One life, per la regia di James Hawes, esce giusto nel periodo più propenso e redditizio per la sala cinematografica: le feste natalizie. Sir Anthony Hopkins regala ancora una volta al pubblico un’interpretazione a dir poco magistrale, che scalda il cuore, che tocca le corde anche dello spettatore meno incline e vicino alla facile commozione del “classico” film drammatico che si è soliti vedere nelle sonnolente domeniche pomeriggio invernali, con una coperta e una buona tisana. One life, invece, parla diretto allo spettatore e declama le gesta straordinarie di un uomo ordinario, ricordandoci che chiunque può far la differenza.
La semplicità del fare la cosa giusta

One life di James Hawes narra la vera storia dell’eroe inglese Nicholas Winton, il quale durante l’avvento della Seconda Guerra Mondiale e dell’invasione di Praga da parte dei nazisti, riuscì a far evacuare e scappare centinaia di bambini dalla città, portandoli in salvo in Inghilterra. James Hawes sceglie di partire dal presente, mostrando al pubblico un Nicholas Winton ormai avanti con l’età, Anthony Hopkins per l’appunto, che nel sistemare il suo ufficio ritrova l’album fotografico dell’impresa da lui compiuta.
Si crea così il perfetto dialogo ed equilibrio tra passato e presente, tra il rimpianto di non essere riuscito a salvare tutti quanti e la lenta presa di consapevolezza di ciò che si è riusciti a fare. Perché tutto questo? One life non parla di eroi che vogliono fare gli eroi, ma porta in scena il ritratto di un uomo comune che per il mero sentire di voler fare la cosa giusta diventa a sua insaputa l’eroe della sua medesima storia.
Nicholas Winton, a sua volta, nel momento in cui sceglie di mostrare al mondo ciò che è riuscito a fare, proponendo il suo album di ricordi come testimone degli eventi al noto programma televisivo inglese That’s Life, vuole a tutti i costi non comparire, restare dietro le quinte. Ciò aiuta lo spettatore a denotare il personaggio portato in scena di Anthony Hopkins, come un uomo estremamente umile, quasi affetto da una sindrome dell’impostore. Il quale forse non si è mai reso pienamente conto di ciò che era riuscito a fare, dell’impresa titanica e per tutti impossibile.
Ma i fantasmi che abitano la mente di Nicholas Winton sono più legati alle vite che non è riuscito a salvare, agli amici che ha perso, a un senso di colpa che lo perseguita e lo colpisce duramente. Il metodo adoperato dallo stesso Winton per la sua operazione, passata poi alla storia come Kindertransport, è assai meticoloso.
Documentare il più possibile, per non perdere neanche una possibile vita che potrebbe essere salvata. Fondamentali diventano gli aiutanti dell’eroe in questa storia. Tra tutti la madre, interpretata da una Helena Bonham Carter in splendida forma, tagliente e decisa come il suo personaggio portato in scena; così come il cameo di Jonathan Price, che per quanto si veda in un’unica scena che strizza l’occhio al film predecessore nel quale avevamo visto i due noti attori sullo schermo, ossia I due papi, resta comunque inevitabilmente impresso allo spettatore.
Il regalo di Anthony Hopkins per questo Natale

Sebbene il personaggio di Nicholas Winton in One Life sia portato in scena da due attori, è in dubbio che l’ormai anziano Hannibal Lecter rubi la scena a tutti gli altri suoi comprimari. Anthony Hopkins riesce di nuovo nell’impresa di portare sullo schermo un altro anziano signore afflitto dal peso dei ricordi, ben distante dal personaggio di The Father di Florian Zeller, il quale gli è valso il secondo premio Oscar come miglior attore protagonista.
Anthony Hopkins non sembra avere intenzione di ritirarsi, e ben venga se poi i lavori che escono sono film del calibro di One Life, o del precedente, purtroppo passato un po’ in sordina , Armageddon Time, o appunto The Father. La bravura e la peculiarità del noto attore inglese è quella si saper stare a passo coi tempi, non mostrando, o perlomeno nascondendo magistralmente, i segni comunque del tempo che è passato su di lui. E qui nel film di James Hawes regala ancora una volta un’interpretazione intima, vera, genuina, vicina alle persone.
Laddove lo sguardo gelido dell’attore inglese scalderà comunque il cuore del pubblico, si sentirà comunque la mancanza della sua voce storica italiana dell’attore: Dario Penne, venuto a mancare a Febbraio 2023, qui comunque sostituito in modo più che perfetto dalla voce di Carlo Valli (voce storica del compianto Robin Williams). Sembra ormai iniziata una nuova fase della carriera artistica di Anthony Hopkins, dove lo sguardo di un uomo ormai anziano, cerca in tutti i modi di lasciare alle nuove generazioni un messaggio di speranza, portando in scena personaggi come quelli di Nicholas Winton.
One life, il “classico” film che denuncia i nazisti?

Sarebbe oltremodo sbagliato affermare che One Life è il “classico” film che tratta i temi della Shoah. Perché il cinema non raggiungerà mai la saturazione per quanto riguarda certe tematiche. Il cinema in quanto tale ha il compito di denunciare, e soprattutto di ricordare gli orrori che sono accaduti in passato, affinché non si ripresentino più.
La storia è piena di uomini ordinari, come Nicholas Winton, che hanno compiuto imprese straordinarie senza neanche rendersene conto. Perciò in queste feste vi consigliamo assolutamente One Life di James Hawes, dove non solo potrete rivedere Anthony Hopkins in splendida forma, in un’interpretazione che forse gli varrà un’altra nomination ai premi Oscar, ma anche esplorare ciò che ancora non è stato detto, che è stato tenuto nascosto, come l’impresa di Nicholas Winton, almeno fino ad oggi.
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