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The Gray Man

The Gray Man: la zona grigia tra eccellenza e mediocrità

Il nuovo film dei fratelli Russo fa del cast e delle scene d'azione i suoi punti forti, ma non supera il confronto con Captain America: The Winter Soldier.

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10 minuti di lettura

Dopo il successo dei film Marvel, i fratelli Anthony e Joe Russo tornano al cinema d’azione con The Gray Man, film Netflix disponibile ora sulla piattaforma streaming. The Gray Man segna soprattutto il ritorno del dream team degli ultimi due film di Captain America, composto dai due registi Russo, gli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely, il compositore Henry Jackman e, ovviamente, Chris Evans nel cast, affiancato da attori del calibro di Ryan Gosling, Ana de Armas e Wagner Moura.

Vista la reunion della squadra vincente di quelli che vengono reputati i migliori film del MCU, molti pensavano che The Gray Man sarebbe stato il perfetto film d’azione, eppure c’è qualcosa che lascia un sapore amaro in bocca alla fine del film.

Gosling vs. Evans

The Gray Man

Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Mark Greaney, The Gray Man ha subito diverse iterazioni e proposte ad Hollywood: all’inizio doveva essere un film diretto da James Gray con Brad Pitt, poi Charlize Theron propose una versione gender-swapped del film con Christopher McQuarrie alla regia. Questi tentativi fallirono, fino a che i Russo non ripresero in mano il progetto (dovevano inizialmente lavorare al film dopo aver terminato Captain America: The Winter Soldier) nel 2020, confermando il loro ruolo in regia.

La trama è la classica storia d’azione di un uomo contro tutti: Sierra Six (Ryan Gosling) è venuto in possesso di materiale compromettente per la CIA e per il suo nuovo direttore Carmichael (Regé-Jean Page). Costretto alla fuga, Sierra può contare su pochi ma fidati alleati, mentre il perfido Lloyd (Chris Evans) gli dà la caccia. La storia non è delle più originali, e purtroppo anche i dialoghi non contribuiscono ad arricchire la trama o i personaggi. Quello che si apprezza di più in The Gray Man sono sicuramente le sequenze d’azione, anche se un po’ caotiche in certi punti, e le interpretazioni degli attori.

È divertente notare come Ryan Gosling continui a riuscire ad esprimere umorismo e rabbia pur mantenendo la sua monoespressività, mentre Chris Evans, perennemente associato alla nobiltà e alla purezza di Steve Rogers a.k.a. Capitan America, da quando è uscito dalla saga supereroistica interpreti ruoli più spregevoli: basti pensare al suo ruolo in Knives Out, in cui interpreta l’odioso Ransom. Mentre Evans si diletta con un po’ di overacting, in contrasto con la recitazione sottotono di Gosling, il resto del cast fa del meglio per rendere il film intrattenente: in particolare Jessica Henwick, Wagner Moura e Billy Bob Thornton riescono a creare personaggi memorabili in una pellicola altrimenti dimenticabile.

Cosa apprezzare e cosa non funziona in The Gray Man

The Gray Man

Se l’azione e la recitazione sono i punti forti del film, non si può dire altrettanto di tutto il resto: la sceneggiatura, nonostante i due scrittori Markus e McFeely abbiano dato numerose volte prova della loro bravura nel gestire personaggi e dialoghi nei film Marvel, qui risulta molto scarna, piena di cliché e di battute molto povere. Forse i due sceneggiatori si trovano più a loro agio nel trattare personaggi più conosciuti e assodati invece di caratterizzarne di nuovi e originali.

Fatto sta che tutti i personaggi rimangono dei fantocci senza profondità o personalità: rimane tutto in superficie. È un peccato, visto che sembra che i Russo sperassero di far partire una sorta di nuovo universo cinematografico da The Gray Man, e l’occasione per creare personaggi iconici e memorabili è stata persa: anche il personaggio di Ana de Armas non si spinge da nessuna parte, rimanendo un’impassibile alleata le cui motivazioni risultano vaghe e non approfondite.

I dialoghi sono sicuramente il punto debole del film, poiché continuano a riprendere battutine e frasi fatte fino all’eccesso. Anche il mondo che viene creato in The Gray Man risulta la scialba copia di film simili: la sovrabbondanza di spie e di assassini senza scrupoli sembra suggerire un’ispirazione ai film di John Wick, ma senza l’approfondimento e l’esplorazione delle dinamiche di potere che dirigono queste losche figure nel mondo. Ad ogni modo, le sequenze d’azione rimangono la chicca di The Gray Man, nonché l’unico elemento di intrattenimento del film.

È stata una sorpresa ritrovare nel film le stesse riprese ultra dinamiche che aveva adoperato Michael Bay nel suo ultimo film Ambulance: le riprese col drone, che creano un senso di continuità d’azione e di dinamismo alle scene, non possono non ricordare quelle di Ambulance, anche se in quest’ultimo erano ancora più barocche e dinamiche (e spesso gratuite), mentre in The Gray Man sono più funzionali alla gestione di complicate ed estese scene d’azione, e servono, oltre a dare un senso di azione cinetica al film, anche a fare da collante per i vari protagonisti degli scontri.

The Gray Man è un remake di Captain America: The Winter Soldier?

The Gray Man

La produzione di The Gray Man ha inizio quasi 10 anni fa, nel 2014, quando i Russo stavano lavorando a Captain America: The Winter Soldier, il loro primo lavoro in casa Marvel. Infatti dopo aver terminato il lavoro sul film, volevano dedicarsi dubito alla lavorazione di The Gray Man, ma i Marvel Studios gli chiesero di dirigere anche i successivi film di Cap e degli Avengers, e i Russo dovettero rimandare il progetto. Questo retroscena spiegherebbe infatti la scelta di recuperare il team dietro a The Winter Soldier, e anche l’incredibile somiglianza, sia narrativa che stilistica, tra i due film. Gli stessi registi hanno confermato questo parallelo in un’intervista.

Infatti, sia il secondo capitolo della saga di Captain America che The Gray Man sono thriller spionistici in cui il protagonista (Cap/Sierra) è solo contro tutti, coadiuvato solo da un’alleata moralmente ambigua (la Vedova Nera/l’Agente Miranda) e da un pezzo grosso della CIA (o dello S.H.I.E.L.D.) che ha però capacità limitate (Nick Fury/Fitzroy). In tutto questo c’è una cospirazione interna che coinvolge il nuovo direttore dell’Agenzia (Pierce/Carmichael), che manda contro al nostro eroe tutti gli scagnozzi e i proiettili a sua disposizione.

Dal punto di vista estetico, entrambi i film presentano diverse sequenze d’azione, tra sparatorie, inseguimenti e combattimenti ravvicinati corpo-a-corpo, tutte egregiamente realizzate: l’inseguimento del tram riprende addirittura lo stesso movimento di macchina usato in The Winter Soldier per riprendere la curva del SUV di Nick Fury. Anche la colonna sonora di Henry Jackman riprende molto da vicino i suoni che aveva prodotto per Captain America: The Winter Soldier, una scelta forse consapevole per omaggiare le atmosfere di quel film: in diverse scene di The Gray Man si possono sentire infatti i suoni industriali e metallici che caratterizzano il tema musicale del Soldato d’Inverno, oltre agli arpeggi elettronici più tradizionali ma comunque caratteristici della musica del film di Cap.

Che sia stata una scelta consapevole, una influenza subconscia o una felice coincidenza, i paralleli con il primo film Marvel dei Russo sono tanti, ed è un gioco interessante riuscire a trovare tutte le somiglianze e le differenze tra i due film. Purtroppo, se si deve eleggere un vincitore, Captain America: The Winter Soldier si eleva facilmente da The Gray Man, che soffre di una trama troppo convenzionale e personaggi poco, o per nulla, approfonditi, mentre l’affetto che il pubblico provava per i personaggi Marvel era ovviamente la formula vincente.


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Nato a Roma, studia attualmente al DAMS di Padova.
Vive in un mondo fatto di film, libri e fumetti, e da sempre assimila tutto quello che riesce da questi meravigliosi media.
Apprezza l'MCU e anche Martin Scorsese.

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