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Persuasione

Persuasione: il nuovo adattamento rende giustizia a Jane Austen?

Dakota Johnson è croce e delizia di una rivisitazione che pecca nell'omaggiare l'ultima eroina di Jane Austen.

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8 minuti di lettura

Jane Austen è un’icona senza tempo, un’eroina dalla penna febbrile che sopravvive alla contemporaneità con rivisitazioni sempre più moderne dei suoi grandi classici a protagonismo femminile. Ecco dunque che, dal 15 luglio, Netflix non si lascia scappare l’appetitoso titolo di Persuasione, trasposizione dell’omonimo romanzo del 1818, che rivive nel presente con il volto di Dakota Johnson e la regia di Carrie Cracknell, firma teatrale che approda in TV.  

Il titolo ha già incontrato due rivisitazioni filmiche: la prima nel 1995 con la regia di Roger Mitchell, la seconda nel 2007 con Adrian Shergold dietro la macchina da presa e Sally Hawkins (premio Oscar per La Forma dell’Acqua) come protagonista. Trattasi di due trasposizioni di fedeltà sacrale al romanzo, che rispecchiano l’aderenza alla firma dell’autrice, sia nella storia che nel tono adottato. Nel caso invece del nuovo Persuasione, l’operazione di adattamento è figlia del suo tempo e gioca con un’ironia bifronte che valorizza e depotenzia il romanticismo sofferto di una storia d’amore.

E io fui persuasa a lasciarlo andare

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Questa appartiene ad Anne Elliot (Dakota Johnson), figlia di mezzo di una famiglia aristocratica del Sommerset, dove gli sguardi di sufficienza sono all’ordine del giorno per le sue due sorelle, Elizabeth e Mary, e per il padre Walter (Richard E. Grant), narcisista dalle tasche bucate.  Proprio la passione per lo sfarzo di Walter mette in difficoltà la famiglia Elliot, sommersa dai debiti e costretta a trasferirsi a Bath, mettendo in vendita la lussuosa villa di Kenyach Hall. L’acquisto finisce tra le mani di un ammiraglio, il cui cognato risveglia vecchi ricordi in Anne.

Trattasi di Frederick Wentworth (Cosmo Jarvis), affascinante capitano della marina britannica e fiamma mai sopita per Anne che, dopo essere stata persuasa dalla famiglia a lasciarlo 8 anni prima a causa dell’allora sua condizione sociale di marinaio, non l’ha mai dimenticato. Il suo è un amore covato nella perseveranza, tra vecchi fogli di giornale che raccontano l’ascesa professionale di Wentworth e memorabilia del loro rapporto romantico.

Così il loro ritrovo dopo anni, sancito da un fortuito incastro di conoscenze, risveglia una passione reciproca mai sopita, ma taciuta davanti al rancore di Frederick verso l’abbandono di Anne. In Persuasione, dunque, sono i tanto amati sguardi silenti alla Austen a incorniciare una crescente tensione emotiva che viene fagocitata dalle esigenti richieste e dalle convenzioni dell’alta società. L’unica speranza è dare voce ai propri sentimenti, laddove il silenzio nutre la gelosia, il fraintendimento e il dolore.

Persuasione sceglie Dakota Johnson

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A vestire l’eroina di Jane Austen in Persuasione c’è Dakota Johnson, figlia d’arte dalla repentina affermazione hollywoodiana che, dopo il suo ultimo approdo a Venezia 78 con La figlia oscura di Maggie Gyllenhaal, trova il piccolo schermo. A lei spetta il ruolo della protagonista più matura della scrittrice britannica, a cui è affidata una narrazione in prima persona che esplicita il suo pensiero costantemente con un velo ironico. La Johnson guarda in camera, ammicca allo spettatore, commenta con lo sguardo gli atteggiamenti desueti e noiosamente borghesi dei suoi familiari, cercando un coinvolgimento.

Il suo modus operandi ricorda da subito la firma distintiva di Phoebe Waller-Bridge in Fleabag, serie TV paladina di una femminilità contemporanea attraverso una storia che intreccia brillantemente ironia e dramma. Sembra invece che in Persuasione, il sorrisetto adolescenziale costante della Johnson lasci decadere la sofferenza amorosa che trapela dall’intensa trama di Jane Austen: uno sviluppo che non manca di svelare tra le sue righe già un’impronta elegantemente caricaturale della società. Una delle frasi distintive in tal senso è: “Per essere te stessa devi aspettare almeno due anni di matrimonio”.

Perché Jane Austen non passa mai di moda

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Più di quindici anni fa, il film Il Club di Jane Austen, trasposizione dell’omonimo romanzo, aveva raccolto le vite di cinque donne attorno ai romanzi di un’autrice immortale. Nel corso degli anni, i capisaldi della tradizione austeniana, Orgoglio e Pregiudizio ed Emma, hanno attraversato celebri adattamenti, di cui l’ultimo del 2020 firmato da Autumn De Wilde e con protagonista Anya Taylor-Joy. C’è quindi un’esigenza non scritta di tenere vive le eroine della Austen anche nel presente, a dimostrazione dell’avanguardismo di una scrittrice che ha voluto riflettere sul ruolo della donna nella società.

Da un lato, quindi, Persuasione di Carrie Cracknell vuole giocare su una Anne che, come Bridget Jones, si accompagna a una bottiglia di vino per piangere le sue delusioni amorose, si trova in goffe situazioni ed è silente spettatrice di una società che la inquadra dispregiativamente come una donna ancora single per sua età. Dall’altro lato, però, il portamento raffinato di Dakota Johnson e la sua accondiscendente attesa smaliziata da un sorriso non valorizzano l’amarezza che trapela dai romanzi della Austen.

Cosa manca all’eroina di Persuasione

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Nonostante il lieto fine, la felicità della protagonista rimane vincolata a un matrimonio e al desiderio limitante di ottenere una propria posizione e un proprio riconoscimento in società. Il matrimonio è una convenzione economica, come ricorda zia Marge nelle Piccole Donne di Greta Gerwig e nonostante sia una riflessione sempre più evanescente nella contemporaneità, non manca di accompagnare dubbi e paure delle donne di oggi.

Persuasione risponde a questo appello come ultimo romanzo della Austen, pubblicato postumo con un titolo scelto ad hoc, dove l’autrice si confronta con una consapevolezza maggiore. Per questo Anne Elliot appare diversa dalle altre eroine, più lontana dall’idilliaca fanciullezza e più conscia della sua posizione, con una tristezza e una rassegnazione che trapelano dal suo personaggio.

Queste connotazioni mancano in Dakota Johnson e nella sua verve agganciata a un reierato meccanismo di ironia manifesta ed esplicita che forse non sembrano rendere pienamente omaggio alla fierezza malinconica con cui Anne affronta la sua condizione nella gabbia sociale in cui si trova. Persuasione è quindi un esperimento accattivato da un’idea di narrazione pop che però perde l’aura originaria della penna dell’autrice.


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Classe 1996, laureata in Comunicazione e con un Master in Arti del Racconto.
Tra la passione per le serie tv e l'idolatria per Tarantino, mi lascio ispirare dalle storie.
Sogno di poterle scrivere o editare, ma nel frattempo rimango con i piedi a terra, sui miei immancabili tacchi.

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