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Pieces of a Woman, la solitudine davanti al dolore

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5 minuti di lettura

Prima volta al Lido di Venezia per il regista ungherese Kornél Mundruczó, che ha invece partecipato più volte al Festival di Cannes, dove, nel 2014, si aggiudicò il premio Un Certain Regard con White God. Si è presentato in concorso con Pieces of a Woman, suo primo film in inglese, prodotto da Martin Scorsese. Nonostante il plauso della critica, Mundruczó è rimasto a mani vuote. È stata invece insignita della Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile la sua protagonista, Vanessa Kirby.

Ora però Pieces of a Woman lo si può vedere in streaming su Netflix (in catalogo dal 7 gennaio), e sarà il pubblico a deciderne le sorti.

Nel frattempo, Pieces of a Woman è stato candidato agli Oscar2021 come Miglior Attrice Protagonista per Vanessa Kirby.

Pieces of a Woman trama dall’inizio che non dimenticherete

Martha (Vanessa Kirby) è incinta di Sean (Shia LaBeouf) e hanno deciso di far nascere la loro bambina con un parto in casa. Quando il momento arriva, però, la loro ostetrica non può raggiungerli e manda una sostituta (Molly Parker). Durante il travaglio, insorgono delle complicazioni. Martha riesce a dare alla luce sua figlia, che però muore poco dopo.

Questo il prologo della storia, rappresentato in un lungo e intenso piano sequenza. Ha inizio così la caduta della coppia nel dolore più grande che si possa immaginare e il faticoso percorso di un’intera famiglia per affrontare il lutto rimanendo insieme.

Pieces of a Woman ha una sceneggiatura forte

Pieces of a Woman si basa su una drammatica vicenda personale vissuta dal regista e da sua moglie, l’attrice e sceneggiatrice Kata Weber. Ed è nella scrittura che Pieces of a Woman trova la sua più grande forza. Mentre il tema trattato avrebbe potuto facilmente dare vita a dialoghi eccessivamente patetici e irrealistici nella loro articolazione, Kornél Mundruczó e Kata Weber si dimostrano abili e sensibili nella scelta – e soprattutto nella riduzione – delle parole.

Pieces of a Woman evita la spettacolarizzazione del dolore e procede con una narrazione delicata, sostenuta dalla fluidità di scene e inquadrature, che si susseguono mentre una divisione in capitoli scandisce lo scorrere del tempo. I primi piani si fermano sui volti dei protagonisti il tempo necessario per mostrarne i sentimenti e non un secondo di troppo.

Affrontare il dolore

Martha non nomina mai la bambina, svuota la stanza che sarebbe diventata la sua camera da letto, stacca le ecografie che aveva appeso al muro, ritorna al lavoro prima del dovuto e, soprattutto, decide di donare il corpo della piccola per scopi scientifici. Il suo modo di (non) affrontare il dolore è dunque tentare di dimenticare la figlia, cancellando ogni traccia della sua esistenza.

Ma non tutti affrontano il dolore allo stesso modo. Sean, per esempio, ha l’istinto opposto rispetto alla sua partner e non poter parlare con lei di quello che è accaduto lo distrugge. Se durante la sequenza del parto i corpi dei due, avvinghiati, non si separano mai, sarà invece la distanza, tanto fisica quanto emotiva, a caratterizzare il loro dolore.

Storia di rinascita 

Alla protagonista di Pieces of a Woman viene chiesto uno sforzo disumano: rinascere in seguito alla scomparsa della propria figlia. Ma intorno a lei è inverno, in città ogni cosa ha perso colore, le piante del suo appartamento sono secche e sembra non esistere un modo per fare qualcosa di più che sopravvivere.

Pieces of a Woman si apre con la nascita di una nuova vita e il suono ripetuto di un battito cardiaco. Poi, con il cuore della bambina, sembra fermarsi anche quello della madre. Sarà solo quando Martha deciderà di ricordare la figlia che il cuore ritornerà a pulsare e il sangue a scorrere nelle sue vene, a simboleggiare una rinascita possibile.

Dopo White God (2014) e Una luna chiamata Europa (2017), questo è il terzo film di Mundruczó e Weber. Autrice di progetti diversi nelle caratteristiche, ma ugualmente potenti, è senza dubbio una coppia da tenere d’occhio per il futuro. [articolo aggiornato il 03/04/2021]


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Cristina Sivieri

Classe 1996. Laureata in Filologia Moderna, ama stare in compagnia degli altri e di se stessa. Adora il mare e le passeggiate senza meta. Si nutre principalmente di tisane, lunghe chiacchierate e pomeriggi al cinema.

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