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Non siamo più vivi Netflix

Non siamo più vivi, come fermare una pandemia di zombi

Non è Train to Busan, ma certo merita attenzione. Diamo un'occhiata al coming-of-age horror che sta facendo impazzire il pubblico.

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6 minuti di lettura

In altri tempi contenuti come Non Siamo più vivi avrebbero attratto solo chi, di k-drama, già ne divorava; oggi, non solo i prodotti made in Korea conquistano una fetta di pubblico sempre più grande, ma sono tanto apprezzati da meritare il doppiaggio italiano. E se da un lato le produzioni coreane stanno ora godendo di meritate attenzioni, dall’altro una conseguenza del fenomeno Squid Game potrebbe essere la produzione di serie non belle ma inevitabilmente attraenti, destinate a deludere il neofita pubblico occidentale.

Scopriamo se Non siamo più vivi rientra in questa categoria o se, al contrario, è l’ennesimo buon prodotto targato Corea.

La trama di Non siamo più vivi, in breve

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Una sequenza di Non siamo più vivi

Basata sul webtoon Now at our school di Joo Dong-geun, pubblicato tra il 2009 e il 2011, Non siamo più vivi si articola in dodici episodi ricchi di elementi che rimandano spaventosamente ai tempi correnti.

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Quando un virus zombie creato artificialmente sfugge dal laboratorio del liceo di Hyosan, lo scoppio di una pandemia sembra inevitabile, data l’incontrollata diffusione della malattia anche al di fuori delle mura scolastiche. E così, in questo scenario a dir poco apocalittico, un gruppo di studenti si ritrova impegnato in una frenetica lotta alla sopravvivenza, mentre i piani alti tentano di gestire la situazione.

Debolezze e punti di forza della serie

Non siamo più vivi Serie TV

Per quanto ormai siamo abituati a vedere pandemie trasposte su schermo, il periodo storico che stiamo vivendo ci impedisce di evitare una serie che le riguardi, così come per un goloso è impossibile evitare di mangiare la cioccolata; allo stesso modo, per quanto visti e rivisti, gli zombie esercitano il loro fascino sul pubblico TV-addicted, motivo per cui, dopo tanti anni, ancora esiste The Walking Dead.

A primo impatto Non siamo più vivi sembrerebbe il tripudio del trash e dell’ovvietà, considerando l’evidente componente adolescenziale. Invece, se le prime puntate sembrano confermare questa tesi, man mano che la visione prosegue l’adrenalina sale come il numero degli infetti, e il k-drama per liceali si trasforma in una lotta alla sopravvivenza senza tregua, adatta agli adulti e molto meno ai loro figli.

Il risultato è un teen drama quasi al limite dell’horror che a conti fatti, dei teen drama, mantiene solo un pizzico di romance qua e là, che non fa mai male.

Aver scelto dei giovani come protagonisti delle vicende non toglie credibilità allo scenario drammatico, ma contribuisce a enfatizzare l’ingiustizia di una guerra le cui vittime, in prevalenza, sono persone innocenti nel fiore degli anni o senza colpa, ma condannate a un destino peggiore della morte.

Ed essendo il cast ricco di attori con poca esperienza ma molto talento, come Park Ji-hu, Yoon Chan-young, Cho Yi-hyun e Park Solomon (a cui si aggiunge Lee Yoo-mi, reduce proprio da Squid Game), la perdita di credibilità viene ancor di più scongiurata.

Non siamo più vivi Corea
Una scena di Non siamo più vivi

Un punto a sfavore di Non siamo più vivi potrebbe essere la quasi totale assenza di backstories, che contribuisce a far apparire determinate scelte e azioni fuori contesto e ingiustificate, simili a dei meri battibecchi tra adolescenti.

E a proposito di suddetti battibecchi tra adolescenti, la scelta di usarli più volte per motivare punti fondamentali della trama, che necessitavano di tutt’altro spessore, fa sì che Non siamo più vivi non riesca a farsi prendere sul serio. Il dubbio, in tal caso, è che alcune scelte di sceneggiatura siano state abbozzate o utilizzate, come si suol dire, per allungare il brodo.

Perché guardare Non siamo più vivi

Non siamo più vivi horror

Pur lasciando talvolta prevalere l’elemento teen, Non siamo più vivi strumentalizza con successo elementi già presenti nella cultura pop (come, appunto, gli zombie) colorandoli con caratteristiche che li differenziano da ogni altra rappresentazione su schermo, e rendendosi così attraente agli occhi del pubblico.

La Serie TV diretta da Lee Jae-kyoo e Kim Nam-su è tecnicamente superba e ricca di spunti di riflessione, capace di mostrare prospettive totalmente opposte dello stesso problema senza screditarne la validità, ma mostrandone punti di forza e contraddizioni.

Infine, la componente adolescenziale del cast domina lo schermo ed è ben sfruttata, a dimostrazione che nei momenti di estrema crisi la giovane età non sempre è sinonimo d’incompetenza, anzi, può rivelare diversi assi nella manica. Per contraddire i protagonisti, non si tratta di Train to Busan, ma non per questo Non siamo più vivi merita meno seguito.


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Classe 1996, dottoranda in Ingegneria Industriale all’Università di Napoli Federico II, il cinema è la mia grande passione da quando ho memoria. Nerd dichiarata, accanita lettrice di classici, sogno di mettere anche la mia formazione scientifica al servizio della Settima Arte. Film preferito? Il Signore degli Anelli.

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