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Zlatan

Zlatan: la biografia di un uomo, la biografia di un campione

Un omaggio riuscito

8 minuti di lettura

Zlatan è il nuovo biopic film, scritto e diretto dalla regista svedese Jens Sjogren. In Italia la pellicola è uscita nelle sale cinematografiche l’11 novembre 2021, mentre in Svezia la programmazione è prevista per il 14 gennaio del 2022. Zlatan si concentra sulle vicende di uno dei più importanti giocatori di calcio, focalizzando l’attenzione sui primi anni di vita del campione svedese. L’opera è tratta dall’autobiografia Io, Ibra, scritto da David Lagercrantz, pubblicato nel 2011.

La pellicola di Sjogren si inserisce in quel circuito di opere biografiche che hanno come oggetto di analisi la vita di uno sportivo, la quale, quasi spesso, comincia da una condizione complessa, colma di varie problematiche, per poi terminare con la sua realizzazione. Topos che, tuttavia, sembra funzionare. E in Zlatan, infatti, è ciò che accade. Per quanto a tratti possa risultare un film che zoppica, riesce comunque nel suo reale intento.

Chi è Zlatan Ibrahimovic?

Zlatan

Coloro i quali seguono il mondo del calcio, a tale domanda saprebbero rispondere senza problemi. Chi, invece, digiuna di pallone, potrebbe riscontrare varie difficoltà, anche se, con molta probabilità, il suo nome e cognome sarà rimbalzato alle rispettive orecchie. Ad ogni modo, partendo dalle notizie comuni, Zlatan Ibrahimovic è un giocatore di calcio, ancora oggi attivo nella squadra sportiva AC Milan.

Ibrahimovic, sebbene abbia un’età avanzata per un calciatore professionista, è uno dei giocatori più tecnici e completi della sua generazione. È uno dei marcatori più prolifici dell’intera storia del calcio e primatista di reti con la nazionale svedese. Ibra ha una carriera di grande rispetto e altrettanto si può dire per il suo palmares. Ha giocato in club importanti come: Juventus, Inter, Barcellona, Milan. È celebre per gol rimasti nella storia, come la fatidica rovesciata sulla trequarti di campo offensiva durante Inghilterra-Svezia; oppure, per il suo marchio di fabbrica: il tiro di tacco, cioè il colpire la palla con il tallone del piede.

Ma chi era Ibrahimovic prima del suo successo? Poche, infatti, sono le notizie che circolano attorno alla sua vita. E il film Zlatan cerca di scavare proprio questo aspetto, dal momento che dietro a quell’Ibra che tutti noi oggi conosciamo, vi è la storia di un bambino prima, e di un adolescente poi, che ha dovuto lottare contro tutto e tutti.

Zlatan nasce a Malmo, in Svezia, e vive per anni in un sobborgo della città, Rosengard. È figlio di immigrati jugoslavi, fuggiti a causa del conflitto scoppiato alla fine del secolo scorso. Il padre bosniaco e la madre croata, purtroppo, divorziano quando Ibra aveva solo due anni. E tutto ciò, in un certo senso, lo condizionerà a livello caratteriale.

Ibra ha sempre visto nel calcio una via di fuga, rabbia e speranza. Sin dai tempi in cui giocava nel Balkan, Ibra ha concepito il mondo del pallone come il tentativo più giusto per realizzarsi, per diventare ciò che ha sempre desiderato: essere il migliore. I suoi gol, i suoi dribbling, le sue finte diventano la sua chiave d’accesso al Malmo FF, riuscendo, inoltre, a ottenere una borsa di studio dalla stessa accademia della città.

La voglia di crescere è tanta. Ma Zlatan, purtroppo, fatica, anche a causa del suo carattere arrogante e presuntuoso. Il Malmo FF, infatti, per quanto creda in lui, lo accusa di scarsa disciplina e lo costringe a militare in seconda squadra. Eppure non si arrende. Continua a maturare, a crescere, e comprende i propri errori.

Ottiene, così facendo, finalmente i primi risultati: la prima squadra del Malmo FF; in seguito la squadra calcistica dell’Ajax, vero trampolino di lancio per la carriera da professionista. E il famoso gol compiuto contro il NAC Breda lo consacrerà nel calcio internazionale e sarà l’occasione per poter approdare alla FC Juventus.

Zlatan: “in lingua slava vuol dire dorato”

Zlatan termina proprio così, ovvero con il gol realizzato contro il NAC Breda. Tutto quello che viene dopo, riguardante sempre la sua carriera calcistica, è un dato scontato. Ed è, se ci pensiamo, il punto di forza dell’intera pellicola.

Noi conosciamo già lo Zlatan Ibrahimovic affermato; ciò che è importante, è conoscere come Zlatan è diventato Zlatan. La sua non è una formazione lineare. Non è figlio di un calciatore professionista o di un allenatore, quindi con il futuro già scritto. Bensì è figlio di immigrati. Deve lottare nella vita per farsi notare e lo scopo di diventare il migliore funge da riscatto sia personale, sia sociale.

In Zlatan, Ibra è un ragazzo solo e taciturno. Parla con i piedi, grazie ai quali affascina chiunque e dimostra a tutti di essere il più forte. E ciononostante i suoi compagni di squadra non gli mostrano il rispetto dovuto. Questa forza si trasforma in superbia e arroganza, complice la difficile vita che ha dovuto vivere. Attorno si è costruito una corazza fondamentale per difendersi, per incassare i colpi dalla stessa vita, così da andare avanti.

Zlatan non sarà di certo un capolavoro, ma è un buonissimo film. L’intuizione di far sì che la telecamera segua il protagonista, in tutti i suoi movimenti, compresi quelli in cui gioca e si allena, funziona e accentra la figura di Zlatan. Ciò che gli sta attorno è solo funzionale per la sua crescita come uomo e professionista. Tra l’altro anche le stesse scene di gioco sono realizzate molto bene, per quanto, ancora oggi, è davvero difficile realizzare tali inquadrature (ne avevamo già parlato in occasione della Serie TV Netflix The English Game).

Nonostante ciò, Zlatan presenta delle crepe, le quali, però, non inficiano sull’intera opera. La pellicola può apparire, da un punto di vista contenutistico, sterile giacché se lo scopo è quello di mostrare la vita di una persona che dal nulla si è realizzata, questo a tratti viene affrontato con superficialità. E tale tema rischia di essere un semplice prodotto autoreferenziale, il cui significato non rimbalza nei confronti del lettore.

Però Zlatan è un film giusto. Un’opera che narra la biografia di uno dei più grandi calciatori viventi, il quale sia per i più grandi, sia per i più piccoli, è un simbolo in cui credere. Ibra ha affascinato il mondo grazie ai suoi gol e la pellicola di Sjogren è un grandissimo omaggio.


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Alessandro La Mura

Classe ’93, vivo a Taranto, città che un tempo era l’angolo di mondo che più allietava il poeta latino Orazio. Laureato in lettere, trovo nella letteratura un grande appagamento dagli affanni quotidiani. La mia vita è libri, scrittura, film e serie TV. Sogno di fare della cultura il mio pane quotidiano.

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