Toni Servillo e Lorenzo Perrotta in una scena del film Scherzetto

Venezia 83 – Scherzetto, Martone e Servillo mettono in scena Starnone

/
7 minuti di lettura

Mario Martone porta a Venezia, Fuori Concorso, Scherzetto, l’adattamento cinematografico dell’omonimo libro di Domenico Starnone. E ritrova come protagonista Toni Servillo, che interpreta un noto illustratore, vedovo, settantenne e in crisi di ispirazione, che torna a Napoli per badare per qualche giorno al nipotino di cinque anni, Mario, con cui instaurerà un rapporto denso di sorprese.

Scherzetto sarà distribuito prossimamente nelle sale italiane da 01 Distribution.

Napoli, di ieri e di oggi, è protagonista di Scherzetto

Fin dalle prime inquadrature, che indugiano sul quartiere e poi sul complesso di condomini che si affacciano sui binari della stazione di Napoli, l’appartamento di famiglia di Daniele Mallarico (Toni Servillo) è uno dei principali protagonisti di Scherzetto. Quattro mura tra le quali il giovane illustratore era cresciuto negli anni Sessanta, perseguitato dai compagni di scuola e osteggiato nelle sue aspirazioni da artista dal padre, e dove la figlia (Serena Rossi), accademica di matematica, ha deciso di rimanere, con il marito e il piccolo Mario (il giovanissimo Lorenzo Perrotta).

Toni Servillo e Lorenzo Perrotta in una scena del film Scherzetto

Per trovare questo sfondo di Scherzetto, di fronte a cui si svolge tutto il dramma e la commedia dell’incontro tra nonno e nipote, fatta eccezione per la fugace apparizione di un bar delle strade di Napoli sospeso fuori dal tempo, Mario Martone è fisicamente andato a caccia di un palazzo che corrispondesse al romanzo di Starnone.

«Ho cominciato a esplorare la Napoli del Lavinaio» – ha raccontato il regista in un’intervista a Daily Venezia News – «stupendo e complesso quartiere a ridosso della Stazione Centrale in cui la bellezza è spesso l’altro lato della miseria, della rabbia, del crimine. Lì sono riuscito a trovare un enorme palazzo sorto nel dopoguerra, un esempio di brutalismo napoletano, dove si scorgeva un piccolo balcone aperto sul baratro del caos di una Napoli infera. Era il balcone di Scherzetto».

Servillo dà spessore teatrale ai tormenti del protagonista

Il rapporto con questa Napoli è parte dell’agitata riflessione interiore che attraversa l’anziano illustratore interpretato da Servillo, che ha scelto di vivere a Milano ed è costretto a tornare nella dimensione della sua città e della casa della sua infanzia, proprio quando si trova a fare i conti con una crisi della sua ispirazione e, soprattutto, nel riconoscimento da parte di editori che lo cercano per ciò che è stato ma gli chiedono di adeguare il suo disegno alle loro aspettative.

Mario Martone e Lorenzo Perrotta durante il photocall di Scherzetto a Venezia 83 (ph. Aleksander Kalka - Courtesy Archivio Storico La Biennale di Venezia)
Mario Martone e Lorenzo Perrotta durante il photocall di Scherzetto a Venezia 83
(ph. Aleksander Kalka – Courtesy Archivio Storico La Biennale di Venezia)

A partire da qui, la fortuna di Scherzetto sta nella solida resa teatrale di Servillo, che attraversa le stanze dell’appartamento come se calcasse il palcoscenico di un teatro, dando voce ed espressività al tormento di un uomo che, giunto a vedere l’ultimo miglio della sua vita, si interroga, come il protagonista del romanzo che deve illustrare, sulle vite possibili che ha scelto di non vivere. Su quali siano le scelte che lo hanno portato a essere chi è oggi, e su quale persona conoscerebbe se avesse modo di incontrare un suo altro io risultante da decisioni differenti, a partire dal rapporto con la sua città, con il suo lavoro, con la sua famiglia.

E, dall’altra parte, nella prova del giovanissimo Mario, che fa da contraltare al nonno, emerge un continuo passaggio tra gioco e realtà, tra scherzetto e tragedia. In una distanza tra i due che il personaggio di Servillo porta all’estremo, nel gioco ironico della sua mente, dicendosi che il nipote ha «cromosomi che non lo capiscono», anzi, «che gli sono ostili».

Scherzetto è un incontro che oscilla tra comicità e dramma

Eppure, nonostante questa distanza, la convivenza obbligata, i dubbi esistenziali dell’uno e la curiosità dell’altro, saranno la chiave di un legame che affascina il piccolo Mario, che sembra già sapere tutto ma trova nel nonno un oggetto misterioso rispetto alla sua quotidianità familiare (attraversata da tensioni e litigi), e che porterà invece Mallarico a superare la propria abitudine, accettando la dimensione del gioco, e a mettersi radicalmente in discussione, fino al punto di trovare in un disegno del nipote l’epifania dell’insoddisfazione per i propri lavori più recenti.

Toni Servillo e Lorenzo Perrotta in una scena del film Scherzetto

Questo scambio e questa battaglia, tra il serio e il faceto, attraversano Scherzetto mettendo in fila tutti gli elementi del film: i fantasmi della giovinezza che popolano l’appartamento, presenti e tangibili, il vuoto che si apre al di sotto del balconcino a precipizio sulla ferrovia, la famiglia del piano inferiore con un figlio che non potrebbe permettersi i giocattoli che Mario gli cala di nascosto, e che fa da specchio a quella realtà da cui Mallarico ha scelto di andarsene ma che ritrova, nei ricordi e nel presente della sua casa e del suo quartiere. Dalla dimensione del gioco che potrebbe abbattere tutte le angosce autocentrate, fino alla paura catartica di «morire su questo cazzo di balconcino».

Perché Scherzetto, ha detto Martone, «è stata un’immersione in un campo incognito, quello dominato dalla presenza di un bambino di cinque anni che ogni giorno avrebbe potuto dirci: “Basta, mi sono stufato” (è anche successo!). Bene, alla fine l’abbiamo fatto, ora tutto sembra così leggero. Sembra».


Seguici su InstagramFacebook e Telegram per sapere sempre cosa guardare!

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club

Classe 1992, toscano, giornalista pubblicista. Studi di economia a Bologna, lavoro nel mondo del terzo settore. Appassionato di storie, di come nascono e di quello che diventano, di cosa raccontano e di come possono essere rappresentate, montate e interpretate.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.