Rebel Moon

Rebel Moon – Parte 1: Figlia del Fuoco, il flop di Snyder che imita Lucas

7 minuti di lettura

L’enfant terrible Zack Snyder torna su Netflix, due anni dopo aver creato il franchise di Army of the Dead, per crearne uno nuovo: Rebel Moon, una saga fantascientifica che ricicla le idee di un pitch di Snyder per Star Wars, che la Disney rifiutò. Il primo capitolo getta le basi per quello che Snyder e Netflix sperano possa diventare un nuovo universo narrativo per film, giochi, Serie TV live-action e animate. Peccato che Figlia del Fuoco sia un inizio debole, derivativo e sconclusionato, un vuoto prologo di due ore e mezza, che necessita disperatamente di un secondo capitolo per assumere una sua forma.

Un universo derivativo e piatto

rebel moon scena esplosioni

La trama di Rebel Moon è fin troppo familiare: c’è un regno dispotico che si espande nella galassia, pianeti sottomessi lasciati allo sbaraglio, e un pugno di individui che vogliono cambiare la situazione. Figlia del Fuoco introduce l’universo, a metà tra fantascienza e fantasy (proprio come quello di Star Wars), e i personaggi principali, tra cattivi e ribelli. Quello che rende questa prima parte debole però è proprio la sua funzione di introduzione: se la prima metà del film è dedicata alla protagonista Kora e alla storia e mitologia dell’universo, l’altra narra ripetitivamente il reclutamento dei ribelli.

Per ogni personaggio infatti si segue lo stesso schema: si approda su un nuovo pianeta, si rintraccia il guerriero interessato, che mostra le proprie abilità in una sequenza d’azione, e poi si passa al pianeta successivo. Questo processo va avanti per buona parte del film, ma non aggiunge veramente carattere ai personaggi, limitandosi invece a combattimenti e dialoghi sbrigativi, piatti e, alla fine, dimenticabili, proprio come i personaggi stessi. L’unica vera protagonista è Kora (Sofia Boutella): è il primo personaggio che viene introdotto, il cui passato viene narrato approfonditamente e le cui motivazioni sono più definite.

Come il resto del film però, anche lei è solo l’imitazione di tante altre eroine fantascientifiche e non. Il resto della banda è la solita schiera di stereotipi del genere: il generale caduto in disgrazia, la cyborg, il mercenario doppiogiochista, il contadino inesperto, il guerriero a capo di una ribellione, e così via. C’è anche un principe con l’abilità di comunicare con gli animali e la natura, che sembra venire direttamente da un racconto sword-and-planet o da un fumetto di Heavy Metal, altra fonte d’ispirazione per Rebel Moon.

Star Wars secondo Zack Snyder

rebel moon

Le ispirazioni per Rebel Moon sono tante e quasi esplicitate da Snyder, dall’estetica da videogioco alle ambientazioni, tra il western della prima metà del film, che ricorda molto la Serie TV cult Firefly, e quella più fantasy che ricorda John Carter o Star Wars. Infatti, i paralleli tra l’immortale saga di George Lucas e la nuova creatura di Snyder sono molti: è difficile non identificare l’Impero nel Mondo Madre, o l’Alleanza Ribelle nella piccola squadra assemblata da Kora.

I cattivi, i robot, gli alieni, i pianeti, l’estetica retrofuturistica: è tutto evidentemente legato alla proposta originale del 2012 di Snyder per il rilancio di Star Wars. Per creare l’universo di Rebel Moon il regista ha solo cambiato i nomi e la mitologia di base, ma il modello rimane quello di Lucas. Peccato che neanche il caratteristico stile estetico di Snyder, che qui riveste anche il ruolo di direttore della fotografia, sia bastato a mascherare le ovvie derivazioni.

Paradossalmente, la parte introduttiva del film, più contenuta e intima, è quella riuscita meglio, mentre una volta partiti per gli altri pianeti, l’universo si espande e i personaggi aumentano, e sembra che Snyder perda il senso di unità e di focalizzazione, disperdendosi in un universo forse troppo vasto per la sua gestione. La fantasia scarseggia, e si percepisce la fatica di trovare delle idee, sia visive che narrative.

Rebel Moon è la kryptonite di Zack Snyder

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Forse nella Parte 2 di Rebel Moon Snyder riuscirà a mettere più carne al fuoco, visto che le introduzioni principali sono state fatte e ci si potrà concentrare di più sul conflitto al centro della storia. Essendo dichiaratamente un film in due parti, è futile lamentarsi dell’incompletezza della Parte 1 di Rebel Moon, che serve da mero prologo alla Parte 2 che uscirà l’anno prossimo. In questo senso è molto simile alla struttura del Dune di Villeneuve, il cui primo film serve a porre le basi per il conflitto su larga scala della seconda parte di prossima uscita.

Però Rebel Moon: Parte 1 – Figlia del Fuoco non riesce comunque nel suo compito principale, quello di introdurre l’universo e i personaggi, di permettere agli spettatori di familiarizzare con essi. La narrazione è troppo sbrigativa e confusa, e il climax finale non soddisfa. Forse stavolta Snyder ha davvero trovato la sua kryptonite: ad eccezione forse di Sucker Punch (2011), unica opera veramente autoriale del regista, sia dal punto di vista estetico che quello tematico, Rebel Moon è la prova definitiva che Snyder non riesce a imbastire una storia originale.

In passato il regista ha sempre giocato con adattamenti o IP d’altri: 300, Watchmen, Il regno di Ga’Hoole, i film della DC; persino l’ultimo Army of the Dead si appoggia al suo stesso remake del classico Dawn of the Dead. Rebel Moon sarebbe dovuto essere l’ennesimo esercizio di reinterpretazione, stavolta nell’universo di Star Wars. Ma una volta tolti la Forza, l’Impero, i Jedi e tutto il resto di quella mitologia, resta solo il guscio vuoto e noioso di Rebel Moon.


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Nato a Roma, studia attualmente al DAMS di Padova.
Vive in un mondo fatto di film, libri e fumetti, e da sempre assimila tutto quello che riesce da questi meravigliosi media.
Apprezza l'MCU e anche Martin Scorsese.

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