Il logo degli Archers, la compagnia di produzione fondata dal duo Powell e Pressburger, protagonisti del documentario Made in England

Made in England, Martin Scorsese racconta Powell e Pressburger

9 minuti di lettura

Alcuni film hanno il potere di lasciare lo spettatore incantato, come se vedesse i colori per la prima volta. È questa la sensazione che suscita l’intera opera di Michael Powell ed Emeric Pressburger, due cineasti britannici che hanno rivoluzionato il cinema. Nel documentario Made in England: i film di Powell e Pressburger, disponibile su Mubi, il regista Martin Scorsese – loro grande estimatore – celebra la magia e l’importanza del loro lavoro, rendendo omaggio a due artisti che hanno segnato la storia del cinema.

Piuttosto che seguire il formato classico di interviste e materiale d’archivio, il regista David Hinton affida a Scorsese il ruolo di narratore. Attraverso i suoi ricordi personali, il celebre regista italo-americano accompagna il pubblico in un viaggio intimo e appassionato, raccontando della sua scoperta di Powell e Pressburger da bambino e di come sia stato profondamente influenzato dal loro stile. Questa struttura narrativa trasforma il documentario Made in England in una lezione di cinema avvincente e accessibile, capace di incuriosire sia i conoscitori del duo, sia chi li incontra per la prima volta.

Made in England, la colorata rivoluzione di Powell e Pressburger

Il duo Powell e Pressburger in una foto d'archivio mostrata in Made in England.

Made in England esplora le vite, l’incontro e la collaborazione creativa di Powell e Pressburger, sottolineando il loro impatto sull’immaginario collettivo inglese. In un paesaggio cinematografico sterile, in cui la tradizione era legata alla qualità del bianco e nero, Powell e Pressburger desideravano un uso più libero del colore. Negli anni ’40, infatti, la presenza del colore (prevalentemente a Hollywood) serviva ad accrescere la temperatura emozionale del film (Via col Vento, Il mago di Oz), mentre il bianco e nero era usato in modo esclusivamente realistico. Lo scopo del duo era trasformare il colore in surrealismo, sovvertire le convenzioni esistite fino a quel momento.

Nel documentario, Scorsese parla proprio di questo passaggio, dall’inaugurazione del discorso portata da Il ladro di Bagdad (1940), alla scelta decisa di modificare il significato consueto insito dietro al colore in Scala al Paradiso. In questo film, infatti, i due rappresentano la vita con vibranti colori, mentre l’aldilà è in un arido bianco e nero. Si fa anche ironia su questa scelta divisiva, in quanto fanno pronunciare al personaggio del Custode 71 la battuta “One is starved for Technicolor up there” (“Lassù c’è una grande mancanza di Technicolor”).

Scala al Paradiso rappresenta il più grande successo del duo e apre loro le porte a ulteriori sperimentazioni con il colore, le scenografie e la narrazione visiva. Powell e Pressburger, come evidenziato nel documentario, perseguivano l’ambizioso obiettivo di creare un’opera d’arte omnicomprensiva, unendo teatro, musica e design in una perfetta armonia cinematografica. Questo ideale di Gesamtkunstwerk (opera d’arte totale) li spinse a fondere diverse arti per dar vita a un’esperienza visiva e sensoriale senza precedenti.

Scena del film I racconti di Hoffman di cui parla Martin Scorsese come uno dei primi di Powell e Pressburger da lui visto

Resta ancora dibattuto se abbiano effettivamente raggiunto questo traguardo – anche se I racconti di Hoffmann vi si avvicina moltissimo –, ma è certo che il loro contributo all’arte cinematografica sia stata essenziale, in quanto i due hanno creato il loro spazio all’interno di un’industria poco desiderosa di innovazione. Powell e Pressburger hanno messo una nazione sulla mappa grazie alla loro voglia di reinventare, decostruire e creare. Made in England, grazie alla passione e alla voce autorevole di Martin Scorsese, offre finalmente il dovuto riconoscimento ai due cineasti.

Il format di Made in England, l’intervista all’amatore

Title cards di svariati film del duo Powell e Pressburger

Made in England si presenta come un’affascinante lezione di cinema, ideale per chi desidera avvicinarsi all’opera di Powell e Pressburger. Grazie alla voce narrante di Martin Scorsese, che assume il ruolo di guida, il documentario offre un percorso accessibile anche agli spettatori meno esperti. Piuttosto che realizzare un’opera astratta, Hinton opta per creare una vera e propria enciclopedia dei significati. In questo modo, si genera un arricchimento della visione per chi già conosce i film e, al tempo stesso, un’invito ai neofiti del cinema ad approcciarsi a capolavori come Narciso Nero o Duello a Berlino.

Il documentario non rimane fisso sulla figura di Scorsese, ma si muove abilmente nell’archivio visivo dei film di Powell e Pressburger, così come in foto d’epoca o video/interviste che li ritraggono. Inoltre, il montaggio fa costanti confronti tra il lavoro di Scorsese e quello del duo inglese, così da mostrare la loro forte infuenza. Il modo in cui i personaggi occupano lo spazio, si muovono e interagiscono nella scena, così come alcune scelte cromatiche mirate, sono tutti elementi presenti nei film di Scorsese che rimandano chiaramente all’estetica dei due registi.

Film come Mean Streets – Domenica in chiesa, Lunedì all’inferno, Taxi Driver o L’età dell’innocenza non esisterebbero così come noi li conosciamo se in una piccola stanza di New York, 70 anni fa, Scorsese non fosse stato colpito così fortemente dal cinema di Powell e Pressburger.

Una scena di Taxi Driver (a sinistra) messa a confronto con una di Scarpette Rosse, in cui i protagonisti/antagonisti sono molto simili

Il montaggio che crea questi raffinati paragoni, tuttavia, talvolta distanzia lo spettatore dall’immaginario di Powell e Pressburger, risultando in alcuni punti eccessivamente macchinoso. I film dei due sono molto apprezzati anche per la loro fluidità: i fasci di luce si tramutano impercettibilmente in colori, personaggi e scenari. Il lavoro dei due è un costante flusso che rimuove lo spettatore dalla sala per catapultarlo nel’universo immaginifico di film come Scala al Paradiso o Un racconto di Cantebury. Al contrario, il montaggio di Made in England appare strutturato in capitoli che finiscono in maniera secca, senza dialogare tra loro.

Made in England, il cinema come tributo ai grandi del passato

Foto di Martin Scorsese (a destra), Micheal Powell (centro) e Thelma Schoonmaker (sinistra)

Ciò che comunque eleva Made in England sono l’autorità e la passione con cui Martin Scorsese guida la narrazione. Oltre ad essere uno dei più importanti registi viventi, debitore per il suo operato al duo inglese, Scorsese era anche amico stretto di Micheal Powell (non a caso la sua montatrice, Thelma Schoonmaker, è diventata poi moglie di Powell). La sua prospettiva è quella di un cineasta che ha assorbito, reinterpretato e celebrato l’eredità del duo e, al tempo stesso, quella di un amico che deve molto della sua vita personale a questi uomini.

Il documentario trasmette un messaggio potente: l’arte è un processo in continua evoluzione. Powell e Pressburger pensavano di essere stati dimenticati finchè i registi della Nuova Hollywood non li hanno riscoperti e celebrati. Il lavoro artistico dei due, imprescindibile per chiunque ami il cinema come forma d’arte completa, continua ad essere elaborato e ammirato attraverso i decenni. Made in England sottolinea come il cinema sia un atto di collaborazione e un tributo perpetuo ai maestri che hanno aperto nuove strade. È un’espressione di amore e riconoscenza verso i giganti che hanno lasciato un segno indelebile. Questo spirito di ammirazione è il cuore pulsante di Made in England e il motore che ha animato la straordinaria carriera di Powell e Pressburger.


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Dalla prima cassetta di Spielberg che vidi a casa di nonna, capii che il cinema sarebbe stata una presenza costante nella mia vita.
Una sala in cui i sogni diventano realtà attraverso scie di luce e colori è magia pura, possibilmente da godere in compagnia.
"Il cinema è una macchina che genera empatia", a calarmi nei panni degli altri io passo le mie giornate.

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