Una scena de La fiamma del peccato di Billy Wilder

La fiamma del peccato, 80 anni di un capolavoro noir

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12 minuti di lettura

80 anni fa usciva nelle sale La fiamma del peccato (Double Indemnity) di Billy Wilder, autore di capolavori come A qualcuno piace caldo e L’appartamento, ispirato al romanzo di James M. Cain, il film con protagonisti Fred MacMurray e Barbara Stanwyck è considerato uno degli apici del genere noir statunitense.

Sesso, denaro, brama di potere e l’eterno conflitto tra bene e male che si sgretola nella grande zona grigia dell’uomo postmoderno, il tutto raccontato attraverso le figure archetipiche riciclate dalla narrativa hard-boiled: gli elementi di base ci sono tutti per rendere La fiamma del peccato un racconto paradigmatico che sarà d’esempio per tutto il cinema contemporaneo occidentale.

La fiamma del peccato e la febbre del noir

Una scena de La fiamma del peccato di Billy Wilder

La fiamma del peccato si apre sul precipizio, sull’orlo della fine: sia dell’intreccio criminoso, di cui conosciamo fin da subito i colpevoli, sia della vita dello stesso Walter Neff, protagonista e narratore che attraverso la sua confessione ci rende partecipi di una storia di attrazione, cupidigia e malvagità. Neff, agente assicuratore, si innamora di Phyllis Dietrichson e insieme a lei ordirà un piano per uccidere il marito e fare in modo di intascare la cospicua somma della doppia indennità, una clausola che in caso di morte in circostanze particolari raddoppia il capitale liquidato.

Il destinatario della confessione è Barton Keyes, collega e mentore di Neff: Keyes è l’ispettore dell’agenzia e conduce il suo lavoro con grande solerzia e spirito di giustizia. La sua morale integerrima e priva di ombre fa da contraltare al personaggio di Neff, che ancor prima di confessare il delitto compiuto si trova a svelare il desiderio che lo ha mosso.

«L’ho ucciso io: l’ho ucciso per denaro, e per una donna. E non ho preso il denaro, e non ho preso la donna. Bell’affare»: questa è la frase passata alla storia con cui ha inizio la rievocazione di Neff, il lungo flashback che costituisce l’ossatura de La fiamma del peccato.

La struttura rigorosa de La Fiamma del peccato segue parallelamente il dipanarsi di un piano calcolato con minuzia ed eseguito con perizia: Neff si renderà subito conto della pericolosità di Phyllis ma nonostante ciò deciderà non solo di assecondare il desiderio omicida della donna ma di diventare la mente principale dietro la realizzazione del delitto perfetto.

La fiamma del peccato è una storia fatta di ombre che intersecandosi tracciano le geometrie del bene e del male, fatte di desideri inespressi che vengono prontamente disinnescati da incroci di vite imprevisti e fatali.

Ma questa precisione narrativa con il quale viene rappresentata l’ideazione e il compimento di un delitto organizzato con altrettanta perizia chirurgica è animata da qualcosa di più torbido e inafferrabile: un sentimento di fatalità che impregna le atmosfere e gli orizzonti in cui si muovono i personaggi e che emerge dagli interstizi della narrazione contaminando i rari momenti di quiete tra un’azione e l’altra. Come quando Neff, dopo aver compiuto il delitto e averla fatta franca, nonostante tutto sia andato secondo i piani percepisce dentro di sè la consapevolezza che andrà tutto storto.

La consapevolezza acuta dell’impossibilità di deviare da un percorso di abiezione e di nefandezze e di scampare all’abisso è il vero motore narrativo de La fiamma del peccato: è proprio ciò che sfugge agli schemi razionali, i punti ciechi, le incongruenze più impercettibili ad animare la vicenda al centro del film di Wilder, rendendola un racconto complesso degli istinti contraddittori che si articolano nella lotta dicotomica tra bene e male.

Una pulsione irrazionale e seducente che si riversa sugli scenari cupi e fantasmagorici di una Los Angeles crepuscolare fatta di luci artificiali, di ombre sagomate e di interni asettici: le atmosfere del noir sono tutte condensate negli scenari urbani di La fiamma del peccato, dove il male si insidia dappertutto, dagli uffici dell’assicurazione ai vagoni del treno, fino agli scaffali dei supermercati, dove tra file di prodotti tutti uguali la coppia di amanti assassini pianifica la morte.

La femme fatale come motore narrativo in La fiamma del peccato

Una scena de La fiamma del peccato di Billy Wilder.

Ma questo fato indomabile e indecifrabile, che opera secondo leggi non comprensibili agli uomini trova la sua espressione e il suo contrario nella figura più affascinante de La fiamma del peccato: la Phyliss di Barbara Stanwyck, prototipo per eccellenza di quella figura femminile che popolerà gran parte dei film noir, la femme fatale.

Una donna misteriosa e seduttiva, che vive fuori dagli schemi e si contrappone, in modo anche un po’ manicheo, all’archetipo dell’angelo del focolare: la femme fatale è rappresentata come una donna che utilizza il suo fascino per i propri scopi nefasti, pronta a sfruttare il suo ascendente sugli uomini per manipolarli e raggiungere i propri obiettivi, spesso di natura materiale ed economica.

Molta critica ha sottolineato gli aspetti che rendono la femme fatale il prodotto culturale di una mentalità sessista, un aggiornamento della figura della donna tentatrice che conduce l’uomo sulla cattiva strada che ha avuto così tanta fortuna da Eva in avanti: ma la femme fatale spesso è anche un personaggio complesso che offre il ritratto di una femminilità sfaccettata, caratterizzata da pulsioni contraddittorie e da una sessualità ingovernabile.

Il fascino che la femme fatale può esercitare su un pubblico femminile è spiegato con eloquenza da Angelica Jade Bastièn per Criterion, che in riferimento proprio a La fiamma del peccato evidenzia la fascinazione e le criticità della figura della femme fatale, archetipo moderno in cui si intersecano le tensioni nascoste di una società gerarchizzata per genere, razza e classe:

È la ragazza di serie B, con le calze smagliate e le labbra rosso ciliegia. È la donna che si è fatta strada con l’inganno verso la libertà, il denaro e il tipo di potere che spesso è fuori dalla portata delle donne della classe operaia. È una serial killer ricca e altezzosa. È una giovane donna desiderosa che usa le sue astuzie giusto per sentire qualcosa, qualsiasi cosa. È una star che sta invecchiando ma il cui potere non si è affievolito nonostante l’interesse di Hollywood verso di lei invece lo abbia fatto. È Ecate con tutto il suo dinamismo e la sua abilità. È Lilith che si rifiuta di giacere sotto Adamo. È chiunque incrociate per strada, in ufficio, in una tavola calda angusta o in un nightclub sudato, nei grattacieli di città immaginarie come Gotham, dove un gatto nero si stende ai suoi piedi.

Angelica Jade Bastièn, The Black Heart of Double Indemnity

La Phyllis di Stanwyck in La fiamma del peccato è un esempio da manuale: dark lady per eccellenza, Phyllis è seducente, brillante, fredda e calcolatrice. Non si mostra mai affranta né pentita, al contrario è sempre decisa ad andare «fino in fondo» come ribadirà più volte a Neff quando quest’ultimo mostrerà segni di cedimento. Non è mossa dall’amore né dalla passione: il sesso è solo un’arma da sfruttare per raggiungere i propri obiettivi, per avere più denaro e migliorare il proprio status.

Di Phyllis non conosciamo mai il vero volto, ma ci troviamo sempre ad interagire con una maschera che nasconde il vuoto della sua amoralità: Stanwyck, in La fiamma del peccato, nei panni di questa donna letale si ritrova a mettere in piedi una pluralità di performance che danno forma al personaggio di Phyllis, una figura che interagisce col mondo solo performando.

Una scena de La fiamma del peccato di Billy Wilder

Phyllis è teatrale ed espressiva quando deve fingere di provare dei sentimenti, quando recita la parte della moglie infelice e dell’amante innamorata, della donna indifesa e della vedova innocente: quando è sè stessa è glaciale e impassibile, gioca di sottrazione nell’enunciazione e nei gesti, in uno stato di dissociazione profonda di un’umanità ai minimi termini.

La sua meticolosità nel togliere di mezzo qualunque ostacolo ai suoi obiettivi tuttavia si scontra con le stesse pulsioni profonde che muovono le sue azioni, impulsi sotterranei destinati a prendere il sopravvento sfuggendo al controllo maniacale della femme fatale. Così quella pulsione mortifera, quell’attrazione irrefrenabile verso la morte che animano Phyllis sono destinati a fagocitarla: la femme fatale non può sfuggire al meccanismo che ha innescato, né può ambire a una redenzione che la conduca al lieto fine.

La dark lady dev’essere punita, sanzionata, addomesticata insieme ai suoi complici: il finale non può che essere drammatico, ed è ciò che succede in La fiamma del peccato. E allora si ritorna a Neff nell’ufficio di Keyes con il dittafono in mano, sempre più sudato, sempre più debole a causa della ferita aperta sul braccio: ad aspettarlo c’è la morte, ma almeno le potrà andare incontro dopo essersi purificato attraverso la catarsi della confessione. A lui va l’onore di essere il narratore della sua tragica storia, a lui il privilegio di tirare le fila della storia.


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Classe 1999, una delle tante fuorisede in terra sabauda. Riguardo periodicamente "Matrimonio all'italiana" e il mio cuore è diviso tra Godard e Varda. Studio al CAM e scrivo frammenti sparsi in giro per il mondo.

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