Margo ha problemi di soldi (AppleTV, 2026-)

Margo ha problemi di soldi, uno sguardo femminile sul sex work

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Da qualche anno il mercato dell’intrattenimento si sta sempre più aprendo nel mettere in scena storie dove la sessualità gioca un ruolo importante. Se un esempio illustre potrebbe essere Anora di Sean Baker, incentrato sulle vicende di una giovane sex worker, sono ancora più spesso delle registe a mettere al centro delle proprie narrazioni una forte componente sessuale ed erotica, basti pensare ad Oliva Wilde con il suo recente The Invite, Halina Reijn con Babygirl o al cinema di Emerald Fennell.

È proprio a questo elenco che Margo ha problemi di soldi – la cui prima stagione è stata candidata a 8 Emmy Awards – si riallaccia, perché a dirigere gli otto episodi della serie AppleTV sono tre giovani registe (Derbhla Walsh, Kate Herron e Alice Seabright), sotto la guida dello showrunner David E. Kelley, la mente dietro la fortunata miniserie Big Little Lies – Piccole grandi bugie, un altro prodotto che come Margo mette al centro figure femminili sfaccettate e complesse.

Margo ha problemi di soldi, raccontare OnlyFans senza giudicare

Margo ha problemi di soldi (AppleTV, 2026-)

Margo ha problemi di soldi segue le vicissitudini di Margo Miller (Elle Fanning) una brillante studentessa universitaria, con velleità da scrittrice, che si ritrova ad aspettare il figlio del suo professore. Una volta partorito è costretta a crescere il bambino da sola, proprio come anni prima aveva fatto con lei sua madre Shyanne (Michelle Pfeiffer), e molto presto si scontra con il problema di dover mantenere se stessa e il picco Bodhi. Ritrovandosi alle strette, apre un account OnlyFans, dove le sue doti letterarie danno vita al personaggio di Hungry Ghost.

Sin dalla sua origine letteraria, il romanzo omonimo di Rudi Thorpe da cui è tratta la serie, uno dei punti di forza di Margo ha problemi di soldi è quello di affrontare il mondo delle sex workers con uno sguardo rispettoso ma senza nessun moralismo, e i video con protagonista Hungry Ghost diventano i momenti più elaborati e raffinati della serie a livello visivo. Parlare della sessualità e di ciò che le sta attorno come qualcosa di cui poter ridere senza cadere preda di stereotipi, perché normalizzato dal racconto e non usato come elemento attrazionale o scandalistico è qualcosa che non si vede spesso al cinema o nella serialità ma Margo ha problemi di soldi ci riesce pienamente.

Margo ha problemi di soldi, tra America white trash e ottime performance

Margo ha problemi di soldi (AppleTV, 2026-)

Con un tono sospeso tra commedia e dramma, ma ottimamente calibrato, Margo ha problemi di soldi rappresenta le difficoltà sociali ed economiche di un’America white trash, non soltanto grazie alla sua protagonista, ma approfondendo le vite e i legami che ha con i suoi genitori – lei una cameriera di Hooster, lui (Nick Offerman) un ex wrestler appena uscito da un centro di disintossicazione. I momenti in cui le relazioni fra Margo e i membri della sua famiglia diventano centrali la scrittura della serie raggiunge i suoi picchi emotivi, mostrando in maniera credibile una figlia che in più occasioni si prenderà cura a livello emotivo dei suoi genitori.

Se Elle Fanning si rivela un’ottima protagonista, riuscendo a sfoggiare la sua versatilità di attrice drammatica quanto comica, più di una volta sono Michelle Pfeiffer e Nick Offerman a rubare la scena in Margo ha problemi di soldi, con due performance ricche di sfumature e piacevolmente sopra le righe (in particolare quella di Pfeiffer), aiutati da una scrittura che riserva loro le battute più divertenti e memorabili dell’intera serie. Completano il cast con brevi ma memorabili apparizioni, Nicole Kidman nei panni di una ex wrestler ora reinventatasi come avvocato e Marcia Gay Hacen in quelli della madre del professore di Margo.

Margo ha problemi di soldi (AppleTV, 2026-)

Proprio come per Big Little Lies – Piccole grandi bugie David E. Kelley torna con una serie dove a lasciare il segno sono inevitabilmente i personaggi femminili, grazie ad una storia in grado di parlare alla contemporaneità.

Recensione di Pablo Traversa


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