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«Mainstream»: Gia Coppola e l’ipocrisia dei social network | Venezia77

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Mainstream porta al Lido due figlie d’arte: la regista trentatreenne Gia Coppola, al suo secondo lungometraggio, e Maya Hawke, diventata famosa per aver recitato nella serie Netflix Stranger Things. Nel cast del film, presentato nella sezione Orizzonti, anche Andrew Garfield e Nat Wolff.

«Mainstream», la trama

Frankie (Maya Hawke) è una giovane ragazza che vive a Los Angeles. Di sera fa la barista in un locale di cabaret con il suo amico Jake (Nat Wolff), mentre di giorno è alla costante ricerca di stimoli per i suoi progetti artistici. Per nulla soddisfatta della propria vita, Frankie desidera farsi strada, ma, al contempo, fatica a trovare la sua vocazione. La svolta arriva grazie all’incontro con Link (uno strepitoso Andrew Garfield), giovane estroso e anticonformista che vive seguendo solo le proprie regole.

Giovani (e) social

Mainstream

Frankie può essere considerata la rappresentazione di un’intera generazione. In particolare, la difficoltà nel costruirsi il proprio percorso all’interno di una società sempre più liquida e volubile, in cui mode, esigenze e carriere variano di continuo, è una caratteristica del mondo contemporaneo che impedisce a molti giovani di trovare stabilità e sicurezza. Costantemente sottoposti agli stimoli più svariati e spaventati dall’incertezza del futuro, il tempo in cui vivere è esclusivamente l’ora, l’adesso.

I social network hanno intercettato tale tendenza, facendo dell’attimo la propria dimensione preferita. Così nascono i contenuti che durano solo 24 ore, i video in diretta, gli hashtag #finoadomani.

I social network, inoltre, sembrano rispondere alla richiesta da parte delle generazioni più giovani di nuove e continue possibilità, offrendo potenzialmente a chiunque la chance di diventare qualcuno. Mai più di oggi, il modo più sicuro per avere un lavoro è inventarselo. Così Frankie, Link e Jake creano un contenuto nuovo, frizzante e provocatorio, attirando l’attenzione di migliaia di follower e dando inizio alla propria carriera.

Una generazione di web star

La particolarità del prodotto che i tre protagonisti hanno creato è il suo contenuto. I loro video – di cui Jake scrive i testi, Frankie è regista e Link il carismatico protagonista – prendono infatti di mira, con velenose invettive, proprio i social network. Link, in particolare, desidera risvegliare un’intera generazione di zombie digitali, invitandoli ad un contatto autentico con la realtà. Il progetto ha un successo strepitoso e Link – in arte “No one special” – diventa una star del web, innescando una evidente quanto scomoda contraddizione.

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Il percorso del protagonista è molto simile a quello dei numerosissimi influencer che dominano l’immaginario collettivo dei più giovani. Mainstream, mettendo in scena l’ipocrisia di Link, vuole sbugiardare tutti quei personaggi che infestano i social media con racconti pieni di se stessi, ma poveri di spessore e autenticità. Strumenti dall’incredibile potenziale, tali piattaforme possono diventare fonte di narcisismo o, al contrario, di tremende insicurezze, alimentando un senso di inadeguatezza che, soprattutto negli adolescenti, rischia di portare a drammatiche conseguenze.  

«Mainstream», una regia audace

Mainstream trova la sua più grande forza nella messa in scena. Per raccontare il mondo dei social, Gia Coppola sceglie di usarne il linguaggio, creando una stimolante contaminazione tra media. Così, invece di un film, spesso sembra di stare guardando il video YouTube dell’influencer di turno o una storia Instagram in cui, al posto di un viso, appare un’emoticon gialla.

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Il ritmo della narrazione è serrato, come se si temesse che lo spettatore possa cambiare canale o “scrollare” col dito per passare al prossimo contenuto.

Con Mainstream, Gia Coppola avverte sui rischi di strumenti potentissimi e globalmente diffusi e lo fa semplicemente mostrandoli. Come fosse consapevole dell’idiosincrasia dei giovani per chi vuol fare loro la morale, la regista evita i discorsi “da grandi” (tant’è che nel film gli adulti quasi non esistono) e lascia che a parlare siano le immagini. E non potrebbero parlare più chiaro di così.


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Cristina Sivieri

Classe 1996. Laureata in Filologia Moderna, ama stare in compagnia degli altri e di se stessa. Adora il mare e le passeggiate senza meta. Si nutre principalmente di tisane, lunghe chiacchierate e pomeriggi al cinema.

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