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Paul Newman, quaggiù qualcuno lo ama: 5 interpretazioni memorabili da rivivere

11 minuti di lettura

Classe 1925, filantropo e appassionato di automobili, Paul Newman è noto per essere stato un eccellente attore, ma anche regista e produttore cinematografico. Protagonista di alcuni dei titoli più rinomati e iconici del panorama Hollywoodiano, vanta nel suo curriculum un Emmy Award e sette Golden Globe, nonchè un Oscar alla carriera (1986), uno come migliore attore protagonista per la sua interpretazione ne Il colore dei soldi (1987), e infine il premio umanitario Hersholt, ottenuto nel 1994.

Dotato di una naturale eleganza e di occhi magnetici, Paul Newman si è sempre distinto per essere un uomo il cui fascino irresistibile spiccava davanti alla telecamera, abbastanza da farlo brillare di luce propria ma mai tanto da metterne in ombra il talento.

In occasione del suo compleanno, proponiamo cinque interpretazioni memorabili, che hanno contribuito, giustamente, a renderlo un’icona del cinema senza tempo.

1. Lassù qualcuno mi ama, di Robert Wise

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Paul Newman in una scena di Lassù qualcuno mi ama, 1956

Premiato con due Oscar alle migliori fotografia e scenografia, candidato anche nella categoria miglior montaggio, il film segue le vicende del boxeur italo-americano Rocky Graziano (ruolo inizialmente pensato per James Dean, poi assegnato a Newman) a partire dagli anni della sua giovinezza, in parte trascorsi in riformatorio, fino alla conquista del titolo mondiale nella categoria pesi medi.

Prodotta nel 1956, la pellicola vanta un’eccellente resa delle sequenze più dinamiche e potenzialmente difficili da girare, prime fra tutte gli incontri di boxe del protagonista. Una storia vera in parte romanzata ma non stucchevole, in linea con i toni romantici della Metro-Goldwyn-Mayer e coinvolgente dall’inizio alla fine, con nulla da invidiare (ma con molto da insegnare) a parte dei film a tema sportivo prodotti oggi.

Un Paul Newman all’inizio della sua carriera ma fisicamente e mentalmente in forma, credibilissimo nei panni di Rocky Graziano e capace di conferire al suo personaggio lo spessore necessario per una storia così travagliata.

2. La lunga estate calda, di Martin Ritt

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Paul Newman e Joanne Woodward in La lunga estate calda, 1958

In questo classico del genere romance, Paul Newman veste i panni di Ben Quick, un giovanotto perseguitato dalla fama d’incendiario appena giunto in una cittadina del Mississipi in cerca di un impiego. Accolto da Will Varner (Orson Welles), borioso proprietario terriero e uomo d’affari, non tarda a guadagnarne la stima grazie alla sua attitudine al lavoro, tanto che Varner vorrebbe imporlo come sposo a sua figlia Clara. Peccato che la ragazza non sia molto d’accordo e che a suo fratello Jody il nuovo arrivato non vada affatto a genio.

La chimica tra Paul Newman e sua moglie Joanne Woodward, nei panni di Clara, è palpabile fin dalla loro primissima apparizione (non a caso i coniugi reciteranno insieme in molti altri film, tra cui Dalla terrazza nel 1960 e Paris Blues nel 1961). Pur sembrando, a primo acchito, il tipico filmetto da San Valentino, la pellicola tratta il tema delle storie d’amore sottolineandone le contraddizioni in un tempo in cui il sentimento era spesso dipinto su schermo come unico elemento utile alla costruzione di una relazione solida.

Nel contempo, il film pone sotto i riflettori una serie di tematiche più che mai attuali come il risentimento, l’orgoglio, l’affetto familiare, ma soprattutto il pregiudizio nella sua accezione più discriminatoria; tematiche incarnate perfettamente, oltre che dai due protagonisti, dai magnifici Orson Wells e Angela Lansbury, preziose aggiunte di un film capace di scaldare il cuore del pubblico e ricco di scene iconiche ormai diventate cult.

3. La gatta sul tetto che scotta, di Richard Brooks

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Paul Newman ed Elizabeth Taylor in La gatta sul tetto che scotta, 1958

Ispirato all’omonima opera teatrale del drammaturgo statunitense Tennessee Williams e candidato a sei premi Oscar, il film ruota attorno al rapporto di Brick Pollitt (Paul Newman) e sua moglie Maggie “La gatta” (interpretata da una magnifica Elizabeth Taylor). Il primo, ex giocatore di football, è costretto in convalescenza a casa dei suoi genitori a causa di un infortunio, e tenta di sopprimere con l’alcol il dolore per la perdita del suo migliore amico Skipper, morto suicida; la seconda, innamorata e devota, tenta invano di ristabilire un contatto col marito facendo ricorso a ogni tipo di strategia di seduzione, mentre i problemi familiari incombono.

La pellicola, volutamente a colori per sfruttare gli occhi della coppia Newman-Taylor, si articola proprio come un’opera teatrale e, pur limitandosi nelle ambientazioni e svolgendosi in un lasso temporale piuttosto breve, è intrigante e ricca di spunti di riflessione. Il dolore per la perdita di una persona cara, il timore di perderne un’altra, il bisogno di empatia e complicità in una coppia, vengono trattati, volutamente, avvalendosi di toni tesi e drammatici, che rendono la pellicola intrigante e mai noiosa.

Se Paul Newman e Liz Taylor sono singolarmente due ottimi attori, il loro binomio costituisce una vera bomba a orologeria; i due trasudano energia ed emozione, e per i 108 minuti a loro disposizione bucano lo schermo senza sforzo eccessivo, circondati da un’aura di eleganza pari solo a quella che per natura già posseggono. Calati in un contesto di buona scrittura e messa in scena impeccabile, il risultato non può che essere un cult da guardare più di una volta, forse con un pacco di fazzoletti a portata di mano.

4. Butch Cassidy, di George Roy Hill

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Paul Newman e Robert Redford in Butch Cassidy, 1969

Gioiello del genere western ispirato a una storia vera, la pellicola segue le vicende di due famosissimi fuorilegge vissuti alla fine dell’Ottocento, specializzati in rapine in banca e assalto ai treni merce. Butch Cassidy, interpretato da Paul Newman, è un uomo brillante e astuto ma dal cuore morbido, mentre il suo compagno Sundance Kid, interpretato da Robert Redford, è da tutti annoverato come il miglior pistolero in circolazione.

Inserito dall’American Film Institute tra i migliori cento film statunitensi di tutti i tempi, la pellicola guadagnò sette nomination agli Oscar, aggiudicandosi i premi per la migliore sceneggiatura, fotografia, colonna sonora e per la miglior canzone (seppure la mancata candidatura di Newman susciti ancora un filo di amarezza).

Ben diverso dai noti spaghetti western di Sergio Leone per durata e stile narrativo, ma non per questo di minore qualità, Butch Cassidy si avvale di una narrazione dinamica e mai noiosa, alternando alle sequenze più action momenti di pace e riflessività; esempio lampante l’inserimento di un triangolo amoroso, qui usato in modo non convenzionale, che contribuisce a smorzare le scene più movimentate senza però cadere nella trappola del cliché.

Nel complesso, Butch Cassidy è una pellicola facile da apprezzare anche per i non amanti del genere e una pietra miliare per quelli già appassionati, la cui più grande forza risiede nelle potenti interpretazioni dei due protagonisti e che, a distanza di decenni, non si può evitare d’inserire tra i film da vedere almeno una volta (se non dieci) nella vita.

5. La stangata, di George Roy Hill

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Una scena di La stangata, 1973

A quattro anni di distanza da Butch Cassidy, George Roy Hill riunisce la coppia Newman-Redford per calarli nei panni, rispettivamente, di Henry Gondorff e Johnny Hooker, due truffatori attivi nella Chicago degli anni 30. Dopo l’omicidio di un comune amico, i due complici pianificano di mettere in atto una “stangata”, ovvero una truffa di grandi proporzioni, a danno di un temutissimo boss della malavita responsabile dell’assassinio.

Mai dimostrazione fu più lampante del fatto che “squadra che vince non si cambia“; se poi della squadra fanno parte Paul Newman e Robert Redford, George Roy Hill e una grande colonna sonora (composta da tracce regtime di Scott Joplin riarrangiate per il film da Marvin Hamlisch) i risultato può essere soltanto encomiabile.

Pur scegliendo di bypassare l’elemento amoroso, che qui sarebbe sembrato quasi fuori contesto, Hill sembra voler riproporre elementi narrativi già sfruttati in Butch Cassidy per assicurare la buona riuscita del prodotto, nel contempo assicurandone l’originalità. E infatti, per la seconda volta, il risultato è una pellicola capace di tenere lo spettatore incollato allo schermo, questa volta senza i proiettili ma a suon di whiskey e fiches da Poker, e impossibile da non apprezzare anche per i non intenditori.

Assodato che possa apparire un pò lento ai non amanti di questo tipo di storie, è indubbio che i sette Oscar portati a casa dalla pellicola (tra cui per il miglior film e la migliore regia) siano un risultato più che meritato, che Paul Newman e Robert Redford siano una coppia impossibile da eguagliare, e che La Stangata sia ancora oggi perfettamente capace di fare scuola.


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Classe 1996, dottoranda in Ingegneria Industriale all’Università di Napoli Federico II, il cinema è la mia grande passione da quando ho memoria. Nerd dichiarata, accanita lettrice di classici, sogno di mettere anche la mia formazione scientifica al servizio della Settima Arte. Film preferito? Il Signore degli Anelli.

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