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Philip Seymour Hoffman

Philip Seymour Hoffman: 4 interpretazioni memorabili

Dai ruoli minori ai meritati Oscar

15 minuti di lettura

Ci sono attori, star internazionali, che non danno adito a pettegolezzi che di loro lasciano parlare le performance più che i fatti privati. Philip Seymour Hoffman era uno di quelli. Di lui si è parlato solo al momento della morte, e quella ha fatto scalpore, perché ha rivelato un disagio profondo, un malessere, un problema mai risolto, ma solo nascosto. Ma Philip Seymour Hoffman era più di questo, era tutti i ruoli che ha interpretato, tantissimi, spesso minori per rilevanza narrativa e minutaggio a schermo, ma sempre pregnanti e indispensabili per la trama filmica. Questi personaggi sono indimenticabili e li si ricorda soprattutto per la veridicità con cui sono interpretati, per la carica di umanità, per lo spessore che Hoffman vi ha riversato.

Esordisce nel 1991 ma viene notato dai più per la partecipazione al film del 1992 Scent of a Woman – Profumo di donna. Da quel momento moltissime sono state le produzioni a cui ha preso parte, come Sidney del 1996 di Paul Thomas Anderson, film che segna l’inizio della duratura collaborazione dei due proseguita con Boogie Nights – L’altra Hollywood, Magnolia, Ubriaco d’amore e conclusasi con The Master, per cui Hoffman ha vinto la coppa volpi insieme al co-protagonista Joaquin Phoenix. Oppure l’apparizione nel film di Spike Lee La 25a ora, o la piccola parte nel Grande Lebowski dei fratelli Coen, o ancora La guerra di Charlie Wilson, Il dubbio, o quel piccolo capolavoro cervellotico di Synecdoche, New York. Sarebbero troppi i film da nominare, da esaminare, per parlare di questo attore, ne abbiamo scelti alcuni.

Philip Seymour Hoffman in ruolo apparentemente minore: Quasi famosi

Quasi famosi, Almost Famous, è un film di Cameron Crowe del 2000 di dichiarata ispirazione autobiografica, è più in generale una celebrazione dell’amore per la musica.

Quello a cui assistiamo è il viaggio di formazione di William all’interno del mondo del rock, tra star sotto acido, conflitti interni di una band agli esordi, amore per una groupie innamorata immancabilmente del chitarrista. A salvarlo, a mantenerlo ancorato al reale sarà la figura del suo mentore, un grillo parlante cinico e incazzato: Lester Bengs, figura realmente esistita interpretata da Philip Seymour Hoffman; compare relativamente poco a schermo, ma le sue frasi sono sempre radicali e incisive per il film e per William.

Quando il ragazzino lo chiama a tarda notte, quella che si svolge è una conversazione tra due anime sole, che si sono scontrate con i loro sogni scoprendo che il mondo dorato nasconde un’altra faccia, meno ammaliante.

The only true currency in this bankrupt world is what we share with someone else when we’re uncool.

Almost famous non vuole celebrare una band, ma vuole raccontare l’amore per la musica che per alcune persone può essere talmente totalizzante da salvargli la vita. Se William rappresenta l’amore puro per il rock e il suo mondo e la fascinazione verso i musicisti, dei di un Olimpo musicale, Lester Bengs rappresenta il disincanto, il lato più amareggiato di quello stesso mondo. Entrambi sono degli outsider consapevoli di esserlo e, in fondo, in pace con il loro ruolo. Scrivono di musica perché la amano, con la consapevolezza che non saranno mai il protagonista della scena ma rivestiranno sempre il ruolo dietro le quinte. Le rockstar sono fighe, bellissime, irraggiungibili e vinceranno sempre, nella vita, con le donne, con la fama. Ma Bengs sa che è tutto un sogno effimero, che saranno sopraffatte da loro stesse, dai loro eccessi, delle loro menzogne. D’altra parte loro, gli sfigati, resteranno sempre degli sfigati, non avranno successo con le donne e non saranno sotto le luci della ribalta, ma manterranno sempre l’amore per la musica, e quella salverà le loro esistenze.

Il film corale: I Love Radio Rock

Philip Seymour Hoffman_I love radio rock

Uscito nel 2009 per la regia di Richard Curtis I love Radio Rock (The boat that rocked) è un altro film musicale, ma completamente diverso rispetto ad Almost famous. Se il film di Crowe è un film sull’amore per la musica, I love Radio Rock è una commedia musicale, un divertissement ambientato anch’esso negli anni 60 e incentrato sul tema delle radio pirata. Protagonista è una di esse, Radio rock, che ha la sua sede su una nave in mezzo al mare. La ciurma è composta dai più variegati esseri umani che hanno votato la loro vita alla musica e, come i loro antagonisti, presentano peculiarità individuali tali da permettere di rendere ognuno di loro distinto e riconoscibile. Il cast rende onore a queste personalità infondendo loro umanità e una caratterizzazione immediata, tra gli altri possiamo ricordare Bill Nighy, Rhys Ifans, Kenneth Branagh, Emma Thompson e Philip Seymour Hoffman che interpreta Il Conte. Seppur alcuni siano in definitiva più macchiettistici di altri, questi personaggi sono divertenti, affascinanti e regalano allo spettatore lo spaccato di un’epoca. Il film è interamente basato sulle interpretazioni, sulle battute che sono divertenti, puntuali, indimenticabili. Tra tutti come non citare il monologo conclusivo del Conte che, caustico come sempre, segna la fine amara di un’epoca in declino, la fine di quei giorni che per le sue stesse parole, sono i migliori della loro vita.

To all our listeners, this is what I have to say – God bless you all. And as for you bastards in charge, don’t dream it’s over. Years will come, years will go, and politicians will do fuck all to make the world a better place. But all over the world, young men and young women will always dream dreams and put those dreams into song. Nothing important dies tonight, just a few ugly guys on a crappy ship. The only sadness tonight is that, in future years, there’ll be so many fantastic songs that it will not be our privilege to play. But, believe you me, they will still be written, they will still be sung and they will be the wonder of the world.

Dopo di che parte Wouldn’t it be nice dei Beach boys. I love Radio rock è questo, un perfetto montaggio di battute sfolgoranti e canzoni straordinarie, funzionali alla narrazione, usate per sottolineare un accadimento o evocare una particolare emozione. Bisogna ammettere che la narrazione procede per scenette singole, siparietti divertenti spesso autoconclusivi che accostati gli uni agli altri formano per accumulo una storia lineare. Elemento centrale e vero punto forte del film è inevitabilmente la colonna sonora che regala perle di un’epoca mai dimenticata. In definitiva I love Radio Rock non è certo un film che entrerà nella storia del cinema, ma è di sicuro una commedia riuscita che strappa più di un sorriso e di una risata e che anzi può entrare anche nel cuore di qualche spettatore.

Interpretazione da Oscar: Truman Capote – A sangue freddo

Il film del 2005 di Bennett Miller non è biopic incentrato sulla figura di Truman Capote e non è un film sul libro A sangue freddo. Per lo meno non solo. È queste due cose insieme, ma è soprattutto una lente di ingrandimento puntata sulla personalità di Truman Capote, sulla sua unicità, sul suo impegno, sul suo genio, sulla sua meschinità e sulla sua finzione. Un’analisi sui suoi affetti, sul suo modo di relazionarsi con essi, sul modo di approcciare persone sconosciute, la fascinazione che emanava dopo un’iniziale perplessità. Ma più di ogni altra cosa è il racconto di come Truman Capote ha scritto, orchestrato, creato il romanzo a Sangue freddo. La modalità di racconto è fredda, oggettiva, distaccata e probabilmente è la più adatta per descrivere e indagare una personalità come quella di Capote.

Philip Seymour Hoffman interpreta lo scrittore con un’adesione, una mimesi sbalorditive. La sua performance viene premiata con l’Oscar per il migliore attore protagonista. Non è una sorpresa che l’Accademy ami questo genere di interpretazioni, quelle che richiedono un’imitazione specchiante di un personaggio storico o realmente esistito, basti ricordare solo a titolo di esempio la vittoria di Colin Firth nel 2011 per Il discorso del re o quella di Gary Oldman per L’ora più buia ne l2018. Ma al di la delle inclinazioni dell’Accademy è certo che Hoffman ha dato modo di ammirare la sua intensa preparazione e il suo sconfinato talento. La sua mimesi è totale e ciò che rende l’interpretazione mirabile è il suo essere riuscito a piegare se stesso a immagine e somiglianza di una figura tanto iconica, non solo replicando la postura, la voce, i piccoli tic, ma riuscendo a evocare da questi elementi tangibili qualcosa di astratto e indeterminato come la personalità di quel soggetto.

Il suo Capote è un saggio di bravura, è affascinante e odioso insieme, come la persona reale probabilmente è stata. Il film non mitiga questa personalità controversa e, in modo tutt’altro che didascalico, riesce a evidenziare gli aspetti più discutibili e gli atteggiamenti più ambigui.

Protagonista in un film d’autore: Onora il padre e la madre

Onora il padre e la madre, Before the Devil Knows You’re Dead, è l’ultimo film diretto da Sidney Lumet e non è un film facile. Dalla sottolineata sfiducia nel genere umano, ciò che viene affrontato è lo spaesamento di una società che ha perso la rotta, uomini e donne manchevoli di valori profondi, disposti a tutto, incapaci addirittura di un sogno che sia degno. Il titolo originale è preso da un vecchio modo di dire irlandese: May you be in heaven half an hour before the devil knows you’re dead, ma i trenta minuti di paradiso in questa storia sono assenti. Mezz’ora paradisiaca vale il resto della vita all’inferno?

I due fratelli, interpretati da Ethan Hawke e Philip Seymour Hoffman, credono di sì. Entrambi sono dei falliti, inutili uomini che non si accontentano di niente e che niente riescono a realizzare. Due inetti con problemi economici che progettano una rapina per un riscatto personale, che sia riuscire a realizzare i propri sogni o sanare i propri debiti. Il film si concentra proprio sul punto massimo che siamo disposti a raggiungere per soddisfare le nostre aspirazioni e i nostri bisogni. Indotti da una società che esige uomini giusti, integri, virili, benestanti i requisiti da possedere sono sempre più esigenti, spingendo inevitabilmente coloro che non riescono a raggiungerli a nascondersi dietro apparenze sempre più difficili da sostenere. La famiglia dovrebbe essere il luogo in cui potersi rifugiare, poter abbandonare il ruolo sociale interpretato e trovare conforto, ma anche (soprattutto) questo rapporto viene distrutto, annientato da raggiri e inganni.

Il personaggio di Philip Seymour Hoffman è la mente dietro il piano, colui che progetta la rapina, e impersona in maniera totale la menzogna della società. È apparentemente un uomo rispettabile con una bella moglie e una bella casa, qualche problema interno al rapporto, ma niente che non si possa risolvere. Scopriamo poi che è tutto finzione, la moglie lo tradisce col fratello e la sua posizione è precaria quanto il suo stato mentale indotto da una dipendenza dall’eroina che è monopolizzante. Philip Seymour Hoffman riesce a gestire perfettamente entrambi i registri, quello più compassato e quello esagerato, in cui rabbia, frustrazione, gelosia, disperazione prendono il sopravvento distruggendo ogni cosa. Non è un film facile quello di Lumet ma è un film che merita di essere visto.


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Chiara Cazzaniga

Chiara Cazzaniga, amante dell'arte in ogni sua forma, cinema, libri, musica, fotografia e di tutto ciò che racconta qualcosa e regala emozioni.
È in perenne conflitto con la provincia in cui vive, nel frattempo sogna il rumore della città e ferma immagini accompagnandole a parole confuse.
Ha difficoltà a parlare chiaramente di sé e nelle foto non sorride mai.

1 Comment

  1. Beh… si può scrivere tanto, tantissimo su questo gigante della settima arte ( e non solo). Sono un docente di Storia del cinema e ho fatto un corso monografico su P. S. H. e sui film da lui interpretati eccetto quello “famoso” di P.T.A.( che, a dire il vero,amo poco). I migliori, a mio avviso, sono i tre citati da Lei. Altri notevoli sono: La famiglia Savage, La Spia: A Most Wanted Man e memorabile l’ultimo God’s Pocket con John Turturro e una splendida dark Lady Christina Hendricks.
    Una lezione particolare l’ho dedicata interamente al capolavoro di Sidney Lumet dove P. S.H è semplicemente grandioso, stratosferico nelle vesti del personaggio Andy Hanson: luciferino, desolato (*), claustrofobico, contorto ( e interiormente disordinato).
    In sintesi …Une saison en enfer …( e molto di più)- A Bientot NPC Magazine….

    (*)Qui si allude al poemetto di T. S . Eliot The Waste Land
    Sto scrivendo, inoltre, un saggio sulle sue più grandi interpretazioni.

    Philip Seymour Hoffman grandissimo attore negletto, dimenticato, e messo da parte dall’industria della fiction che tutto divora e seppellisce( in breve tempo)

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