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Daniel Day Lewis

Daniel-Day Lewis, riguardare il Petroliere per riscoprirne la grandezza

13 minuti di lettura

Sir Daniel Michael Blake Day-Lewis nasce a Londra il 29 aprile del 1957. È attualmente uno dei migliori talenti dell’universo cinema, sebbene abbia deciso di ritirarsi dalle scene quattro anni fa. La bravura di Daniel-Day Lewis è talmente immensa da avergli fatto ottenere tre premi Oscar come miglior attore protagonista, rispettivamente nel 1990, 2008 e 2013; e ad aver fatto sì che ricevesse nel 2014 l’onorificenza di Knight Bachelor per i servizi resi all’arte drammatica.

Day-Lewis esordisce inizialmente nel teatro, precisamente presso il Bristol Old Vic di Londra, e le sue performance sono fin da subito strabilianti. In questo periodo, infatti, è protagonista di numerosi spettacoli, vestendo i panni dei personaggi principali di opere come Edoardo II di Christopher Marlowe; Sogno di una notte di mezza estate, Amleto, Romeo e Giulietta del celeberrimo William Shakespeare; Dracula dello scrittore Bram Stoker e di molti altri lavori.

L’approdo al cinema avviene nel 1971 con il film Domenica, maledetta domenica, per la regia di John Schlesinger, pellicola incentrata su un intreccio amoroso tra un giovane designer, una consulente aziendale e un medico ebreo. Lewis ottenne un ruolo minore, ma ciò non gli impedì di decollare. Undici anni dopo è sul grande schermo nell’opera Gandhi di Richard Attenborough e due anni dopo nel film Il Bounty, dove affianca attori del calibro di Anthony Hopkins e Mel Gibson.

Il primo grande successo giunge nel 1989 con Il mio piede sinistro, diretto da Jim Sheridan, nel quale l’attore britannico interpreta lo scrittore e pittore irlandese Christy Brown, nato con la sola funzione motoria del piede sinistro. Da questo film possiamo notare una delle caratteristiche principali di Daniel-Day Lewis, ovvero il calarsi pienamente nella parte del personaggio da rappresentare, tanto che, per l’occasione, ha deciso di imparare a scrivere per mezzo della sola estremità del piede sinistro. L’opera di Sheridan ha portato Lewis ad ottenere il primo premio Oscar come miglior attor protagonista.

Daniel Day-Lewis: l’ascesa

Daniel Day Lewis

Da questo momento la carriera dell’attore è un continuo ricoprire ruoli che gradualmente l’hanno reso sempre più famoso. Tre anni dopo Il mio piede sinistro, infatti, lo troviamo vestire i panni di Nathaniel, protagonista de L’ultimo dei Mohicani, per la regia di Michael Mann, pellicola tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore americano James Fenimore Cooper. L’anno successivo collabora sia nel film di Martin Scorsese, L’eta dell’innocenza, sia nel famoso Nel nome del padre, diretto sempre da Michael Mann, dove ottiene una seconda nomination agli Oscar, battuto, però, da Tom Hanks per Philadephia.

Nel 2002, dopo aver recitato in La seduzione del male e The boxer, e in seguito ad un breve ritiro dal mondo cinematografico, Daniel Day-Lewis torna a collaborare con Martin Scorsese nel famoso film Gangs of New York. Qui veste i panni del cattivo Bill “Il Macellaio”, storico politico e criminale statunitense, capo di una gang newyorkese chiamata i Bowery Boys. Day-Lewis, grazie alla sua interpretazione, riceve la terza candidatura agli Oscar come miglior attore protagonista, purtroppo per lui senza vincerlo.

In generale, gli anni 2000 vedono l’attore ricoprire ruoli importanti per pellicole di un certo spessore. La sua bravura si manifesta anche nel musical Nine di Rob Marshall, film ispirato al capolavoro di Federico Fellini; l’attore, infatti, personifica il regista in crisi creativa Guido Contini. Durante il decennio, Lewis partecipa a opere molto importanti quali: Lincoln (2012) di Steven Spielberg, grazie al quale l’attore riceve il terzo premio Oscar; e il famoso Il filo nascosto (2017) di Paul Thomas Anderson, pellicola ambientata a Londra negli anni cinquanta all’interno del mondo della moda. Sempre nel 2017, precisamente nel mese di giugno, annuncia il suo ritiro dal mondo cinematografico.

Il Petroliere: la consacrazione di Daniel Day-Lewis.

Daniel-Day Lewis ne Il petroliere

La scelta di non menzionare Il Petroliere risente di una chiara motivazione: l’opera in questione rappresenta l’apice della carriera di Daniel-Day Lewis, il cui ruolo ricoperto ha portato l’attore a ottenere il secondo premio Oscar come migliore attore protagonista. Il Petroliere (titolo originale There Will Be Blood) è un film del 2007 ed è la prima opera cinematografica in cui Lewis collabora col regista Paul Thomas Anderson.

La pellicola è ambientata negli Stati Uniti tra la fine dell’Ottocento e i primi anni Venti del secolo successivo. Il protagonista, Daniel Plainview, è dapprima uno dei tanti cercatori d’argento che, durante il periodo di fine XIX secolo, popolarono le lande deserte dell’America Occidentale alla ricerca dei minerali preziosi, per poi diventare un importante imprenditore alla costante ricerca del petrolio.

Il Petroliere focalizza la propria attenzione sul rappresentare la graduale ascesa di un uomo qualunque, il quale, partendo da zero, riesce a diventare milionario. Il film, tuttavia, è ben lungi dall’essere il classico racconto positivo del sogno americano; bensì una distorsione dello stesso, dal momento che il successo del protagonista è ottenuto a prezzi molto alti. Ne Il Petroliere assistiamo alla completa caduta valoriale del protagonista, sia come essere umano, perché egli diventa il cinico capitalista che divora tutto e tutti, religione compresa, concepita dallo stesso Anderson come una mera superstizione fanatica; sia come uomo e padre, perché il figlio, H.W. Plainview, non solo in realtà è stato adottato ma è servito per questioni puramente economiche.

In tutto ciò, l’interpretazione di Daniel-Day Lewis è strabiliante. L’attore riesce a donare concretezza e spessore al proprio personaggio, creando, allo stesso tempo, una figura completa a 360 gradi. Lo spettatore e la spettatrice sono quindi immersi con lui, osservano il mondo e la caducità dello stesso per mezzo dei suoi occhi. Daniel-Day Lewis non lascia spazio ad alcuna forma di empatia e di sensibilità, giacché tutto è pervaso da un costante e soffocante senso di freddezza ed egoismo.

Daniel Plainview rappresenta, in altre parole, l’ascesa dell’oltreuomo tanto auspicato dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Egli agisce al di là del bene e del male, fuoriuscendo dagli stessi confini dell’etica e della religione. Abbraccia pienamente lo spirito dionisiaco (ovvero la sua essenza irrazionale dell’esistenza) e incarna la volontà di potenza, concepita come desiderio incessante di superamento e di rinnovamento. Il personaggio costruito da Daniel Day-Lewis è la perfetta sintesi dell’uomo che trionfa a discapito del mondo stesso.

Il momento del battesimo

Tra tutti i momenti salienti, vi sono due scene che rappresentano l’apice del film e della stessa perfomance di Daniel-Day Lewis. Una di queste è la scena del battesimo. All’interno della comunità dove “governa” Daniel vi è la chiesa della Terza Rivelazione, capeggiata dal viscido e fanatico Eli Sunday. Per tutto il film osserviamo Daniel nutrire un odio viscerale nei confronti del pastore, tanto da definirlo un perfetto commediante.

Osservando le sue terre, si rende conto che una zona non è ancora stata comprata. Essa, infatti, appartiene ancora al rispettivo proprietario, il quale, in una scena precedente, aveva richiesto di parlare con Daniel. Quest’ultimo aveva rifiutato, dimenticandosi in seguito del colloquio. Tuttavia, quando si reca da lui per comprargli la terra, l’uomo in questione rifiuta a patto che Daniel si faccia battezzare alla chiesa della comunità.

Il momento del battesimo è alquanto significativo. Eli invita Daniel a recarsi nei pressi dell’altare. Lo fa inginocchiare e coglie l’occasione per prendersi una rivincita per i continui soprusi mostrati fino a quel momento. Lo umilia, lo schiaffeggia, lo obbliga a pronunciare parole contro la volontà dello stesso Daniel. Daniel di tutta risposta consente, fino a quando una volta terminata la cerimonia esclama: “Abbiamo la tubatura”. Con questa frase si scorge il reale interesse del protagonista, il quale ha compiuto tutto ciò per i propri affari, e per quanto Eli si convince di averlo in pugno, in realtà è il contrario.

Ciò che è importante sottolineare è la recitazione magistrale di Daniel-Day Lewis. Avvertiamo il senso di orgoglio iniziale, di inadeguatezza da parte di un uomo che non vuole effettuare quel gesto, ma che, allo stesso tempo, deve per scopi puramente economici. Le parole pronunciate da Daniel sono vacue, effimere, prive di contenuto. Sono espresse con la rabbia di un uomo che vuole che quell’istante termini immediatamente.

“Sono io la Terza Rivelazione!”

Arriviamo al momento finale. Daniel è diventato ricco e continua a gestire i suoi affari all’interno della personale e solitaria villa. Lo sfondo storico è il 1927, esattamente due anni prima la crisi del ’29, che portò al fallimento moltissime imprese e migliaia di persone a vivere nella miseria più nera. Tra queste vi è proprio Eli Sunday, che giunge da Daniel per un solo preciso scopo: chiedergli di entrare in affari, dal momento che è ridotto alla fame. Per giunta, reclama il doppio dei soldi che in precedenza gli aveva fatto promettere.

Daniel, d’altro canto, è conscio dell’immensa e probabile truffa. Il terreno che Eli è convinto di poter acquistare, auspicando a diventare un imprenditore di petrolio, è stato prosciugato anni fa dallo stesso Daniel e di conseguenza non è rimasto più niente. Ciò che gli resta da fare è prendersi la tanto sognata e sperata rivincita nei suoi confronti. Daniel, infatti, comincia a rincorrerlo per la stanza, lanciandogli addosso le palle da bowling. Afferrato un birillo, lo colpisce in testa più volte, fino a ucciderlo. Giunge poi il maggiordomo che, preoccupato dai rumori, chiama Daniel, il quale gli risponde con parole simboliche: “Ho finito.

Con questa semplice frase, Daniel conclude il suo percorso e di conseguenza annuncia l’avvento del capitalista più spietato. Ancora una volta, l’interpretazione di Daniel-Day Lewis è stupefacente. Grazie a un’inquadratura da basso, il suo essere domina l’intera scena. E il momento in cui insegue il povero Eli è l’istante esatto dell’avvento della sua supremazia.

In seguito della visione della pellicola, non possiamo fare altro che ringraziare Daniel-Day Lewis, sperando che in futuro possa ritornare a collaborare con il mondo del cinema, regalandoci momenti come questi.


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Alessandro La Mura

Classe ’93, vivo a Taranto, città che un tempo era l’angolo di mondo che più allietava il poeta latino Orazio. Laureato in lettere, trovo nella letteratura un grande appagamento dagli affanni quotidiani. La mia vita è libri, scrittura, film e serie TV. Sogno di fare della cultura il mio pane quotidiano.

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