Scena tratta da "Anemone" di Ronan Day-Lewis

Anemone, il ritorno al cinema di Daniel Day-Lewis

14 minuti di lettura

In quest’ultima parte dell’anno, tanti sono i film che stanno facendo discutere e parlare di sé: Una Battaglia Dopo l’Altra di Paul Thomas Anderson, Un Semplice Incidente di Jafar Panahi, Dracula di Luc Besson e il nuovo Frankenstein di Guillermo del Toro. Questi sono i film di cui abbiamo sentito parlare durante le varie rassegne che si sono avvicendate nell’ultimo periodo, come il Festival del Cinema di Venezia: film che, anche grazie a questi passaggi fesivalieri, sono riusciti ancora a catalizzare l’attenzione su di sé.

C’è un film, però, che in sala purtroppo è rimasto per poco tempo ma che, nonostante alcune scelte registiche da scuola di cinematografia e una trama non sempre semplice da comprendere, merita comunque la sua attenzione, e in questo articolo si scoprirà perché. È il caso di Anemone, debutto alla regia di Ronan Day-Lewis.

La trama di Anemone

Ronan Day-Lewis, il già citato Paul Thomas Anderson e Anemone hanno qualcosa – anzi, qualcuno – in comune: Daniel Day-Lewis. Il primo, infatti, è il figlio del celebre attore Premio Oscar; quest’ultimo ha recitato nei film Il Petroliere (2007) e Il Filo Nascosto (2017) di Paul Thomas Anderson, per l’appunto. Otto anni dopo quest’ultimo, Daniel Day-Lewis torna a recitare per il debutto del figlio: i malpensanti credono sia stato fatto a scopo promozionale e/o per favorire il figlio con un atto di nepotismo. Comunque la si veda, il ritorno dell’attore britannico sullo schermo segna una specie di piccolo evento cinematografico che merita attenzione.

Scena tratta da "Anemone" di Ronan Day-Lewis

Anemone – di cui Daniel Day-Lewis ha curato la sceneggiatura assieme al figlio, oltre a fare da produttore esecutivo assieme a Brad Pitt – si apre con un disegno di persone innocenti, soldati che sparano, spargimenti di sangue e la bandiera del Regno Unito. Anche se ambientato in tempi recenti, il contesto è strettamente legato ai Troubles, un lungo periodo (tra gli anni’60 e gli anni ’90) di conflitti violenti in Irlanda del Nord fra i protestanti unionisti e i cattolici che, invece, volevano un’Irlanda unita.

Anemone è incentrato sui fratelli Stoker: Ray (Daniel Day-Lewis), un veterano dell’esercito britannico ritiratosi in un capanno in mezzo al bosco e Jem (Sean Bean), anch’egli veterano dei conflitti nordirlandesi. Dopo anni, Jem va in cerca del fratello, in quanto il figlio di Ray, Brian (Samuel Bottomley), rischia di finire in carcere per aver aggredito uno dei suoi colleghi nell’esercito; questo attacco arriva a seguito di una crisi a causa della mancata verità sull’identità del padre, ovvero (quella riguardante) Ray, scappato a seguito di un incidente – su cui purtroppo non si possono dare troppe anticipazioni – accorso durante una delle missioni contro i terroristi dell’IRA.

Arrivato sul luogo d’incontro – chiamato da Ray in un biglietto “Anemone“, come il titolo del film – Jem fatica inizialmente a entrare in rapporto con il fratello e a parlargli soprattutto di un figlio abbandonato quando era ancora nella pancia della madre. A poco a poco, i fratelli Stoker iniziano sempre più a parlare – e a volte anche a scontrarsi – ed emerge sempre più un passato di padri ideologici e assenti, la cui mancanza incombe come una maledizione.

Anemone, perché il film di Ronan Day-Lewis si chiama così?

Per comprendere il significato di Anemone, bisogna analizzarne il titolo. Secondo la mitologia – in particolare il mito di Venere e Adone, raccontato da Ovidio –, l’anemone è un fiore il cui nome in greco significa “vento”. Questo fiore indica la fragilità e la caducità dell’amore e della bellezza e allo stesso tempo è legato al concetto di rinascita e speranza. L’anemone nel film è centrale non soltanto perché è il nome in codice della località in cui si è rifugiato Ray, ma è anche il fiore che coltiva e che ha coltivato prima di lui suo padre, una persona violenta incapace di amare i propri figli.

Scena tratta da "Anemone" di Ronan Day-Lewis

Il fatto che l’anemone sia il fiore che coltivava il padre dei fratelli Stoker è significativo, in quanto questo film è incentrato soprattutto sul legame padre-figlio. Quest’ultimo viene raffigurato come un legame pieno di contrasti e viene spesso visto come una maledizione: gli errori dei padri sono visti come qualcosa di ereditario per i figli.

Tuttavia, ci sono padri come il prete dell’infanzia dei fratelli e il padre degli Stoker, che sono legati alla violenza, e padri come Ray e Jem – quest’ultimo adottivo – che da un lato cercano di scappare per non dare in eredità ai propri figli la violenza e dall’altro, però, con la violenza vogliono fare i conti, perché farlo significa dare il via a una rinascita, il cui presupposto è fare pace con il passato.

Se restiamo sul mito di Venere e Adone, l’anemone nasce dalla violenza, ovvero dal sangue che sgorga da Adone una volta ucciso da un cinghiale. Invece, l’anemone che Ray pianta è simbolo di un’auspicata – ma comunque fragile – rinascita personale che prevede di riprendere i rapporti con un figlio mai conosciuto a cui raccontare tutta la propria storia di violenza, ereditata non soltanto da padri spirituali e biologici, ma anche da padri ideologici, come la Corona Inglese, che ha portato molti padri di famiglia verso la violenza, per difendere una pace fragile come quella fra i protestanti e i cattolici in Irlanda del Nord.

Anemone, come rappresentare una speranza fragile

A livello tecnico, è necessario dire che, se da un lato la fotografia del film è buona, il sonoro e l’inserimento di alcuni elementi risultano senza contesto (si veda il mostro di luce che Ray vedrà in mezzo a un lago). L’intento del regista è quello di far emergere un sottotesto, ma attraverso una tecnica troppo didascalica e scolastica.

Tuttavia, questi elementi assumono importanza se si considera la metafora dell’anemone. Ronan Day-Lewis infatti lavora molto con le immagini e il sonoro dando delle tonalità cupe a un paesaggio come quello nordirlandese.

Scena tratta da "Anemone" di Ronan Day-Lewis

La cupezza delle immagini e la ridondanza del sonoro risultano dissonanti e appaiano slegate nel contesto narrativo. Da un lato un padre che non riesce a fare pace con sé stesso e con la violenza che ha vissuto, dall’altro un figlio che ha vissuto senza sapere la verità sul padre biologico, di conseguenza vede il suo comportamento e la sua aggressività come una maledizione.

A rendere il tutto più forte non è soltanto la presenza e la percezione del vento, la cui violenza rende precaria la possibilità del raggiungimento di una pace interiore da parte di Ray, ma anche il silenzio. Quest’ultimo infatti è ciò che governa maggiormente i rapporti interpersonali, e si fa sempre più assordante di scena in scena, in quanto non indica soltanto quanto pesante sia il segreto che Ray si porta dietro, ma è principalmente segno di un’enorme difficoltà nel venire a patti con il proprio passato.

Anemone, l’eredità pesante del conflitto nordirlandese

La parola chiave di questo film è soprattutto “passato“. Anemone è stato sottovalutato soprattutto nel valore simbolico che ha: è un film infatti che cerca di confrontarsi con l’eredità pesante dei Troubles nordirlandesi, un evento storico che tutt’oggi non è del tutto superato, al punto che con la Brexit nel lontano 2016 c’è stato il rischio, con il possibile mancato raggiungimento di un accordo per l’Irlanda del Nord, di riaccendere certi violenti conflitti avvenuti nell’isola di smeraldo alla fine del ventesimo secolo.

Scena tratta da "Anemone" di Ronan Day-Lewis

Introdotti all’inizio del film con un disegno realizzato da un bambino, i Troubles incombono sulla storia degli Stoker dall’inizio alla fine, creando divisioni fra un fratello che non crede più in nessun dio – Ray – e un altro che resta ancora devoto alla religione nonostante tutto, ma anche divisioni all’interno di una famiglia che difficilmente riesce a comporsi, con un padre – sempre Ray – incapace di assolvere il proprio ruolo per paura, una volta raccontata la propria verità, e propenso a dare in eredità la stessa violenza e incapacità di amare al proprio figlio, che proprio a causa dell’assenza di un padre si sente abbandonato, incline alla violenza e incapace a sua volta di amore.

Tuttavia, sebbene il conflitto nordirlandese sia destinato a restare l’humus che alimenta i protagonisti, una possibilità c’è: quella di affrontare la paura attraverso il dialogo e l’incontro. L’incontro fra Jem e Ray è necessario affinché quest’ultimo ritorni sul proprio passato per comprendere che gli errori commessi non sono dovuti a un’inclinazione alla violenza, bensì a una mancanza di scelta e a un’insensatezza che ogni conflitto porta con sé.

Non è un caso che a interpretare tale padre sia Daniel Day-Lewis, un padre che dopo otto anni dall’ultima volta torna a recitare, per intessere con il figlio regista un dialogo ideale per affrontare la paura di tornare sulla scena e rinascere grazie a quest’ultimo. Ray è proprio quel tipo di padre: un genitore che ha paura di cedere alle pressioni del passato, ma che comincia a capire che dialogare con il proprio figlio e convincerlo che c’è un’alternativa alla violenza sia l’unico modo per rimediare ai propri errori, superare le proprie paure e dunque rinascere a vita nuova.

Anemone, rinascere dal vento della violenza del passato

Nonostante qualche difetto a livello tecnico, una certa difficoltà a comprendere la storia per i tanti silenzi presenti sulla scena e una certa complessa simbologia adottata da Ronan Day-Lewis, Anemone è un film che vale la pena essere visto.

Bisogna guardare questo film abbandonando ogni pregiudizio sui nepo baby per gustarsi non soltanto il grande ritorno sullo schermo di un attore che interpretando Daniel Plainview, Abraham Lincoln e William Cutting ci ha regalato prestazioni che hanno fatto la storia del cinema e che anche qui continua ancora a emozionare e stupire, ma anche una storia struggente che va oltre il conflitto nordirlandese per raccontare il complesso legame padre-figlio e la possibilità fragile, ma pur sempre presente, di una rinascita dalla violenta tempesta del passato.


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