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Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli: i piccoli passi verso l’innovazione Marvel

Su Disney+ un tassello importante del futuro MCU

13 minuti di lettura

Dopo l’uscita nei cinema questo settembre, approda su Disney+ dal 12 Novembre Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, che arricchisce il grande mosaico dell’Universo Cinematografico Marvel. Il film, tra l’altro, è disponibile sulla piattaforma streaming con il nuovo formato IMAX Enhanced insieme ad altri film Marvel, tra cui il più recente Black Widow, Thor: Ragnarok e il film che ha fatto partire il MCU, Iron Man.

Questo vuol dire che l’immagine sarà più ampia, allargandosi oltre le famose “barre nere” presenti sopra e sotto in quasi ogni film Marvel (The Avengers è finora l’unica eccezione): un’occasione per rivisitare alcuni film dell’iconica Infinity Saga con una nuova visione.

Le origini di Shang-Chi

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Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, il secondo film della nuova Fase del MCU, comincia già a gettare i primi semi del cambiamento in casa Marvel che verrà poi continuato in Eternals e, si spera, nei futuri film degli studios. Dopo aver raccontato le gesta dei supereroi più famosi, è arrivato il momento di conoscere personaggi meno noti al pubblico mainstream, e la prima scelta è stata quella di Shang-Chi, personaggio nato come Iron Fist durante l’esplosione di successo dei film di arti marziali negli anni ’70.

La Marvel Comics è sempre stata molto accorta della cultura pop del momento, e ha deciso di cavalcare l’onda con la creazione di questi due personaggi, entrambi maestri indiscussi delle arti marziali, e nel caso di Shang-Chi, del Kung-Fu.

Ma se Iron Fist possiede anche poteri mistici, Shang-Chi invece fa affidamento solo sulle sue abilità di combattimento, almeno nei fumetti. Nel film invece il protagonista, interpretato da Simu Liu, ha un forte legame con i Dieci Anelli, artefatti mistici che concedono a chi li indossa poteri sovrannaturali e il dono dell’immortalità.

Il padre di Shang-Chi e di sua sorella Xialing (Meng’er Zhang) è infatti il portatore di questi Anelli, grazie ai quali è riuscito nel corso di millenni a conquistare territori e a formare un suo esercito personale, chiamato per l’appunto l’Organizzazione dei Dieci Anelli.

Come da tradizione dei fumetti supereroistici, il padre dell’eroe è un personaggio negativo, la nemesi, poiché è a capo dell’organizzazione terroristica, presente anche in Iron Man 3 (seppur in modo fasullo), ma che ha permesso a Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli di dare le risposte alle domande lasciate aperte in quel film.

L’importanza del cast di Shang-Chi e di Tony Leung

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A rendere memorabile il villain di Shang-Chi è il fatto che l’attore che lo interpreta è un volto molto noto ai cinefili internazionali: la presenza di Tony Leung in un film Marvel aveva destato interesse e curiosità sin dal suo primo annuncio, visto che il più frequente collaboratore di Wong Kar-wai non ha mai partecipato a film americani, nonché a blockbusters di questo calibro.

Il volto nostalgico di Leung non si addice ai mondi in CGI creati in Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, e per questo gli sceneggiatori hanno dato al personaggio di Wenwu una caratterizzazione molto romantica, o come molti hanno scherzato sul web, “in the mood for love“, visto che la sua amata Ying Li (Fala Chen) e madre di Shang-Chi e Xialing, è stata brutalmente uccisa dalla gang rivale. Dopo questo fatto perde la sua umanità e ritorna al mondo del crimine organizzato, finché non scopre una remota possibilità di fare tornare in vita il suo amore perduto.

Wenwu non sarà forse uno dei villain meglio strutturati della Marvel, visto che la sua caratterizzazione è essenziale e ridotta all’osso, ma il volto e la presenza carismatica di Tony Leung concedono al suo personaggio una serie di sfumature mai esplorate nella lunga lista di villains del MCU, se non forse in Thanos, la cui interpretazione di Josh Brolin però è fortemente mascherata dalla CGI della motion capture.

Uno dei motivi per cui Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli è stato molto apprezzato è ovviamente il cast, composto da molti volti nuovi ma soprattutto da attori e attrici di provenienza e discendenza cinese, per dare più credibilità alla storia e ai temi trattati.

Lo stesso si può dire anche del regista Destin Daniel Cretton e dello sceneggiatore David Callaham, entrambi di ascendenza rispettivamente nippo e sino-americana. Insieme a Simu Liu e ad Awkwafina, che interpreta la migliore amica di Shang-Chi Katy, ognuno ha portato la propria esperienza culturale e di vita nella creazione del film, dell’ambientazione e dei personaggi, rendendo Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli finora il film più radicato nella realtà per la Marvel (almeno nella prima parte), e quello che si avvicina di più alle ambientazioni urbane create nelle serie Marvel-Netflix dei Defenders.

Nella seconda parte invece sembra avvicinarsi di più ad una versione mitologica cinese di Alice in Wonderland, con l’eccesso di CGI tipico del modus operandi dell’MCU, ma con un’estetica che tenta di separarsene: vediamo creature magiche che sembrano uscite dai cartoni animati tradizionali, e villaggi e foreste che riecheggiano antichi dipinti cinesi.

Tuttavia, è un’estetica troppo fasulla, troppo pesantemente computerizzata, e questo aspetto la fa rientrare nel riconoscibile filone Marvel. Si notano comunque i primi passi verso un distaccamento dai film della Infinity Saga, che presentano tutti la medesima unità estetica nei costumi, nelle ambientazioni e negli effetti speciali.

L’arte marziale di fare passi avanti e passi indietro

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Anche se Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli presenta molti aspetti positivi nella produzione e nel cast (un po’ come era stato fatto in Black Panther), nell’esecuzione il film è una via di mezzo tra l’innovazione e la solita vecchia solfa Marvel.

Se ad esempio la tradizionale battaglia finale consiste in uno scontro tra due fazioni nemiche e tra eroe e nemesi (una scena vista molte volte all’interno del MCU), allo stesso tempo vediamo anche uno scontro tra due loong, i tradizionali dragoni cinesi, ovviamente qui emblemi del Bene e del Male. Anche se dura poco, lo spettacolo offerto da questo scontro colossale offre una variazione sul tema, presente in modo simile anche nel successivo film Marvel Eternals.

Non manca ovviamente la classica autoreferenzialità tra i film Marvel, con cammei di personaggi noti, come Wong, Bruce Banner e Capitan Marvel, e invece di personaggi che sembravano ormai dimenticati dagli studios, come ad esempio quello di Abominio, il villain di uno dei primissimi film MCU (e dalla dubbia canonicità) The Incredible Hulk, che pare tornerà nella serie Disney+ She-Hulk, di cui sono finite da poco le riprese.

Ma soprattutto torna uno dei personaggi più amati/odiati dell’Infinity Saga, il controverso Trevor Slattery di Iron Man 3, in cui interpretava un fasullo Mandarino, ovvero il capo dell’Organizzazione dei Dieci Anelli. Riprende quindi il suo ruolo Ben Kingsley, che anziché comparire brevemente occupa invece un ruolo di sostegno abbastanza importante, poiché la sua presenza diventa chiave per il proseguimento della trama principale. Anche questa è un’evoluzione del classico cameo superficiale, che serve solo a strizzare l’occhio e non aggiunge niente al film.

Se ruoli apparentemente insignificanti si sono rivelati fondamentali, avviene anche il contrario, e in maniera piuttosto ironica. Xialing, che dovrebbe ricoprire un ruolo importante, viene relegata a un personaggio di sfondo, e non ha un suo proprio arco narrativo. La mancanza di una sua presenza sentita è ironica, viste le battute che proferisce sul fatto di essere sempre rimasta nell’ombra rispetto a suo fratello e agli uomini dell’Organizzazione, addestrati alle arti marziali, mentre alle donne non era permesso allenarsi. Anche se in una scena post-credits scopriamo che è lei a comando dell’Organizzazione adesso, e vediamo delle donne allenarsi insieme agli uomini sotto la nuova gestione, sembra comunque una decisione non ben giustificata.

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A questo proposito in Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli vediamo un’altra rarità, ovvero due personaggi femminili che parlano tra di loro senza presenze maschili intorno, cosa inaudita in un film “maschio-centrico”, o meglio con un protagonista maschio titolare del film. Questo però aggrava ulteriormente la mancanza di presenza di Xialing, mentre rafforza quello di Katy, che riveste tra l’altro il ruolo di amica di Shang-Chi, e non quello di interesse romantico (altra novità).

Nel film viene anche fatto intuire il lato oscuro dell’eroe protagonista, poiché in un dialogo prima della grande battaglia viene fatto intuire che Shang-Chi è non solo un assassino, ma forse il responsabile della morte del nonno di Katy. Anche se non viene esplicitato nulla, è un momento di grande intimità tra i due personaggi, e le reazioni dei due attori sono molto forti, il che lascia pensare alla scrittura di questa rivelazione nella sceneggiatura, poi forse tolta in seguito per alleggerire il carico del film.

Anche il tempismo non sarebbe stato adatto, visto che l’imminente climax della battaglia finale avrebbe annullato quello emotivo di questa potenziale rivelazione. Cionondimeno, l’esplorazione del lato oscuro dell’eroe protagonista nel suo film d’esordio è anch’esso un tema relativamente nuovo per la Marvel (si può pensare a Capitan America, ma il suo lato oscuro viene rivelato solo nel terzo capitolo della sua saga).

Proprio come il suo successore Eternals, sembra che la Marvel stia cambiano a piccoli passi i suoi soliti schemi di esecuzione, narrativi e di costruzione dei personaggi. Dopo questa “pausa” dedicata a personaggi meno conosciuti, stanno ora arrivando i sequel di personaggi già affermati, come Spider-Man: No Way Home, Doctor Strange in the Mutiverse of Madness e Thor: Love and Thunder: sarà interessante vedere se con questi personaggi tradizionali continuerà questa dipartita dalle solite operazioni o se invece si tornerà alla norma.


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Guglielmo Scialpi

Nato a Roma, studia attualmente al DAMS di Padova.
Vive in un mondo fatto di film, libri e fumetti, e da sempre assimila tutto quello che riesce da questi meravigliosi media.
Apprezza l'MCU e anche Martin Scorsese.

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