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Ridley Scott

Ridley Scott, un regista al servizio delle sue opere

16 minuti di lettura

Difficilmente si sente dire “Il mio regista preferito è Ridley Scott, in compenso capita molto spesso di sentir nominare alcuni suoi film nelle varie classifiche di miglior film di fantascienza, miglior film horror, miglior film storico, ecc.

Cosa suggerisce questa curiosa osservazione? Probabilmente che Ridley Scott si preoccupa più dell’opera che del suo ego: è più importante il film piuttosto che il regista.

Molte persone non si rendono nemmeno conto, a volte, che il regista di Alien è lo stesso di Thelma & Louise, tanto per fare un esempio specifico. È un errore comprensibile, data l’evidente differenza tra le due proposte.

Non siamo di fronte a uno di quegli artisti che lasciano la loro firma inequivocabile, uno di quegli autori di cui riconosciamo immediatamente lo stile anche in contesti diversi (David Lynch, Wes Anderson, Alejandro Jodorowsky). Ciò nonostante siamo di fronte ad uno dei più grandi autori di tutta la storia del cinema.

Questa non vuole essere una approfondita analisi monografica di tutta la produzione di Ridley Scott (richiederebbe decisamente maggior tempo e spazio) ma un piccolo omaggio per ricordare quanto questo regista sia stato importante per lo sviluppo dell’arte cinematografica e per ricordare come sia entrato a far parte delle vite di molti appassionati, in maniera più o meno marginale.

Il duello iniziale

I duellanti

Ridley Scott nasce nel 1937 e svolge la sua gavetta in ambito televisivo con la BBC realizzando alcuni spot pubblicitari tra cui uno molto importante per la Apple Macintosh intitolato 1984. Inizialmente lavora molto insieme al fratello Tony Scott, regista di Top Gun, che sfortunatamente morirà suicida nel 2012.

Ridley Scott è un perfezionista, un esperto conoscitore del linguaggio cinematografico e delle sue forme, per questo motivo quando lavora a un nuovo progetto sa esattamente cosa fare e come farlo.

Fin dal suo lungometraggio d’esordio I duellanti (1978) è possibile notare l’attenzione data ai dettagli, alla ricostruzione storica dell’epoca napoleonica, alla direzione di due bravissimi attori, alla fotografia.

La precisa cura dei dettagli sarà una costante lungo tutta la carriera del regista inglese.

Un film che si lascia amare anche da chi non ama i film in costume, una competenza registica che mette in primo piano la storia, la narrazione e il rapporto tra i due protagonisti. Non a caso, già al primo film, arriva un prestigioso riconoscimento, e propri in Italia: vince un David di Donatello come Miglior Regista Straniero.

Nello spazio nessuno può sentirti urlare

Alien

Con il film successivo Ridley Scott entra prepotentemente nella storia, passando dal futuro. In soli due anni il regista, passando dall’Europa napoleonica allo Spazio, compie un incredibile salto e realizza il suo primo grande capolavoro: Alien (1979).

Con un debito verso l’Italia e il nostro immenso Mario Bava per via dell’ispirazione presa dal suo Terrore nello spazio, il regista inglese realizza un’opera profonda, innovativa, che diverrà un nuovo punto di riferimento per tutta la fantascienza e l’horror successivi.

L’orrore si fa metafisico (tema approfondito successivamente nel prequel Prometheus del 2012), psicologico e sconosciuto. Si delinea una cura quasi ossessiva e maniacale per le ambientazioni claustrofobiche della nave sperduta nello spazio profondo, nave violata da una creatura sconosciuta, lo xenomorfo (ad opera di H.R.Giger).

Le innovazioni riguardano anche la scelta di una eroina al femminile, interpretata da una grande Sigourney Weaver che eleva la razionalità sopra l’istinto e che instaurerà con la creatura che le dà la caccia una letale partita a scacchi, non scevra da allusioni sessuali.

Una donna forte e fisica che nulla ha a che vedere con le varie femme fatale a cui ci aveva abituati il cinema del passato fino a quel momento.

Il film può vantare la presenza di un compositore di tutto rispetto come Jerry Goldsmith, artista raffinato che dagli anni 50 agli anni 2000 ha segnato fortemente lo sviluppo della musica per film e che, in questo caso specifico, ha contribuito a rompere gli schemi con il passato e a creare qualcosa di nuovo.

La sua musica per Alien è incredibile e astratta: una texture di composizioni atonali, avanguardistiche, di stampo orchestrale, ma che nulla hanno a che vedere con la musica classica sentita ad esempio in 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, tanto per rimanere in tema.

Ridley Scott ne ha viste di cose…

Blade runner

Con il film successivo, Ridley Scott firma il suo capolavoro e quello che lui stesso considera, “probabilmente”, il suo film più personale: Blade Runner.

Siamo nel 1982 ma la storia è ambientata nel futuro, si tratta di un film di fantascienza spesso definito neo noir.

La trama, vagamente ispirata al romanzo Il cacciatore di androidi di Philip Dick (1968), affronta il tema dell’identità sviluppato attraverso la presenza di replicanti, ma c’è anche una storia d’amore e un intrigo criminale da risolvere.

Visivamente il film è superbo, intriso di una forte estetica dark con scenografie retrofuturiste e esterni costantemente bagnati dalla pioggia. La presenza di un antieroe e di una femme fatale associano il film al genere noir, per non parlare della voce narrante fuori campo, presente però solo nella versione theatrical del film.

Quindi esiste più di una versione del film? Decisamente sì, esistono infatti ben sette versioni di Blade Runner.

Si tratta di un caso molto particolare in cui proiezioni private e scelte di produzione hanno portato a rivedere il montaggio finale più volte fino al definitivo (si spera) Final cut, approvato dal regista nel 2007.

Ogni elemento dell’opera dialoga magistralmente con gli altri e si incastra in un puzzle perfetto; oltre alla fotografia, alla scenografia, al montaggio, al sonoro, alle prove attoriali è doveroso citare la bellissima musica realizzata da Vangelis. Il musicista greco ha un ruolo cardine nella creazione di quell’atmosfera futuristica, tecnologica e quasi cyberpunk grazie alla sua esperienza e maestria nella musica elettronica e alla sua grande competenza per quanto riguarda i sintetizzatori.

Dune & Blade Runner

Tra il 1979 e il 1980 Ridley Scott lavora al suo adattamento cinematografico del romanzo Dune di Frank Herbert, adattamento che purtroppo rimarrà soltanto in fase di pre produzione.

È curioso notare come questa opera funga da catalizzatore, infatti pochi anni dopo David Lynch realizzerà la sua versione e chiamerà Sean Young per interpretare il ruolo di Chani. L’attrice americana è conosciuta ai più per il suo ruolo da co-protagonista in Blade Runner, il capolavoro di Ridley Scott del 1982.

E i collegamenti tra Ridley Scott e il romanzo di Herbert non finiscono qui: il regista canadese Dennis Villeneuve realizzerà negli anni 2000 sia la sua versione di Dune che Blade Runner 2049: bellissimo sequel del gioiello di Scott.

Versatilità

Legend

Nella sua lunghissima carriera si è saputo mettere in gioco molte volte, accettando la sfida e affrontando a testa alta opere fantasy (Legend), thriller (Chi protegge il testimone), film avventurosi (L’albatross – Oltre la tempesta, 1492 – La conquista del paradiso), film di guerra (Soldato Jane, Black Hawk Down – Black Hawk abbattuto)…

Non tutti i registi hanno avuto la possibilità di affrontare nella loro carriera così tanti generi cinematografici, ottenendo risultati buoni o addirittura ottimi (l’emblematico caso di eccellenza di Stanley Kubrick sembra più unico che raro).

Il regista inglese si è affermato a soli 45 anni con almeno due grandi capolavori della storia del cinema e da quel momento ha continuato a lavorare con grande professionalità.

Nel 1989 dirige il thriller Black rain – Pioggia sporca su invito dell’attore protagonista Michael Douglas che, durante i sopralluoghi a Osaka, decide di contattarlo in quanto la città gli ricordava le ambientazioni di Blade Runner.

Sembra di essere di fonte a una versione contemporanea del film del 1982… curiosamente, i titoli delle due opere hanno le stesse iniziali.

Ha saputo affrontare opere prequel giocando in casa (Prometheus narra ciò che è avvenuto prima del suo Alien), ma anche sequel di opere non sue (come Hannibal, sequel dell’ottimo Il Silenzio degli innocenti di Jonathan Demme).

Certo, non sempre il risultato è stato all’altezza dei suoi grandi capolavori: alcuni film sono stati stroncati dalla critica.

Ad esempio l’epico Exodus – Dei e re, oppure il thriller The counselor – Il procuratore che ottiene il misero punteggio di 5,3/10 su IMDb; ma i grandi artisti sanno sempre come rimettersi in piedi e ripartire a testa alta.

Road movie al femminile

Thelma & Louise

Nel 1991 Scott firma un’altra importante opera della sua carriera, il road movie Thelma & Louise.

L’abilità registica è indiscutibile e si conferma tale anche in un contesto per lui nuovo: lontani dalla fantascienza, ora siamo nel presente, sulla terra: negli Stati Uniti d’America, per essere più precisi.

Un film di dal sapore country tutto al femminile con due protagoniste in stato di grazia (Geena Davis e Susan Sarandon) molto affiatate sul set.

Il film tratta di viaggio, amicizia e temi legati al femminismo: nuovamente, dopo il personaggio di Ripley in Alien, le protagoniste vengono descritte come personalità forti e più brillanti degli uomini che incontrano.

L’opera ha la leggerezza dei road movie ma tratta tematiche profonde, riuscendo anche a realizzare un finale tra i più belli e iconici della storia del cinema .

Da Roma a New York

Il gladiatore

Nel 2000 il nome del regista inglese torna sulla bocca di tutti con Il Gladiatore, un altro capolavoro che ha ottenuto grandi risultati su tutti i fronti, facendo incetta di premi.

Il film mette d’accordo tutti, critica e pubblico, rilancia il genere storico, epico e peplum e sigla la prima collaborazione con l’attore Russell Crowe, che ritroveremo spesso nella filmografia del regista.

La musica, affidata ad un fuoriclasse come Hans Zimmer, è solo la ciliegina sulla torta di un film incredibile per quanto riguarda narrazione, montaggio, fotografia. Insomma, come da consuetudine ogni aspetto tecnico è curato al dettaglio, nonostante qualche libertà artistica in merito alla ricostruzione storica.

L’attore neozelandese (naturalizzato statunitense) prenderà parte anche a American Gangster, altro capitolo importante in cui Ridley Scott descrive gangster, mafia e corruzione nell’America degli anni 60.

Si tratta di un genere con cui spesso i grandi registi si sono confrontati (Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Brian De Palma, Abel Ferrara, …) e il paragone è quindi con opere prestigiose, tra le più riuscite del cinema. Il nostro sicuramente non sfigura e realizza uno dei suoi film migliori dopo le grandi opere degli esordi.

Dirige egregiamente Russell Crowe, ma anche il protagonista Denzel Washington e gestisce in maniera impeccabile i tempi e la costruzione degli eventi narrati in una bellissima sceneggiatura.

Il duello finale

The last duel

Nel 2021 il regista inglese sembra chiudere il cerchio della sua carriera, ritornando a raccontare un duello ambientato nel passato, nuovamente in Francia.

Dopo I duellanti ecco The Last duel, ancora una volta un film in costume, con la consueta cura nei dettagli della ricostruzione storica, dei costumi e delle ambientazioni.

Ancora una volta due uomini si fronteggiano, un rapporto di amicizia e sfida, splendido ritratto di due personalità a confronto, con in mezzo una protagonista femminile.

Dopo più di quarant’anni di carriera l’esperienza acquisita gli permette di dirigere egregiamente i tre attori protagonisti e di mettere in scena in maniera lucida un episodio narrato dai loro tre punti di vista, nei tre capitoli che costituiscono il racconto.

Solo un grande regista è in grado di affrontare in maniera efficace non una, ma tre soggettività che non siano la sua.

House of Gucci

In realtà il cerchio non si chiude affatto e, nonostante gli anni trascorsi, l’instancabile artista inglese può vantare due produzioni per l’anno 2021: poco prima del suo compleanno, nel mese di novembre, è uscito nelle sale statunitensi un altro film: House of Gucci con un cast stellare. Siete pronti a seguire un autore non autoriale che si mette al servizio della sua opera?

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Sono un musicista e compositore, attivo soprattutto come batterista nel mondo rock/metal/progressive dai primi anni 2000 e ho avuto il piacere di suonare a livello internazionale con band come Power Quest, Arthemis, Hypnotheticall, Watershape. Sono un grande appassionato di cinema e dal 2014 compongo musica per film. Amo tutto il cinema, ma soprattutto le proposte più visionarie e surreali e da sempre sono legato al mondo del cinema horror. I miei registi preferiti sono David Lynch, Alejandro Jodorowsky, David Cronenberg. Sono laureato in architettura.

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