Copertina di Ocean's 12 di Steven Soderbergh con tutto il cast

Ocean’s 12, picco d’autorialità di Steven Soderbergh

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8 minuti di lettura

Nel 2001, cavalcando l’onda degli heist movie dei primi anni 2000, il regista Steven Soderbergh rilascia il primo capitolo di una trilogia – e remake dell’omonimo film del 1960 con Frank Sinatra – Ocean’s Eleven. Il film sarà un successo al botteghino, grazie alla regia dinamica, al montaggio incalzante e al cast stellare. Visto il successo, la Warner Bros darà essenzialmente carta bianca a Soderbergh per un sequel di Ocean’s Eleven: Ocean’s Twelve, prodotto cinematografico che nel 2024 ha compiuto 20 anni.

Guardare prima Ocean’s Eleven permette di comprendere meglio la premessa su cui si basa Ocean’s Twelve: l’antagonista del primo film, Terry Benedict (Andy García), è ancora adirato per il torto causatogli da Danny Ocean (George Clooney). La missione di Danny e dei suoi undici, dunque, è quella di ritrovare il denaro rubato a Benedict nel primo film e di restituirglielo con gli interessi in sole 2 settimane. La posta in gioco a questo giro è alta: stiamo parlando di quasi 200 milioni di dollari.

Scena di Ocean's 12 con Andy Garcia

Da questo ci si potrebbe aspettare la trama di un classico heist movie, tuttavia non è così: cercare di stare dietro alla trama dopo l’introduzione del film perde di senso, poiché Soderbergh gioca attentamente con lo spettatore, rivelando come questo film non sia una sceneggiatura di ferro (come magari poteva essere il primo) quanto un eccelso esercizio di stile e autorialità.

Dove i sogni diventano realtà, l’universo senza regole di Soderbergh

Brad Pitt e Catherine Zeta-Jones in un scena di Ocean's 12 di Soderbergh

Ocean’s Twelve è anche un crogiolo di generi: Soderbergh mischia senza sosta elementi di background diversi, come un artista che lancia pittura su una tela, sperando che qualcosa attacchi. In questo sequel, infatti, un ampio arco narrativo è dedicato a Rusty (Brad Pitt), che sin dall’inizio del film è coinvolto in un’importante storia romantica.

Lo spettatore si aspetterebbe che questo filo narrativo venga abbandonato a breve, dopotutto l’interesse amoroso molto spesso è solo un pretesto, una sorta di inciting incident per dar fuoco alle polveri (come è parzialmente in Ocean’s Eleven). Questa volta, invece Soderbergh vi si sofferma fino alla fine, rendendolo importante quanto il resto del film e cambiando radicalmente l’atmosfera visiva e narrativa per farlo risaltare ancora di più: i brevi e fugaci scambi tra Rusty e Isabel (Catherine Zeta-Jones) sono carichi di pathos grazie al frequente uso del chiaroscuro e al ricorrente motif musicale Crepuscolo sul mare“.

Il momento in cui l’effettivo furto prende luogo è il momento in cui il piano di Danny fallisce. Nel primo atto del film Rusty dice: “Nell’universo fisico che per ora occupiamo non si può fare” e questa frase sembra quasi essere una previsione di ciò che verrà a seguire. Il fulcro del piano per rubare l’uovo Fabergé si basa sull’interpretazione di Julia Roberts, che avrà il ruolo di… Julia Roberts. La realtà cinematografica e meta-cinematografica si intersecano, lasciandoci incerti su quale realtà abitino i personaggi. Questo fatto è ulteriormente innescato dal divertente e prolungato cameo di Bruce Willis che si rivela la falla nel piano organizzato da Linus (Matt Damon), Basher e Turk.

Stile sopra sostanza: il vero protagonista di Ocean’s 12

Steven Soderbergh alla regia di ocean's 12

Oltre al cast d’ensemble, la vera protagonista di questo film è la fotografia, curata da Soderbergh stesso sotto il falso nome di Peter Andrews. Sin dal primo film della trilogia, lo stile di Soderbergh risulta ben evidente: la grana della pellicola riempie tutto lo spazio a sua disposizione. L’illuminazione è principalmente chiaroscurale, con un’intensa saturazione dei colori, molto spesso delle tinte calde. La regia è sporca, la macchina è a mano. Gli zoom-in sono effettuati con grande precisione, ma sono anche imperfetti al punto giusto da far capire che c’è sempre un uomo e mai una macchina al comando di tutte le operazioni.

Tutte queste caratteristiche dell’estetica Soderberghiana vengono prese ed esaltate al massimo in Ocean’s Twelve. Steven rende il suo stile ancora più visibile, cercando l’effetto di un pugno in faccia piuttosto che quello di una fotografia docile che passa in sordina.

Il protagonista, George Clooney, che interpreta Danny Ocean. Tess, interpretata da Julia Roberts. Rusty, intepretato da Brad Pitt (da sinistra a destra)

La complicata serie di plot-twist del film si rivelano in realtà tutto uno scherzo. L’effettivo crimine finisce per essere un semplice scambio di zaino a bordo del treno, momento che lascia a Soderbergh tutto il tempo che vuole per concentrarsi sullo stile della scena piuttosto che sul contenuto: il regista gioca con gli obiettivi grandangolari, con la grana della pellicola, con lo sporco ben visibile sulla lente della macchina da presa. La macchina si muove incerta per la strada e poi per il treno, l’inquadratura è del tutto confusa. Lo stacco dal bianco e nero al colore è il momento in cui sappiamo che Ocean e la sua banda ormai hanno vinto.

Tutte le difficili elaborazioni del primo film sono dimenticate: la sospensione dell’incredulità, così come esisteva in Ocean’s Eleven, viene qua messa da parte. I personaggi sono caricaturali e le situazioni assurde, Soderbergh chiede all’audience di non soffermarsi sulle leggi che regolano il nostro universo, piuttosto fidarsi di lui e di lasciarsi guidare, come da un esperto direttore d’orchestra.

In un mondo di sequel e remake Ocean’s Twelve ha il coraggio di osare

Partendo da sinistra, Danny Ocean, Linus (Matt Damon) e Rusty

Realizzare un sequel di un film non è mai facile, specialmente se il primo installamento è stato una hit al box-office. Soderbergh decide di fare il meglio con ciò che gli viene dato, di fare qualcosa probabilmente più di nicchia, ma sincero a se stesso. Non va alla ricerca di un’autorialità ermetica, accessibile a pochi, fa un film per le masse, in cui la chiave di lettura di tutto è l’intrattenimento.

Ocean’s Twelve forse non sarà studiato sui libri di cinema e la trama stessa del film, dopo un paio di giorni dalla visione, inizia a svanire dalla mente dello spettatore. Ma una cosa è certa: vedere questo film è un momento magico in cui i personaggi sullo schermo, le persone dietro le quinte e il pubblico in sala hanno tutti fatto parte di una realtà strana, una battuta interna a cui tutti hanno potuto ridere allo stesso modo.


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Dalla prima cassetta di Spielberg che vidi a casa di nonna, capii che il cinema sarebbe stata una presenza costante nella mia vita.
Una sala in cui i sogni diventano realtà attraverso scie di luce e colori è magia pura, possibilmente da godere in compagnia.
"Il cinema è una macchina che genera empatia", a calarmi nei panni degli altri io passo le mie giornate.

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