

Nella serata conclusiva della 78ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, L’événement di Audrey Diwan conquista il premio più ambito. I primi toto-leone, gioco giornalistico tra i più apprezzati e discussi al Lido, vedevano in questo possibile risultato una presa di posizione forte da parte della biennale. Dopo anni di polemiche, che hanno trovato Venezia al centro del mirino per premi troppo spesso legati a Hollywood e al cinema più pop, il Leone torna nelle mani di una regista coraggiosa, dal piglio autoriale e armata di un discorso artistico pronto a deflagrare nelle sale. Una scelta che fa felice il pubblico più cinefilo, ma lascia l’Italia con l’amaro in bocca per un Sorrentino rilegato all’argento e un Martone non classificato.


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Floriana Bria

Classe 1996, laureata in Filosofia.
Mi piace racchiudere la mia personalità in un tubetto di tintura per capelli come Clementine.
Aspirante filosofa e scrittrice, nel frattempo sognatrice e amante di serie tv, soprattutto comedy e d'animazione. Analizzo tutto ciò che guardo e cerco sempre il lato più profondo delle cose. Adoro i thriller psicologici e i film dalla trama complessa, ma non disdegno anche quelli romantici e strappalacrime.
Pessimista cronica e amante del dramma.

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