«Tales from the Loop»: la serie incanto da assaporare lentamente

Se con il prolungamento della quarantena prosegue anche la ricerca spasmodica di contenuti sulle piattaforme streaming, Amazon Prime ci viene in aiuto con la sua ultima serie tv: Tales from the Loop. A caratterizzare questa serie e a farla emergere in mezzo ad un mare di offerte sempre più ricco (e disordinato) è la sua ispirazione. Il suo creatore Nathaniel Halpern, infatti, non ha preso spunto da un romanzo, una graphic novel o un videogioco, ma dai suggestivi disegni dell’artista svedese Simon Stålenhag. A rendere l’offerta più appetibile per lo spettatore indeciso ci sono il volto rassicurante di Jonathan Pryce e la mano esperta di Jodie Foster, regista dell’ultimo degli otto episodi.

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Fonte: Amazon

«Tales from the Loop»: una prospettiva antropocentrica

Tales from the Loop si svolge a Mercer, una cittadina dell’Ohio, che si trova al di sopra del Loop, un centro sotterraneo di fisica sperimentale creato con lo scopo di esplorare i misteri dell’universo. Ad accomunare i protagonisti della serie semi-antologica (ogni episodio costituisce una narrazione a sé, ma alcuni personaggi rimangono gli stessi) è il loro essere strettamente legati al Loop, che ne influenza, in un modo o nell’altro, l’esistenza. In particolare, i personaggi vengono a contatto con robot e macchine create all’interno del laboratorio, che permettono loro di vivere esperienze straordinarie e inspiegabili.

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Tales from the Loop
Illustrazione di Simon Stålenhag

Nonostante le illustrazioni di Simon Stålenhag facciano pensare non solo a una convivenza, ma a una profonda interazione tra persone e macchine, Tales from the Loop non riguarda le opportunità e le fascinazioni del progresso tecnologico e nemmeno ne denuncia la deriva disumanizzante. Infatti, unici e indiscussi protagonisti della serie sono gli esseri umani, dei quali vengono rappresentate paure primordiali – come quella della solitudine e della morte – e desideri eterni – come voler vestire i panni di qualcun altro, o poter fermare il tempo, così da non lasciare che la felicità sfugga dalle mani.

Meraviglia di immagini e suoni

Il rapporto di Tales from the Loop con l’arte figurativa non si limita all’ispirazione iniziale, ma viene ampiamente valorizzato. La cura del dettaglio e un utilizzo espressivo della luce rendono ogni frame simile a un quadro, rendendo l’incantevole fotografia uno dei punti di forza della serie.

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A contribuire poi alla creazione dell’atmosfera è la colonna sonora quasi esclusivamente strumentale. In una narrazione in cui i dialoghi sono sporadici e ridotti all’osso, i brani composti da Philip Glass e Paul Leonard-Morgan non fungono da mero accompagnamento, ma – onnipresenti e a tratti invasivi – conferiscono una pregnante gravitas al racconto.

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La poeticità dell’irrisolto

Tales from the Loop affida dunque alle immagini suggestive e all’evocativa colonna sonora tanto l’eccitazione dei sensi, quanto la narrazione vera e propria. La sensazione prevalente, infatti, è che non vi sia davvero una storia da seguire, ma più che altro una successione di ammalianti sequenze da contemplare e ascoltare.

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A differenza di altri racconti fantascientifici, la serie di Nathaniel Halpern non svela i suoi misteri. Ciò che avviene di inspiegabile, rimane tale e le poche battute che i personaggi si scambiano non hanno alcun intento didascalico. Tales from the Loop non si propone di insegnare qualcosa, di conquistare lo spettatore grazie a complesse ed illuminanti teorie. Se tale caratteristica può, in un primo momento, creare frustrazione, se ne intuisce presto il valore e l’esigenza di una spiegazione svanisce davanti al seducente fascino dell’insoluto.

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Tales from the Loop
Fonte: Amazon

«Tales from the Loop»: ode alla lentezza

Una narrazione come quella descritta non poteva inserirsi all’interno dei ritmi ai quali ci ha abituati la serialità contemporanea. La serie indugia a lungo sui dettagli delle inquadrature e sulle note della colonna sonora, crogiolandosi – talvolta in maniera eccessiva – nella sua lentezza. Tales from the Loop non nasce per soddisfare un’improvvisa e sfrenata smania di binge watching. Come nelle storie dei protagonisti il tempo viene fermato, dilatato, manipolato, così anche per lo spettatore risulta necessario bloccarsi, “sospendersi”, dimenticarsi della fretta per godere appieno di una serie che – come poche altre nel panorama televisivo – ha molto da offrire a livello esperienziale.  


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